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  • martedì 17 novembre 2015

Perché proprio quel concerto?

È perché i proprietari del Bataclan erano ebrei? O perché suonavano gli Eagles of Death Metal, che per la cronaca non sono un gruppo metal? Una risposta c'è, forse

di Justin E.H. Smith – Slate
Il Bataclan di Parigi, dopo gli attentati di venerdì 13 novembre in cui sono state uccise 129 persone. (PATRICK KOVARIK/AFP/Getty Images)

Venerdì notte sono tornato a casa, nel 19mo arrondissement di Parigi, due ore più tardi del previsto, facendo la strada in bicicletta, partendo da Gare de Lyon e passando per i quartieri attorno al Bataclan. Una larga parte del decimo e undicesimo arrondissement erano inaccessibili: la polizia stava pianificando l’intervento nella sala concerti per mettere fine a un sequestro che sembrava peggiorare ogni minuto.

Non si può dire esattamente perché i terroristi abbiano scelto un concerto degli Eagles of Death Metal per la loro carneficina (alcuni sostengono che la scelta sia ricaduta sul Bataclan, indipendentemente dal concerto, perché era di proprietà di ebrei). Ma si può certamente dire che, se lo scherzoso nome della band ha qualcosa a che fare con la scelta del luogo, allora i terroristi non ne hanno per niente, proprio per niente, colto la comicità.

I fondamentalisti violenti non sono noti per apprezzare neanche l’umorismo più semplice e comprensibile, e la comicità della band che suonava al Bataclan è invece sottile: gli Eagles originali, capitanati da Don Henley e Glenn Frey, erano la quintessenza del soft-rock; nel 1972 una loro dolorosamente sdolcinata hit si intitolava “Peaceful Easy Feeling.” Questa musica – quella degli Eagles originali – è il totale opposto del death metal, e quindi essere gli “Eagles del death metal” è concettualmente impossibile. Il nome stesso della band il cui concerto è stato attaccato venerdì è un ossimoro. I fondamentalisti odiano gli ossimori. Quello che non rientra in categorie facilmente distinguibili e a loro congeniali li spaventa, e deve perciò essere eliminato. Da qui, per esempio, l’imposizione di una divisione netta per i ruoli di uomini e donne, che l’ISIS ha portato a livelli estremi nei territori che controlla.

Nel caso di venerdì, i terroristi non potevano cogliere l’umorismo del nome della band e quindi non potevano odiarne l’ossimoro. Se per caso hanno preso in considerazione il nome della band, è probabile che abbiano colto il riferimento alle aquile – eagles, in inglese – come un tributo al potere americano (l’aquila è uno dei simboli degli Stati Uniti, ndt).

E cosa si può dire invece della parola “death” in “death metal”? Non avrebbero potuto riconoscere una certa affinità qui? Non sono forse i membri dell’ISIS dei cultori della morte? Bisogna ripetere che gli Eagles of Death Metal non sono un gruppo death metal, ma più che altro una band caratterizzata da una certa autoironia, originaria di Palm Desert, California, associata al sottogenere “desert rock,” un’innocente variazione del vivace blues rock ispirato agli anni Settanta. Ma la verità è che sono una band estremamente eclettica. Guillaume Decherf, un critico della leggendaria rivista musicale francese Les Inrockuptibles, ha scritto nella sua recensione del loro ultimo disco – Zipper Down – che si tratta, tra le altre cose, di una «rivisitazione dei Duran Duran in versione elettronica-da-fattoni». Decherf è morto venerdì sera al Bataclan. La sua ultima recensione è stata quella di Zipper Down.

In ogni caso, anche se si fosse trattato di una band metal, la spiegazione più comune che si sente dare dagli appassionati di questo genere musicale è che alla fine si tratti di un’esaltazione della vita – non un amore per la morte – che li porta a creare una musica che si spinge sul confine del rumore e che svolge la funzione di pretesto per vivere intense e divertenti esperienze collettive durante i concerti live.

Quindi gli Eagles of Death Metal non hanno niente a che fare con le aquile (che siano quelle del soft-rock o quelle del patriottismo americano) né con il death metal (che ha più a che fare con la vita che con la morte). Perché i terroristi li hanno scelti per l’attentato?

Una cosa da notare, anzitutto, è che i terroristi non hanno scelto di colpire quelli che vanno a sentire l’opera o grassi plutocrati accompagnati da donne ricoperte di diamanti. Hanno colpito i giovani, multietnici, bohémien parigini, persone che probabilmente hanno risorse finanziarie limitate ma un’infinita capacità di godersi la vita. Questa è un’immagine di un certo tipo di vita parigina che è abbastanza familiare per essere compresa anche da fondamentalisti dotati di una limitata immaginazione. E, come scritto nella rivendicazione dell’ISIS di sabato mattina, Parigi è stata scelta in parte perché è la «capitale della prostituzione e dell’oscenità».

Gli Eagles of Death Metal sono osceni? Beh, in un certo senso lo sono: gli piace mescolare cose che non dovrebbero essere mescolate. Non sono osceni, comunque, nel senso in cui molti occidentali intendono questa parola: non possiedono grandi ricchezze e risorse, né costringono gli altri a una vita di povertà. Non sono un ostacolo al benessere delle persone, alla loro salute, all’integrazione sociale dei rifugiati e di altre comunità emarginate. Queste sono le oscenità di cui l’ISIS non si preoccupa. Il loro preciso obiettivo negli attentati di Parigi era eliminare le persone che svolgono il ruolo di controllo alla rampante xenofobia e reazione violenta in Francia: uccidere l’utopia dei giovani bohémien multiculturali che credono, sopra tutte le altre cose, nella felicità.

Dopo l’attacco di Charlie Hebdo molti occidentali illusi insistettero con la tesi che l’omicidio di quegli umili fumettisti fosse un’espressione, certo esagerata e male indirizzata, di una rabbia comunque giustificabile. Nel loro amore per l’ironia, quegli artisti avevano portato la satira oltre un limite che non andava superato. Qualcuno continuerà a usare questa disgustosa argomentazione dopo gli attentati di venerdì? C’è un qualunque senso comprensibile in cui il massacro dei fan degli Eagles of Death Metal può essere letto come la reazione di un oppresso?

Ovviamente non c’è. Quello che i terroristi odiavano a gennaio e continuano a odiare oggi è un tipo di offesa che noi non potremo mai promettere di evitare. È l’offesa della felicità, del senso dell’umorismo, dell’amare gli ossimori. Questo è quello che i terroristi interpretano come un fastidio, una provocazione, e rispondono con kalashnikov e granate.

Per metterla in un modo ancora diverso, i fan degli Eagles of Death Metal e i fumettisti di Charlie Hebdo sono, dal punto di vista dei loro assassini, la stessa cosa: gli piace l’umorismo e sembrano godersi la vita. Sono osceni e meritano di morire. Ora, come conseguenza di questi attentati, non parliamo solo di ideali elevati come la libertà e la civiltà. Dobbiamo essere chiari: l’oscenità deve essere difesa.

© Slate 2015