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Come è organizzato l’ISIS

Il Guardian ha ottenuto dei documenti che contengono le linee guida dello Stato Islamico su divisione territoriale, propaganda, educazione e addestramento militare

Il quotidiano britannico Guardian ha pubblicato lunedì 7 dicembre un documento di 24 pagine che ha presentato come una specie di manuale interno dell’ISIS per la costruzione del loro stato: il titolo è “Principi di amministrazione dello Stato islamico” e il documento è stato scritto da un egiziano identificato come Abu Abdullah tra il luglio e l’ottobre del 2014 dopo che, nel giugno dello stesso anno, Abu Bakr al Baghdadi, capo dell’ISIS, aveva annunciato da Mosul la nascita del Califfato nei territori conquistati in Siria e Iraq. Il Guardian scrive di aver ottenuto il documento da Aymenn al Tamimi, uno studioso dell’ISIS che a sua volta dice di averlo ricevuto da un uomo d’affari che lavora con lo Stato islamico e di cui per motivi di sicurezza non è stata pubblicata l’identità.

La cosa fondamentale che emerge dal documento è la conferma che l’ISIS è un’organizzazione politica con una struttura estremamente complessa e ben pianificata, e con l’obiettivo di formare uno stato islamico sul modello di quello creato dal profeta Maometto e dai suoi successori, i califfi.

Il manuale è destinato ai membri dell’ISIS, è scritto come un documento burocratico e sulla prima pagina, sotto una spada a due punte (il Dhu l-fiqar, la spada che Maometto donò al genero Ali Abi Talib) c’è la data 1435 (che corrisponde al 2013-2014). Il testo inizia con la storia del califfato e di ciò che l’ha preceduto e parla dell’importanza dei cosiddetti muhajireen, coloro che fanno la hijra, cioè la migrazione. Nel testo si dice: «La maggior parte dei primi muhajireen viene dal Golfo e dal Maghreb. (…) poi sono arrivati giovani a sostegno da ogni stato infedele del mondo. Dopo questo lo sceicco Abu Bakr al Baghdadi ha ordinato di creare il primo campo al confine tra Iraq e Siria».

Il testo è diviso in dieci capitoli e si occupa di vari aspetti dell’amministrazione dei territori controllati dall’ISIS sottolineando che gli amministratori ben addestrati sono al centro dell’organizzazione. Il programma prevede la creazione di sedici dipartimenti centrali con funzione di governo: di un’autorità con competenze sulle finanze e di altre incaricate di sovrintendere alla propaganda, alla formazione dei combattenti, all’amministrazione centralizzata del petrolio e del gas estratto dai giacimenti sotto il controllo dell’organizzazione (a cui è dedicato ampio spazio) e all’instaurazione di relazioni internazionali. Il manuale si occupa anche di tutti quegli aspetti che hanno a che fare con il quotidiano: salute, istruzione, commercio, lavoro, comunicazione. La formazione dei futuri militanti è descritta come «il mattone su cui è costruita la società islamica».

Uno dei capitoli più interessanti riguarda l’addestramento. Il documento dice che l’ISIS prevede in modo sistematico l’addestramento di bambini soldato, come già dimostrato da diversi video pubblicati online. Lo scorso gennaio, ad esempio, lo Stato islamico aveva diffuso un video che mostrava l’uccisione da parte di un ragazzino di due uomini accusati di essere delle spie russe: il ragazzino era già stato ripreso in passato in un altro video di propaganda dello Stato islamico e aveva detto di provenire dal Kazakistan. Secondo il nuovo documento, i migliori tra i bambini-soldato potranno essere selezionati «per missioni di sicurezza, inclusa la sorveglianza di checkpoint o pattuglie».

Il testo precisa anche le dinamiche di addestramento dei miliziani: dice che vanno costruiti campi separati per le truppe regolari e quelle dei combattenti veterani che dovranno ricevere ogni anno due settimane di aggiornamento «sull’uso delle armi, la strategia militare e la tecnologia militare». Si dice anche che saranno fornite istruzioni «dettagliate» sulle tecnologie del nemico e su «come i soldati dello Stato islamico possono sfruttarle». Per i nuovi combattenti che si uniscono l’organizzazione, il manuale prevede il loro ingresso in un campo speciale dove poter studiare le regole dello Stato islamico, la dottrina, e dove poter seguire dei corsi di addestramento per imparare a combattere e a usare le armi.

Il documento parla anche della divisione in province dei territori conquistati e dell’importanza della questione demografica, del fatto cioè che il Califfato ha bisogno di cittadini. Nelle ultime pagine sono scritti i principi economici su cui si basa lo Stato islamico. I vertici hanno il monopolio della produzione e del commercio di armi, oro, petrolio e gas. Inoltre devono essere tenuti informati della distribuzione di acqua, farina e beni di prima necessità. Nel capitolo dedicato alla propaganda si parla dell’amministrazione dei media gestita dall’ufficio del Califfo, dal gruppo dei consiglieri, dai vertici militari e dal Califfo stesso a cui tutti devono fare riferimento. Ogni divisione provinciale deve avere una sua divisione media affiancata dalle agenzie ausiliarie.

Il generale americano in pensione Stanley McChrystalm, impegnato tra il 2006 e il 2008 nella guerra contro il progenitore dell’ISIS in Iraq, dopo aver letto il documento, ha detto: «Se in Occidente si guarda all’ISIS come a una banda qualsiasi di assassini psicopatici, rischiamo di sottovalutarli in modo drammatico» aggiungendo anche che il testo «non è molto lontano dagli scritti di Mao e dalle pratiche dei Viet Minh in Indocina». Il generale britannico Graeme Lamb, ex capo delle forze speciali britanniche, sottolinea invece le parti del documento in cui l’ISIS si presenta come l’unico vero rappresentante dei sunniti nella regione. Da questo, dice Lamb, deriva che la lotta contro lo Stato islamico «deve essere condotta dalle leadership arabe sunnite e i molti clan tribali di questa confessione» mentre «l’Occidente e le altre fazioni religiose del Medio Oriente (gli sciiti, ndr) devono agire come sostegno».