(Fox Photos/Getty Images)

Il primo volo dell’Hindenburg, 80 anni fa

Il dirigibile più famoso della storia volò per la prima volta il 4 marzo del 1936, era gigantesco, ma è soprattutto ricordato per la terribile fine che fece 14 mesi dopo

(Fox Photos/Getty Images)

Il 4 marzo del 1936, 80 anni fa oggi, il dirigibile LZ 129 Hindenburg fece il suo volo inaugurale da Friedrichshafen, città sulla sponda settentrionale del lago di Costanza in Germania. Nell’immaginario collettivo, l’Hindenburg fu “il” dirigibile, ma non è tanto ricordato per i suoi viaggi, quanto per la sua fine disastrosa avvenuta appena 14 mesi dopo l’inaugurazione, quando esplose in una gigantesca palla di fuoco a Lakehurst, nel New Jersey (Stati Uniti), al termine della sua traversata dell’oceano Atlantico. La storia dell’Hindenburg ha ispirato film, racconti di vario tipo e la sua fine è rappresentata sulla copertina di Led Zeppelin, il disco di esordio del gruppo britannico Led Zeppelin pubblicato nel 1969.

I dirigibili zeppelin
Lo sviluppo dei dirigibili rigidi di tipo zeppelin era iniziato nei primi anni del Novecento in Germania basandosi sulle idee del conte Ferdinand von Zeppelin, che aveva immaginato un sistema di trasporto che consentisse di superare lunghe distanze andando oltre i limiti di autonomia dei primi aeroplani. Nel 1908 i suoi progetti si concretizzarono con la fondazione della Luftschiffbau Zeppelin GmbH, che nei decenni successivi si occupò della costruzione di 119 dirigibili di varie dimensioni, utilizzati soprattutto a scopi bellici per i bombardamenti durante la Prima guerra mondiale, fino alla sua chiusura nel 1938 su pressioni del regime nazista dopo l’incidente dell’Hindenburg.

In circa 30 anni, forma e struttura degli zeppelin non cambiò mai più di tanto. La base di partenza era un grande scheletro di alluminio, che veniva rivestito esternamente con della tela trattata per renderla più resistente e impermeabile. All’interno c’erano palloni (sacche) contenenti un gas più leggero dell’aria, di solito l’idrogeno, che permettevano al dirigibile di alzarsi dal suolo e volare. I motori a scoppio con le eliche per farlo muovere erano collocati all’esterno così come la cabina (gondola) di comando, che conteneva il timone e gli altri strumenti per governare il volo. I passeggeri erano solitamente ospitati in una sezione a parte della gondola di comando, oppure direttamente all’interno dell’involucro, nella sua parte inferiore.

Com’era fatto l’Hindenburg
La costruzione dell’Hindenburg richiese quasi cinque anni di lavoro. Era lungo 245 metri, tre volte la lunghezza di un Boeing 747, e aveva un diametro massimo di 41 metri. Il volume complessivo superava 200mila metri cubi, mentre i motori erano quattro, ognuno con una potenza di 1.200 cavalli. Il dirigibile era stato progettato per raggiungere una velocità massima di 135 chilometri orari. I piani iniziali prevedevano di utilizzare come gas l’elio, più sicuro perché non infiammabile, e leggero a sufficienza da sollevare l’enorme struttura rigida, i motori e tutto il resto. Le leggi degli Stati Uniti impedivano però di importare nel paese elio e di conseguenza i progettisti furono costretti a rivedere i loro piani, scegliendo l’idrogeno, benché fosse altamente infiammabile.

L’utilizzo dell’idrogeno portò comunque ad alcuni vantaggi: la spinta data dal gas era maggiore, quindi ne serviva meno, e lo spazio poteva essere recuperato per realizzare più cabine per i passeggeri. Gli interni furono progettati da Fritz August Breuhaus, famoso e apprezzato designer e architetto tedesco, che lavorò ai due ponti pensati per l’Hindenburg. Il ponte superiore, A, aveva due grandi ambienti per i passeggeri: una stanza da pranzo e un’area di svago; intorno c’erano alcune cabine. Nel ponte inferiore, B, c’erano i bagni, una mensa per l’equipaggio, e una stanza fumatori, in sovrapressione in modo che non potesse entrarvi dell’idrogeno in caso di perdite, con conseguenze disastrose.

I primi voli
Durante il viaggio inaugurale dell’Hindenburg il 4 marzo di 80 anni fa andò tutto liscio: a bordo tra equipaggio e passeggeri c’erano 87 persone, compreso Hugo Eckner, il presidente dell’azienda Zeppelin, che aveva personalmente scelto il nome in onore di Paul Ludwig Hans Anton von Beneckendorff und von Hindenburg, presidente del Reich dal 1925 al 1934 quando gli successe Adolf Hitler. La gestione dei viaggi fu assunta dalla Deutsche Zeppelin Reederei GmbH, fondata dal gerarca nazista Hermann Göring nel 1935 per consentire al regime di avere un controllo diretto delle attività legate ai trasporti con dirigibili.

