Le guide turistiche per i neri americani durante la segregazione

Furono pubblicate fino agli anni Sessanta e indicavano locali, hotel e modi per viaggiare sicuri ed evitare pericoli e discriminazioni

Per i neri non era facile viaggiare negli Stati Uniti durante gli anni della Segregazione: in particolare fino al 1965 furono in vigore le cosiddette leggi Jim Crow, leggi statali che prevedevano per gli afroamericani lo status di separati ma uguali, e che di fatto sancivano nei posti pubblici la separazione tra bianchi e neri, che avevano accesso limitato a ristoranti, alberghi e ospedali. Tra il 1936 e il 1964 vennero pubblicati i Negro Motorist Green Books, particolari guide turistiche che indicavano alberghi, ristoranti, locali e modi di viaggiare sicuri per i neri, che avrebbero potuto evitare discriminazioni e situazioni sgradevoli.

Nell’introduzione ai Green Books il loro editore Victor H. Green spiega che l’obiettivo era di “dare al viaggiatore nero le informazioni di cui ha bisogno per non incappare in difficoltà, imbarazzi e rendere il viaggio più piacevole”. I disagi variavano molto da stato a stato ed erano maggiori in quelli del Sud, storicamente più razzisti. In molte zone per esempio era tollerata la violenza verso i neri e in altre potevano accedere solo ad alcune stazioni di servizio per fare benzina, mentre i ristoranti e gli hotel gli rifiutavano una stanza e i servizi igienici. Le abitudini locali aggravavano la situazione: per esempio nella regione del delta del Mississippi era proibito ai neri superare in macchina i bianchi perché la polvere che sollevavano non sporcasse la loro auto.

La prima edizione della Negro Motorist Green Book fu pubblicata nel 1936 a New York da Victor H. Green, un impiegato delle poste afroamericano. Era dedicata a New York, Detroit e le altre città del Nord, dove gli afroamericani erano più integrati. Le guide più importanti e interessanti furono le successive, con informazioni su piccoli centri e zone in cui i neri potevano accedere a pochissimi servizi, spesso difficili da trovare. Per esempio, nelle città in cui non c’erano hotel o motel che accettavano i neri la guida suggerisce le cosiddette “tourist homes”, cioè camere affittate dai privati. Le guide uscirono ogni anno, furono interrotte tra il 1940 e il 1944 a causa della Seconda guerra mondiale, e poi definitivamente abbandonate nel 1964 quando il Civil Rights Act abolì tutte le leggi discriminatorie nei confronti dei neri. Ogni anno ne venivano stampate almeno 15 mila copie, distribuite tramite posta, nei negozi dei neri, e nelle stazioni di servizio del gruppo Esso. La prima edizione costava circa 25 centesimi di dollaro e aveva 16 pagine, nel 1957 arrivò a un dollaro e 25 centesimi e a circa 80 pagine. Dall’edizione del 1952 furono incluse anche le destinazioni internazionali, tra cui il Canada, il Messico e le isole Bermuda; nello stesso anno Green aprì a New York un’agenzia di viaggi.

Le guide erano destinate alla borghesia nera che all’epoca stava nascendo negli Stati Uniti e divennero molto popolari tra gli afroamericani: in molti la ricordano ancora oggi come un oggetto di culto, oltre che indispensabile. L’Atlantic ha recentemente raccolto alcune interviste che ne parlano; per esempio Lonnie Bunch, il direttore del museo nazionale di storia e cultura afroamericana disse in un’intervista al New York Times «permise alle famiglie di evitare quegli orribili posti in cui venivano rifiutate o non potevano sedersi». L’attivista politico e leader del movimento per i diritti civili Julian Bond ricordò in un’intervista a NPR che «La mia famiglia aveva un Green Book. Lo usavamo soprattutto quando viaggiavamo nel Sud per scoprire dove fermarci a mangiare o trovare un posto dove passare la notte, e spesso era casa di qualcuno». Tra i molti fan nostalgici, Jennifer Reut cura il blog su Tumblr Mapping the green book che analizza nei minimi particolare tutti i locali elencati nelle guide e cerca di scoprire quali siano ancora in attività: in molte città ne sono sopravvissuti pochissimi, per esempio a Los Angeles è aperto solo uno su cinque.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.