Perché in Sudafrica si rubano molti libri

Li rubano persone di tutte le età ed estrazioni sociali: c'entra un retaggio dell'apartheid

(ALEXANDER JOE/AFP/Getty Images)

Negli ultimi anni in Sudafrica molte biblioteche, librerie e negozi di libri usati sono stati derubati. I numeri sono notevoli: una delle catene di librerie più grandi del paese ha detto che nel solo 2013 ha perso oltre 275 mila euro a causa dei furti. Non si parla di furti di grosse dimensioni – non è che qualcuno di notte forza le porte e carica migliaia di libri su un furgone – ma di libri rubati singolarmente dai clienti, che li fanno scivolare sotto i vestiti o dentro le borse e li portano via senza pagarli. I libri rubati sono per la maggior parte politici e religiosi, ma non mancano fumetti e romanzi. In molti sostengono che i furti non abbiano una vera ragione economica ma si possano spiegare inserendoli in un più ampio contesto sulla cultura del libro e l’apartheid in Sudafrica.

Secondo quanto hanno raccontato alcuni librai e bibliotecari al giornale sudafricano Sunday Times, il libro più rubato è la Bibbia; subito dopo ci sono i testi politici, dall’autobiografia dell’ex presidente Nelson MandelaLungo cammino verso la libertà, ai libri di Steve Biko, il fondatore del Black Consciou­sness Move­ment, ucciso in prigione dalla poli­zia nel 1997 durante l’apartheid – in particolare I Write What I Like. Una casa editrice sudafricana, la Janga Media, ha addirittura lanciato una specie di collana “dei libri più rubati nelle librerie”, che comprende tra le altre cose la biografia di Thomas Sakara e quella dell’ex Negus d’Etiopia, Hailé Selassié. Nel post con con cui l’editore ha lanciato l’iniziativa c’è scritto: “Sentiamo spesso lo stesso ritornello dai librai: «Questo libro non lo ordiniamo perché lo rubano subito, lo metti sullo scaffale ed è già stato rubato». Come risolvere il problema? Hot Reads è la raccolta dei titoli più rubati, con sticker e segnalibri che lo mostrano in copertina. Speriamo di vendere molti più libri di questo genere grazie a questa iniziativa”.

Oltre ai libri politici e storici, ci sono anche altri titoli più leggeri tra i più rubati segnalati dai librai. Molti di questi titoli sono dei bestseller in tutto il mondo: per esempio Diario di una schiappa, la serie a fumetti che ha venduto oltre 150 milioni di copie nel mondo – di cui più di due milioni in Italia – scritta dallo statunitense Jeff Kinney. Altri libri molto rubati –a detta dei librai – sono quelli a tema religioso, i manuali di auto-aiuto e quelli del genere “come fare”. Alcuni librai hanno deciso di non esporre negli scaffali i libri di alcuni autori per paura dei furti: tra questi ci sono la scrittrice Maya Angelou, il predicatore Joel Osteen, lo scrittore americano Robert Greene e la giornalista sudafricana Lawrence Green.

Alcune librerie hanno cercato di quantificare economicamente le perdite subite dai furti: nel 2013 la catena di librerie Exclusive Books ha calcolato di aver perso 275 mila euro, la Books Galore di Edenvale ha detto di aver perso nel 2014 oltre 13 mila euro, poco meno delle perdite denunciate dalla libreria del centro commerciale Greenstone Shopping Centre a Johannesburg. Molti dei librai hanno detto che per questi furti sono state arrestate persone di tutte le età e di entrambi i sessi, anche la classe sociale non è omogenea: ci sono persone istruite che rubano libri rari ma anche persone che a mala pena sanno leggere. Alcuni rubano effettivamente per leggere, altri invece per rivendere i libri alle librerie dell’usato o sul mercato nero. Andrea Schmidt, proprietario della Ulrich Naumann Deutsche Buchhandlung, l’unica libreria sudafricana specializzata in libri in tedesco, ricorda che una volta gli fu rubato uno scatolone di libri sulla storia sudafricana e che qualche tempo dopo due uomini cercarono di rivenderglielo.

Molti in Sudafrica sono convinti che i furti dei libri siano legati a un problema culturale. Scrittori e scrittrici sudafricani neri hanno spesso denunciato il predominio dei bianchi nel mondo editoriale locale, anche dopo la fine dell’apartheid, e contestano l’idea ancora piuttosto diffusa che tra i sudafricani neri ci sia una cultura scadente del libro e della lettura. Sostengono che quest’idea ricalchi quelle dell’impero britannico e dell’apartheid, secondo cui i libri erano “cose da bianchi”: simboli del potere coloniale, da poter usare al massimo come “regalo” per civilizzare la popolazione. Una cosa che è rimasta di quegli anni, però, è l’approccio clandestino alla lettura da parte di un pezzo della popolazione nera. Durante gli anni dell’apartheid – quindi fino al 1993 – si era sviluppato di fatto un sistema editoriale parallelo, fatto di libri rubati e venduti clandestinamente, oppure battuti a macchina, fatti circolare di mano in mano e considerati come “beni comuni”: i ladri di libri di oggi – soprattutto coloro che cercano libri politici e storici – mantengono la stessa idea dei loro predecessori.

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