Beata Szydlo a Varsavia, novembre 2015 (JANEK SKARZYNSKI/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 10 Dicembre 2015

C’è un grosso caso politico in Polonia

Il nuovo governo di destra ha cercato di cambiare la composizione di un importante organo giudiziario ed è stato fermato dalla Corte Suprema

Beata Szydlo a Varsavia, novembre 2015 (JANEK SKARZYNSKI/AFP/Getty Images)

C’è molta agitazione nella politica polacca dopo una decisione della Corte Suprema del paese, che ha bocciato un atto del governo che era stato molto controverso e contestato. Il governo di cui si parla è quello che si è insediato da poco, ed è molto di destra: le elezioni dello scorso ottobre in Polonia sono state vinte dal partito conservatore Diritto e giustizia (Pis), che aveva ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento – battendo i partiti di centrodestra che sostenevano il precedente governo – grazie al premio di maggioranza. Poco dopo il suo insediamento, a novembre, il nuovo governo della prima ministra Beata Szydło ha approvato una nuova legge che, tra le altre cose, interveniva sul Tribunale Costituzionale del paese. La legge era stata molto criticata dall’opposizione, che aveva accusato il governo di voler compromettere l’indipendenza del sistema giudiziario. Ieri, mercoledì 9 dicembre, la Corte Suprema ha detto che gran parte della legge è incostituzionale.

La legge prevedeva la nomina da parte del governo di cinque nuovi giudici al Tribunale Costituzionale, che è composto da 15 membri eletti per nove anni – sostituendoli ai membri nominati dal precedente governo, anche se il loro mandato non era scaduto – e la nomina anche del nuovo presidente. Questo ruolo è fondamentale perché è il presidente a decidere quali giudici devono seguire ogni caso. Per capirci: in Polonia il Tribunale Costituzionale è un organo giudiziario competente in materia di conformità delle leggi con la Costituzione, conflitti di competenze e ricorsi promossi dai cittadini; non va però confuso con la Corte Suprema, che è il massimo organo giurisdizionale e ha sempre l’ultima parola: le sue decisioni non possono essere oggetto di appello e hanno valore di legge.

Secondo l’opposizione, un Tribunale Costituzionale “controllato” dai conservatori e un nuovo presidente scelto dal Pis avrebbero potuto rendere più facile per il governo l’attuazione di una serie di controverse riforme previste dal suo programma (la revisione del sistema di pensionamento con l’abbassamento dell’età pensionabile, annullando la riforma del precedente governo, la tassazione delle banche, la redistribuzione delle entrate di bilancio sotto forma di assegni familiari più elevati, per esempio). Diversi analisti hanno spiegato che il Tribunale Costituzionale, nella sua composizione precedente, avrebbe potuto bloccare alcuni di questi progetti.

Il Parlamento guidato dal partito che era stato al governo negli ultimi otto anni – Piattaforma Civica, di centrodestra, che ha perso le ultime elezioni – aveva nominato cinque nuovi giudici del Tribunale lo scorso giugno. Il presidente della Polonia – Andrzej Duda, vicino al Pis – aveva bloccato il loro giuramento dicendo che aveva dei dubbi sul fatto che il processo di selezione fosse stato corretto e legale: lo scorso novembre una sentenza della Corte Suprema aveva giudicato legittima la nomina di tre di quei giudici, ordinandone il giuramento, e respingendo quella degli altri due perché stabilita in anticipo: il loro mandato sarebbe dovuto infatti cominciare non prima delle elezioni di ottobre. Il presidente Duda si è però finora rifiutato di accettare il giuramento anche dei tre la cui nomina è stata giudicata legittima, e ha permesso invece in modo molto rapido il giuramento dei cinque nominati dal nuovo Parlamento. Non è chiaro che cosa succederà ora al Tribunale Costituzionale, che si ritrova comunque con venti giudici nominati, alcuni dei quali in modo illegittimo.

Dopo l’elezione il nuovo governo è intervenuto anche sui vertici delle agenzie anticorruzione del paese, ha messo propri uomini a capo dei servizi segreti, ha sostituito una serie di funzionari pubblici e ha delineato un nuovo programma per la riforma dei media pubblici, sollevando diverse preoccupazioni sul sistema di controlli ed equilibri previsto dalla costituzione del paese. Ancora prima delle elezioni, inoltre, Duda aveva concesso la grazia a tre funzionari dell’ufficio per la lotta alla corruzione (Cba) e al suo ex-direttore Mariusz Kaminski, condannati in primo grado per abuso di potere. Kaminski è stato poi nominato, nonostante il procedimento giudiziario in corso, coordinatore delle attività dei servizi segreti nel nuovo governo di Beata Szydlo. Secondo un sondaggio condotto lo scorso novembre, il 55 per cento delle persone intervistate dice che la democrazia della Polonia è minacciata, mentre il 35 per cento non ha espresso alcun timore.