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  • domenica 10 Gennaio 2016

Tre salvataggi di migranti, raccontati in diretta su Twitter da Patrick Kingsley

Che è un giornalista molto bravo del Guardian, da tre giorni a bordo di una barca di MOAS vicino alle coste della Turchia

Patrick Kingsley è un giornalista del Guardian che negli ultimi mesi si è occupato molto di migranti. Questa estate, durante l’improvvisa apertura della cosiddetta “rotta Balcanica”, Kingsley è stato uno dei giornalisti più competenti e affidabili che hanno raccontato storie e contesti dei migranti diretti verso l’Europa (alcune delle sue storie sono state riprese qui sul Post). Da alcuni giorni Kingsley si trova nel Mar Egeo a bordo di una barca dell’associazione no profit MOAS (“Migrant Offshore Aid Station”), che fornisce aiuto e assistenza ai migranti che si muovono per mare. Sul suo sito, MOAS dice di avere “la prima nave privata di salvataggio nel Mediterraneo” e di aver salvato 11.600 migranti fra 2014 e 2015. Kingsley si trova sulla barca del MOAS per scrivere un reportage, ma nel frattempo è molto attivo su Twitter e ha raccontato tre operazioni di salvataggio compiute dal MOAS negli ultimi tre giorni.

Negli ultimi giorni la barca del MOAS era ormeggiata a Gaidaro (Agathonisi, in greco), una piccola isola di 158 abitanti dell’arcipelago del Dodecaneso distante una ventina di chilometri dalle coste turche.

«Siamo ormeggiati vicino Gaidaro. Le barche dei rifugiati tendono a seguire queste due lucine, dato che è l’unica cosa che riescono a vedere dell’isola»

Durante le prime ore del suo terzo giorno sulla barca del MOAS, Kingsley ha raccontato in diretta su Twitter un intervento della barca, descrivendo le reazioni dell’equipaggio e il modo in cui vengono affrontate le situazioni di emergenza.

Ore 4.50 del mattino. Il primo ufficiale avvista due possibili barche di rifugiati.

Ore 5. Una delle due scialuppe della barca, chiamata come il fratello del bambino Alan Kurdi, viene messa in mare per cercare i rifugiati.

Si teme che i rifugiati abbiano finito il carburante e che stiano andando alla deriva verso un gruppo di scogli affilati di un’isola disabitata, rimanendo incagliati.

Sul ponte, il direttore del MOAS Martin Xuereb – ex capo dell’esercito di Malta – informa la guardia costiera e le associazioni di soccorso più importanti. Xuereb: «una barca sta pericolosamente andando alla deriva verso l’isola disabitata di Nera».

Ancora trentacinque minuti dopo, Kingsley scrive che la barca non è stata trovata. A un certo punto, però, viene avvistato un fuoco su una delle isole vicine.

I rifugiati sono stati trovati. Due imbarcazioni, una di gomma e una di legno, sono sbarcate nello stesso luogo.

«State tutti bene?», urla John Hamilton, il capitano della scialuppa. «C’è qualche ferito?». No, rispondono.

Sbarcare in quel punto è difficoltoso, e quindi l’equipaggio della scialuppa rimane a pochi metri dalla riva finché una squadra di Medici Senza Frontiere arriva e li aiuta ad attraccare senza problemi. I rifugiati – perlopiù siriani di Damasco e alcuni iracheni – hanno raggiunto il villaggio principale dell’isola, la cui popolazione è aumentata di recente del 50 per cento.

Poche ore dopo, Kingsley assiste in diretta a un’altra situazione molto pericolosa: la barca del MOAS ha appena avvistato un gommone di migranti che sta affondando. Il racconto di Kingsley si fa più intenso e commosso.

Non sono in grado di descrivere ciò che è successo negli ultimi minuti. Il gommone si stava sgonfiando in fretta, e stava imbarcando acqua. In qualche modo, quelli del MOAS sono riusciti a salvarli. Il caos era totale. Una vera situazione a cavallo fra la vita e la morte. Corpi che vengono portati a forza da una barca all’altra. Un bambino che vomita, un altro che urla per i suoi genitori.

Ma adesso sono salvi. Quelli del MOAS sono dei maledetti eroi. 50 persone salvate dall’annegamento.

Ecco Ripley Davenport, una delle persone che ha compiuto il salvataggio, a bordo di una scialuppa piena. Eroe.

L’ultima operazione di salvataggio raccontata da Kingsley è avvenuta attorno alle 7 di mattina del 10 gennaio. L’atmosfera è più controllata, come se fosse una routine.

Un altro salvataggio in diretta. Al centro, una barca di rifugiati. A sinistra, un motoscafo del MOAS. A destra, la guardia costiera greca.

La guardia costiera ha una barca troppo alta, quindi aspetta l’intervento del MOAS. Per fortuna i migranti sono su una scialuppa di sicurezza che è stabile.

Vengono lanciate le corde. Due membri del MOAS si preparano ad attraccare dal motoscafo. Inizia il salvataggio.

Tutti sono a bordo, sani e salvi. Dietro i medici del Corpo Italiano di soccorso dell’Ordine di Malta c’è una donna incinta di molti mesi. Può camminare appena.

Sbarco su Gaidaro, che ha 120 abitanti. Ora ci sono anche 250 rifugiati.