Guo Guangchang. (STR/AFP/Getty Images)
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  • domenica 20 Dicembre 2015

La sparizione dei manager cinesi

Da agosto molti dirigenti spariscono all'improvviso: a volte ritornano dopo giorni, altre volte vengono arrestati (c'entra una grossa indagine anti-corruzione, sembra)

Guo Guangchang. (STR/AFP/Getty Images)

Lo scorso 10 dicembre Fosun Group, uno dei più importanti gruppi industriali privati cinesi, ha annunciato di non avere più notizie del suo presidente Guo Guangchang, che la stampa locale definisce come il “Warren Buffett cinese”. Da quattro giorni Guo era sparito e la sua società non era stata in grado di mettersi in contatto con lui: il magazine di news cinese Caixin aveva scritto che probabilmente Guo era stato arrestato o trattenuto per essere interrogato. Poi Guo è ricomparso in pubblico durante un incontro annuale della sua società, il 14 dicembre. Quello di Guo è l’ultimo caso di una serie di misteriose sparizioni di importanti dirigenti e manager che sembrano essere legate alle indagini anticorruzione nell’industria finanziaria cinese.

BBC scrive che Guo è considerato una specie di leggenda in Cina, soprattutto dopo che è riuscito a trasformare il suo gruppo, Fosun, in una società tra le più importanti del paese. Di recente Fosun ha concluso diverse acquisizioni internazionali: per esempio ha acquisito una parte di Club Med, la famosa azienda francese di servizi per il turismo, ed è diventato azionista di Forbes.

Le autorità cinesi hanno avviato le prime indagini nell’industria finanziaria cinese alla fine dell’estate di quest’anno, dopo l’improvviso crollo del mercato azionario cinese (la borsa di Shanghai è arrivata a perdere più del 30 per cento del suo valore). Anziché lasciare che il mercato si regolasse autonomamente, il governo ha adottato misure per tenere alti i prezzi delle azioni: come ha spiegato il New York Times, il governo ha posto limitazioni sulle vendite “allo scoperto” (un tipo di speculazione che scommette sulle variazioni dei prezzi delle azioni), ha impedito ai grandi azionisti di vendere le loro quote e ha messo insieme alcune imprese che operano in borsa in una sorta di “squadra nazionale” per tenere alti i prezzi delle azioni. In pratica l’insieme delle misure è stato un tentativo da parte del governo cinese di imporre un po’ d’ordine al mercato azionario: l’intervento statale ha aiutato a stabilizzare la situazione per un po’ di tempo, ma poi le azioni hanno ricominciato a perdere valore. Nel frattempo la polizia ha cominciato a indagare su presunti casi di speculazione che avevano portato alcuni ad arricchirsi molto durante il crollo del mercato azionario cinese.

Solo tre settimane fa la società cinese Guotai Securities aveva annunciato di avere perso i contatti con il suo capo della sede di Hong Kong, Yim Fung: poco dopo la diffusione della notizia, le azioni della società erano crollate in borsa. Poi erano spariti anche due dirigenti di Citic Security, la più importante agenzia di intermediazione in Cina: i due, Chen Jun e Yan Jianlin, sembra fossero stati richiesti per assistere a un’indagine. Diversi altri dirigenti di Citic Security sono stati arrestati dall’agosto di quest’anno, e il presidente della società è indagato per un caso di insider trading. In alcuni casi le persone fermate sono state rilasciate dopo avere collaborato con alcune indagini, in altri sono state arrestate. Secondo alcuni analisti le recenti indagini nel settore finanziario fanno parte del più ampio programma anti-corruzione avviato dal presidente Xi Jinping in diversi settori della politica e dell’economia cinese.