Gino Pollicardo e Filippo Calcagno accolti dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni all'aeroporto di Ciampino (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)
  • Italia
  • domenica 6 marzo 2016

Calcagno e Pollicardo sono tornati in Italia

I due italiani rapiti in Libia lo scorso luglio sono arrivati all'aeroporto di Ciampino alle 5 di domenica mattina, nelle prossime ore saranno sentiti da un pubblico ministero

Gino Pollicardo e Filippo Calcagno accolti dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni all'aeroporto di Ciampino (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Filippo Calcagno e Gino Pollicardo, i due cittadini italiani liberati venerdì dopo essere rimasti in ostaggio per molti mesi in Libia, sono tornati in Italia. Calcagno e Pollicardo sono atterrati all’aeroporto romano di Ciampino verso le 5 di domenica mattina, dove hanno trovato i famigliari e il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni: erano stati consegnati ieri a due funzionari italiani che erano arrivati in Libia per trattare con il Consiglio militare di Sabrata, un gruppo di milizie che aveva in custodia i due italiani dopo la loro liberazione, e con il governo di Tripoli, capitale della Libia e sede di uno dei due governi che controllano un pezzo di territorio nazionale.

Calcagno e Pollicardo erano stati rapiti insieme a Salvatore Failla e Fausto Piano lo scorso luglio a Mellitah, nel nord della Libia, nella zona dove parte il gasdotto Greenstream che porta il petrolio a Gela, in Sicilia, e dove si trova l’impianto della Mellitah Oil and Gas, una società controllata di ENI e NOC (National Oil Corporation, l’azienda nazionale libica). Non è ben chiaro chi fossero i rapitori, ma sembra che per diverso tempo i quattro siano rimasti in ostaggio di alcuni uomini dello Stato Islamico in Libia. Failla e Piano sono stati uccisi mercoledì a Sabrata, probabilmente durante una sparatoria tra miliziani locali e Stato Islamico. I corpi dei di Failla e Piano non sono stati ancora trasferiti in Italia: sono rimasti a Sabrata per permettere alle autorità locali di completare alcune procedure burocratiche.

Da venerdì mattina c’era molta incertezza sulla sorte di Calcagno e Pollicardo: nonostante fossero stati liberati – o fossero riusciti a scappare, non è ancora chiaro cosa sia successo – i due italiani erano finiti sotto la tutela del Consiglio militare di Sabrata, un gruppo di milizie locali che mantiene dei rapporti piuttosto ambigui con il governo di Tripoli: diversi giornali scrivono che l’autorizzazione per il rimpatrio dei due italiani è arrivata solo dopo che il governo di Tripoli e il Consiglio militare di Sabrata hanno appianato le loro divergenze. Il governo italiano aveva mandato due suoi funzionari a “trattare” il trasferimento in Italia di Calcagno e Pollicardo, segno che la situazione era piuttosto tesa e incerta. La stessa Sabrata è una città in cui è difficile capire chi sta con chi: fino a tre settimane fa la posizione delle milizie locali e delle famiglie più potenti di Sabrata era piuttosto ambigua nei confronti dello Stato Islamico in Libia.

Calcagno e Pollicardo, scrive Repubblica, saranno sentiti nelle prossime ore dal pubblico ministero Sergio Colaiocco per chiarire le molte cose che sono ancora confuse (l’identità dei rapitori e le modalità della loro liberazione, per esempio).

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