Ted Cruz a Oxon Hill, in Maryland (SAUL LOEB/AFP/Getty Images)

Ted Cruz e Bernie Sanders tengono botta

Questa notte i due principali avversari di Trump e Clinton hanno vinto le primarie in due stati ciascuno, è andata male invece a Marco Rubio

Ted Cruz a Oxon Hill, in Maryland (SAUL LOEB/AFP/Getty Images)

Nella notte fra sabato 5 e domenica 6 marzo si è tenuto un altro giro di primarie Democratiche e Repubblicane per la presidenza degli Stati Uniti. Sia i Repubblicani che i Democratici hanno votato tramite caucus in Kansas e tramite primarie in Louisiana (la differenza tra caucus e primarie è spiegata qui). I soli Democratici hanno votato con i caucus in Nebraska, mentre i soli Repubblicani hanno votato in Maine e Kentucky, sempre tramite caucus. È stata una buona serata per Bernie Sanders e Ted Cruz, i principali avversari dei due candidati favoriti, Hillary Clinton per i Democratici e Donald Trump per i Repubblicani: Sanders, il 74enne senatore “socialista” del Vermont, ha vinto in Kansas e Nebraska, mentre Cruz, 45enne senatore molto di destra del Texas, ha battuto Trump in Kansas e in Maine.

Le vittorie di Sanders e Cruz vanno comunque lette nel contesto generale: Clinton ha battuto nettamente Sanders in Louisiana, uno stato molto più popolato del Kansas e del Nebraska, e ha ottenuto quasi lo stesso numero di delegati di Sanders (i delegati sono assegnati su base statale e per vincere la nomination serve ottenerne la maggioranza: per i Democratici è di 2.383). Cruz ha invece battuto Trump in due stati molto piccoli e poco influenti. A differenza di molti stati in cui si è votato finora, inoltre, a questo giro di primarie Repubblicane potevano votare solamente gli iscritti registrati al partito: cosa che ha giocato contro Trump, che attira molti voti di persone che di solito non vanno a votare o non sono affiliate a nessun partito. La vittoria di Cruz, comunque, ha spostato qualcosa in più rispetto a quella di Sanders.

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Democratici
Il Washington Post ha scritto che è diventato molto facile predire il risultato delle primarie Democratiche: se in un certo stato la popolazione dei neri è superiore al 10 per cento, vincerà Clinton. Se è più bassa del 2,5, vincerà Sanders. In Louisiana, dove circa un terzo della popolazione è afroamericana, Clinton ha stravinto con un margine di quasi 50 punti. In generale, come ha già scritto il New York Times qualche giorno fa, «nel Partito Democratico non si può fare nessuna rivoluzione politica senza il sostegno degli elettori neri»: per restare davvero in gara, Sanders ha bisogno di vincere in stati dalla fisionomia diversa da Vermont e Minnesota, molto bianchi e con una tradizione di sinistra. demUna delle ultime occasioni per riuscirci sarà il 15 marzo, quando si voterà in stati molto popolati e con una rilevante fetta della popolazione di origine afroamericana, cioè Illinois, Missouri, Florida, North Carolina e Ohio. Nella notte fra domenica 6 e lunedì 7 marzo si terrà inoltre un nuovo dibattito fra Sanders e Clinton a Flint, una piccola città del Michigan di 100mila abitanti – quasi due terzi dei quali sono afroamericani – che di recente è finita su tutte le prime pagine dei giornali per una brutta vicenda di inquinamento delle falde acquifere locali, che ha interessato fra gli altri circa ottomila bambini e che per lungo tempo è stata ignorata dalle autorità locali.

Repubblicani
Molti giornali americani hanno dedicato la notizia di apertura dei loro siti e quotidiani cartacei alle due vittorie di Ted Cruz in Kansas e Maine, arrivate un po’ a sorpresa, e parallelamente ai cattivi risultati del candidato “moderato” più votato finora, il senatore della Florida Marco Rubio. Il New York Times ha persino definito “decisive” le vittorie di Cruz. Su Vox, Matt Yglesias ha spiegato perché le due vittorie di Cruz, per quanto piccole, abbiano spostato qualcosa nella percezione degli analisti:

Il punto è che gli (scarsi) sondaggi effettuati suggerivano che Trump avrebbe vinto in Kansas, e la demografia indicava che lo stesso sarebbe avvenuto in Maine. Il fatto che abbia vinto Cruz ci dice qualcos’altro. Il solo fatto che Cruz abbia vinto in uno stato dove nel 2008 vinse agilmente il candidato cristiano conservatore Huckabee e in uno stato dove nel 2012 vinse il libertario Ron Paul, è notevole. Prima che Trump entrasse in gara, a grandi linee era proprio questo il piano di Cruz: dominare sia il campo degli evangelici sia quello dei libertari, e quindi trasformare in vittorioso il generale sentimento anti-establishment.

Trump ha sminuito i successi di Cruz con una battuta: «in Maine doveva andare bene, dato che si trova vicino al Canada», un riferimento al fatto che Cruz è nato in Canada, cosa che secondo Trump dovrebbe impedirgli di candidarsi a presidente. Cruz ha detto di aver vinto e in qualche modo la sua candidatura sembra sempre più solida ogni giorno che passa. Le prossime settimane saranno invece decisive per le candidature di Marco Rubio e John Kasich. Entrambi non si ritireranno prima del 15 marzo, giorno in cui si voterà nei due stati in cui sono più forti – rispettivamente Florida e Ohio. Secondo Politico potrebbe però essere troppo tardi: «a questo punto, Rubio e Kasich non hanno un percorso chiaro verso la nomination, al di fuori di una convention Repubblicana in cui nessun candidato abbia raggiunto la maggioranza di delegati».

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