Un zona vicino ad Asuncion, sul confine tra Paraguay e Argentina, il 26 dicembre 2015. (NORBERTO DUARTE/AFP/Getty Images)
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  • domenica 27 Dicembre 2015

Le grandi alluvioni in Sudamerica

Sei persone sono morte e più di 150 mila hanno lasciato le loro case in Paraguay, Argentina, Brasile e Uruguay: la causa è il “Niño” più forte degli ultimi quindici anni

Un zona vicino ad Asuncion, sul confine tra Paraguay e Argentina, il 26 dicembre 2015. (NORBERTO DUARTE/AFP/Getty Images)

Circa 150 mila persone sono state costrette a lasciare le loro case in alcune province di Paraguay, Argentina, Brasile e Uruguay a causa delle forti piogge che hanno provocato l’esondazione di tre fiumi. Almeno sei persone sono morte, soprattutto a causa della caduta di alberi. Circa 130 mila persone hanno abbandonato le loro case in Paraguay, il paese fino ad ora più colpito, e il governo ha già dichiarato lo stato di emergenza e promesso circa 3,5 milioni di euro in aiuti. Nella capitale Asunción, il fiume Paraguay è arrivato a pochi centimetri dalla sommità dell’argine.

Secondo gli esperti, questi fenomeno sono causati dal Niño, o “El Niño“, un insieme di fenomeni meteorologici che si verificano nell’oceano Pacifico in media ogni cinque anni con un picco tra i mesi di dicembre e gennaio. Quando si verifica un Niño, l’acqua nel Pacifico nord orientale diventa di 0,5-1° più calda della media stagionale, facendo così aumentare l’evaporazione che a sua volta causa un aumento delle piogge. Specularmente in Asia Orientale “El Niño” causa siccità e assenza di precipitazioni.

L’Organizzazione meteorologica mondiale, un’agenzia delle Nazioni Unite nel campo della meteorologia, ha detto che El Niño del 2015 e 2016 potrebbe essere il peggiore in America Latina degli ultimi 15 anni. L’aumento di temperatura previsto per le acque del Pacifico nord orientale è di 2°, quasi il doppio del normale. El Niño avviene ciclicamente, ma le sue modalità e intensità secondo alcuni ricercatori sono legate all’andamento del riscaldamento globale e spiegherebbero in parte la “pausa” nell’aumento delle temperature degli ultimi anni, quando il fenomeno era assente.