Oscar Pistorius in tribunale nell'ottobre del 2014 (Herman Verwey/Foto24/Gallo Images/Getty Images)
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  • giovedì 3 Dicembre 2015

Oscar Pistorius è stato condannato per l’omicidio volontario della sua fidanzata

Era stato condannato anche in primo grado, ma per omicidio colposo: ora i giudici hanno scelto il capo d'accusa più grave

Oscar Pistorius in tribunale nell'ottobre del 2014 (Herman Verwey/Foto24/Gallo Images/Getty Images)

Oscar Pistorius, l’atleta paralimpico più famoso del mondo, è stato condannato in appello per l’omicidio volontario della sua compagna Reeva Steenkamp, avvenuto nella loro abitazione il 13 febbraio del 2013. Nel settembre del 2014, in primo grado, Pistorius era stato condannato a cinque anni per omicidio colposo. Il processo di appello – che ha aggravato la condanna – era cominciato in Sudafrica lo scorso novembre. Nei prossimi giorni sarà decisa una nuova pena a carico dell’atleta che potrebbe arrivare fino a 15 anni di carcere. Dopo un anno di prigione, dallo scorso 19 ottobre Pistorius – che non era presente in aula – si trovava ai domiciliari a casa dello zio sottoposto al regime di “supervisione correzionale”, che prevede che i condannati svolgano lavori per la comunità. Fino alla nuova udienza non tornerà in prigione: la data non è ancora stata fissata.

Nessuno aveva mai dubitato che fosse stato Pistorius – con quattro colpi di pistola, sparati attraverso la porta del bagno – a uccidere la fidanzata: ma la sua versione, accolta dalla decisione della giudice in primo grado, era stata che si fosse trattato di un incidente, frutto anche del suo stato di ansia: Pistorius sparò perché credeva fosse entrato un ladro in casa. L’accusa aveva invece cercato di provare che Pistorius aveva ucciso Steenkamp dopo che la coppia aveva avuto una lite: diversi testimoni avevano detto infatti di aver sentito dei rumori provenienti dalla casa prima della sparatoria. Le prove di una presunta lite tra i due erano state giudicate “fragili” e alcune testimonianze a riguardo erano state rigettate interamente.

A un mese dalla prima sentenza, la procura aveva presentato un appello per la revisione del processo dicendo di non essere soddisfatta del verdetto. I cinque giudici di appello hanno ora stabilito all’unanimità che Pistorius non ha mai «fornito una spiegazione accettabile» per il fatto di aver sparato quattro volte attraverso una porta chiusa» e che «era chiaro che la persona dietro quella porta non costituiva per lui una minaccia immediata». Inoltre, secondo la sentenza di appello, la giudice di primo grado Thokozile Masipa avrebbe commesso una serie di errori nello stabilire il verdetto di omicidio colposo primo fra tutti la conclusione che Pistorius non aveva previsto che le sue azioni avrebbero potuto uccidere qualcuno (dolus eventualis). Pistorius, secondo la sentenza di appello, «doveva aver previsto» che sparare attraverso una porta avrebbe potuto causare la morte di qualcuno. La cosa fondamentale è non tanto che dietro la porta ci fosse la donna o un ladro, ma che Pistorius non poteva non conoscere le conseguenze delle proprie azioni indipendentemente da chi si trovasse dietro quella porta.

Il Guardian, citando diversi esperti legali, scrive che Pistorius potrebbe a sua volta presentare ricorso rivolgendosi alla Corte costituzionale: si tratterebbe di una soluzione insolita che dovrebbe basarsi sulla tesi di non aver ricevuto un processo equo.