Un'opera di Banksy, fotografata nel 2014 nel Gloucestershire, in Inghilterra (Matt Cardy/Getty Images)

No, non hanno ancora scoperto chi è Banksy

Uno studio basato sul "geographic profiling" ha rafforzato un'ipotesi che circola dal 2008, ma non c'è nulla di definitivo e certo

Un'opera di Banksy, fotografata nel 2014 nel Gloucestershire, in Inghilterra (Matt Cardy/Getty Images)

Leggendo alcuni quotidiani italiani di oggi e alcuni articoli online pubblicati ieri su diversi siti di news, si ha l’idea che sia stato scoperta la vera identità di Banksy, l’artista di cui si è di recente parlato per i suoi murales nel campo profughi di Calais, in Francia, e prima ancora per Dismaland. Repubblica ha scritto in prima pagina che è stato “smascherato il volto di Banksy” e un suo articolo online è titolato “La scienza svela l’identità di Banksy“. Un articolo di ANSA online da questa mattina è intitolato “Risolto l’enigma Banksy, ecco chi è il writer più famoso del mondo“. La scienza a cui fa riferimento Repubblica è quella di uno studio fatto dai ricercatori della Queen Mary, un’università pubblica di Londra, che è stato pubblicato sul Journal of Spacial Science. 

I giornali e i siti italiani scrivono che il vero nome di Banksy è Robin Gunningham, un uomo nato a Bristol, in Inghilterra, nel 1973. Il nome di Gunningham associato a quello di Banksy circola in realtà già da molti danni: è saltato fuori per la prima volta nel 2008, quando un’inchiesta del Daily Mail – un poco affidabile tabloid inglese – sostenne di aver “smascherato” Banksy. Lo studio pubblicato sul Journal of Spacial Science non ha portato prove schiaccianti sull’ipotesi che Banksy sia Gunningham.

Il titolo dello studio è “Tagging Banksy: using geographic profiling to investigate a modern art mystery“. Lo studio è stato fatto sfruttando il “geographic profiling”, una tecnica di solito usata in criminologia. I ricercatori hanno localizzato su una mappa 140 opere di street art (o graffiti, volendo) che Banksy ha realizzato negli ultimi anni a Londra e a Bristol. Poi hanno incrociato i risultati con i luoghi di riferimento – case, scuole, eccetera – legati alle vite di alcune persone che negli anni sono state sospettate di essere Banksy. La tecnica del “geographic profiling” in ambito criminale è usata in maniera simile: si prendono i luoghi in cui sono avvenuti furti o delitti e si guarda in che modo questi luoghi siano legati ai posti in cui vivono o passano il tempo i principali sospettati di quei crimini.

Lo studio pubblicato sul Journal of Spacial Science sostiene l’ipotesi che Banksy sia Gunningham, ma specifica che non si tratta di risultati definitivi. Steve Le Comber, uno dei ricercatori, ha detto a BBC«Sarei sorpreso se non fosse lui [Gunningham] anche a prescindere dalle nostre analisi, ma è interessante che le nostre analisi offrano ulteriore appoggio [alle teorie su Gunningham]». Dello studio “Tagging Banksy: using geographic profiling to investigate a modern art mystery” si era già parlato il 3 marzo, quando BBC ha scritto che gli avvocati di Banksy si erano messi in contatto con l’università Queen Mary per protestare contro la formulazione di alcuni comunicati stampa con cui veniva anticipata la pubblicazione dello studio.

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