Parlamentari di "Candidatura d'Unitat Popular - CUP" dopo il voto interno del partito, Barcellona, 3 gennaio 2016 (PAU BARRENA/AFP/Getty Images)
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  • lunedì 4 Gennaio 2016

Si rischiano nuove elezioni in Catalogna

I partiti indipendentisti che avevano vinto a settembre non sono ancora riusciti a trovare un accordo e anzi hanno interrotto le trattative: ora resta poco

Parlamentari di "Candidatura d'Unitat Popular - CUP" dopo il voto interno del partito, Barcellona, 3 gennaio 2016 (PAU BARRENA/AFP/Getty Images)

Mentre in Spagna le trattative per la formazione di un nuovo governo procedono con difficoltà, dopo le elezioni che hanno portato alla formazione di un Parlamento molto frammentato e delle differenti posizioni sull’indipendenza della Catalogna, proprio in Catalogna la situazione politica è altrettanto complicata e si rischiano nuove votazioni, dopo quelle dello scorso 27 settembre.

Le ultime elezioni catalane erano state vinte dai due partiti favorevoli all’indipendenza: insieme avevano ottenuto quasi il 48 per cento dei voti, corrispondente a 72 seggi su 135. Di questi, la coalizione degli indipendentisti “Junts pel sì” (“Uniti per il sì”) raggruppa forze favorevoli a una scissione dalla Spagna: la principale è quella del presidente uscente Artur Mas. “Junts pel sì” aveva ottenuto quasi il 40 per cento (62 seggi). “Candidatura d’unitat popular” (CUP), partito separatista di sinistra e anti-capitalista, aveva ottenuto invece poco più dell’8 per cento (10 seggi). Nonostante le posizioni simili sull’indipendenza, le due formazioni non sono riuscite a trovare un accordo per formare un governo e domenica 3 gennaio i rappresentanti di CUP, dopo tre mesi di negoziati, hanno votato e hanno deciso che non sosterranno un nuovo governo di Artur Mas: non approvano la sua politica economica e accusano di corruzione il suo partito. «C’è una maggioranza che concorda sull’indipendenza, ma non c’è una maggioranza che concorda sul candidato», ha detto un esponente della CUP al termine del voto. I voti per il no a Mas sono stati 36, quelli a favore sono stati 30 e c’è stata un’astensione.

Per ora non c’è dunque alcuna possibilità di formare una maggioranza. L’unica alternativa, precisa El País, è che “Junts pel sì” proponga un nuovo candidato che possa essere sostenuto da “Candidatura d’unitat popular”, ma è un’ipotesi piuttosto remota. “Junts pel sì” ha infatti sempre detto che la sostituzione di Mas non era “negoziabile”. Resta quindi pochissimo tempo: la data entro cui raggiungere un nuovo accordo è il prossimo 10 gennaio, dopodiché il Parlamento catalano sarà sciolto. La data più probabile per le nuove elezioni potrebbe essere il 6 marzo, secondo le scadenze indicate in questi casi dalla legge elettorale spagnola.

Quelle di settembre erano elezioni anticipate, volute dal presidente Artur Mas dopo che non era riuscito – bloccato da una sentenza – a indire un referendum sull’indipendenza della regione, come aveva promesso prima della sua vittoria nel 2012. Di fatto le elezioni erano state una specie di consultazione indiretta sull’indipendenza.

La Catalogna è una regione nord-orientale della Spagna di quasi otto milioni di abitanti (circa il 19 per cento della popolazione del paese, che produce il 19 per cento del suo PIL): ha come capitale Barcellona e possiede una propria fortissima identità culturale e storica, a cominciare dalla lingua, il catalano. Dispone già di un proprio parlamento nell’ambito di un complesso sistema di autonomie, che da tempo lavora allo svolgimento di un referendum consultivo sull’indipendenza. La risoluzione per avviare formalmente il processo di indipendenza della Catalogna dalla Spagna era stata votata dal nuovo parlamento appena eletto il 9 novembre scorso. Qualche giorno dopo la Corte Costituzionale spagnola aveva però dichiarato incostituzionale la decisione presa dal parlamento.