Terminati altri voli di prova, che richiesero circa tre settimane di lavoro, alla fine di marzo del 1936 l’Hindenburg compì un viaggio di quasi 6.600 chilometri attraverso le città principali della Germania, più che altro a scopo di propaganda per dimostrare le capacità tecnologiche e i progressi che il regime attribuì alla propria attività e per condizionare l’esito di un plebiscito sulla remilitarizzazione della Renania, la regione che confina con Francia, Belgio e Lussemburgo che era stata demilitarizzata nel 1919 in seguito alla sconfitta della Germania nella Prima guerra mondiale. Eckner aveva protestato contro l’uso politico dei suoi dirigibili, cosa che lo rese molto inviso al regime nazista. Nei mesi seguenti, l’Hindenburg entrò regolarmente in servizio eseguendo voli transoceanici verso gli Stati Uniti e il Sudamerica, con Francoforte come aeroporto di partenza.

Hindenburg

Nel complesso l’Hindenburg realizzò 17 viaggi sull’Atlantico nel suo primo e unico anno di servizio: 10 verso gli Stati Uniti e 7 verso il Brasile. Il viaggio verso gli Stati Uniti durava mediamente 3 – 4 giorni a seconda dei venti. Si dice che in volo il dirigibile fosse molto stabile, tanto da potere lasciare una matita sul bordo di un tavolino delle cabine senza che questa cadesse. Un biglietto di sola andata per la traversata costava circa 400 dollari, l’equivalente di 6.800 dollari dei giorni nostri. Il viaggio era molto costoso e se lo potevano permette in pochi, di solito industriali, personaggi politici di spicco e personaggi famosi dello spettacolo e dello sport.

Nei mesi seguenti al suo viaggio inaugurale, il regime nazista utilizzò più volte l’Hindenburg per farsi propaganda. Il primo agosto del 1936, per esempio, il dirigibile fu fatto passare a bassa quota sopra lo Stadio Olimpico di Berlino in occasione della cerimonia di apertura delle Olimpiadi: attaccata alla gondola di comando, c’era un’enorme bandiera olimpica.

Il disastro dell’Hindenburg
Il 3 maggio del 1937, l’Hindenburg partì da Francoforte per compiere un nuovo viaggio verso Lakehurst negli Stati Uniti. Il volo durò circa tre giorni, era il primo della nuova stagione, e il suo arrivo fu ritardato di diverse ore a causa di una tempesta sopra parte del New Jersey. Intorno alle 19:00 lo zeppelin ricevette l’autorizzazione per effettuare l’atterraggio: 21 minuti dopo il personale di terra raccolse un paio di cime lanciate dal dirigibile per proseguire nelle attività di ancoraggio, necessarie per fare scendere ulteriormente l’Hindenburg dai 200 metri cui si trovava. A causa di un malfunzionamento non ancora chiarito del tutto, la coda del dirigibile andò a fuoco in pochi istanti, con l’idrogeno che creò una grande palla di fuoco. La stoffa dell’involucro bruciò rapidamente e in meno di un minuto l’intera struttura metallica precipitò al suolo. Nell’incidente morirono 13 passeggeri e 22 membri dell’equipaggio, tra le 97 persone a bordo, e un operatore a terra.

Hindenburg

Sul posto c’erano giornalisti e fotoreporter per documentare l’arrivo del grande dirigibile. Herbert Morrison dell’emittente WLS di Chicago descrisse in una celebre radiocronaca l’incidente cui stava assistendo in presa diretta: “A fuoco! Sta precipitando! Terribile, sta precipitando! Oddio, toglietevi da lì, forza!”. Il disco con la registrazione fu portato in aereo a Chicago e trasmesso nella sua forma integrale la sera stessa, diventando il prototipo dei racconti in diretta di particolari eventi di cronaca. A causa della rapida e imprevedibile fine dell’Hindenburg, non è stato mai possibile ricostruire con certezza le cause dell’incidente. La teoria più condivisa da tecnici e storici è che la causa fu la combinazione di una piccola perdita di idrogeno e la formazione di alcune scintille a causa dell’energia elettrostatica accumulata nella giornata di tempesta.

L’incidente dell’Hindenburg rese ulteriormente scettico il regime nazista circa l’impiego per scopi civili degli zeppelin. Quella che nei primi anni Trenta era stata considerata una soluzione che avrebbe potuto rivoluzionare i voli a lunga percorrenza, fornendo un’alternativa ai viaggi in nave transoceanici, fu progressivamente rivista e poi abbandonata. Tre anni dopo il disastro dell’Hindenburg i giganteschi hangar zeppelin di Francoforte furono rasi al suolo, mettendo fine alla storia dei grandi dirigibili tedeschi.

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