I funzionari del ministero della Salute del Mozambico prelevano dei campioni dal contenitore in cui è stata prodotta a birra che ha causato la morte di 75 persone, 12 gennaio 2015 (AP Photo/Antonio Chimundo)
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  • giovedì 5 novembre 2015

La birra artigianale che ha ucciso 75 persone in Mozambico

L'intossicazione era avvenuta a gennaio ma solo ora sono stati diffusi i risultati di indagini e analisi: è stato un batterio della farina

I funzionari del ministero della Salute del Mozambico prelevano dei campioni dal contenitore in cui è stata prodotta a birra che ha causato la morte di 75 persone, 12 gennaio 2015 (AP Photo/Antonio Chimundo)

Lo scorso gennaio a Chitima, nel nord-ovest del Mozambico, un’intossicazione aveva coinvolto quasi trecento persone: 75 erano morte. Dopo mesi di indagini e analisi, il ministero della Salute ha presentato la sua relazione conclusiva: la causa dell’intossicazione sono dei batteri chiamati Burkholderia gladioli che hanno contaminato la birra consumata da tutte le persone coinvolte. È stato escluso invece che si sia trattato di un avvelenamento deliberato.

Il 9 gennaio quasi trecento persone che tornavano da un funerale si erano fermate al mercato di Chitima e avevano consumato una birra locale a base di farina di mais, chiamata Pombe. Quella sera stessa alcune persone erano state trovate morte nelle loro case, molte altre erano state ricoverate d’urgenza con diarrea e dolori addominali. Nei sei giorni successivi i morti erano saliti a 75. Inizialmente si sospettava un avvelenamento volontario. Lo scorso febbraio la polizia aveva annunciato l’arresto di una persona, il fratello della birraia, che secondo i media locali praticava la guarigione con erbe e metodi tradizionali locali. Diversi media internazionali avevano anche parlato dell’ipotesi di un veleno molto potente prodotto con la bile dei coccodrilli, mentre alcuni avevano ipotizzato che la causa fosse una pianta usata nella stregoneria.

I campioni della bevanda e i liquidi gastrici delle persone coinvolte erano stati inviati per delle analisi in Sudafrica e in Portogallo. I tempi dell’indagine avevano subito dei ritardi anche perché la produttrice della birra risultava tra le vittime dell’avvelenamento. L’identificazione dei batteri è infine avvenuta negli Stati Uniti: «Questa farina si è alterata dopo che il sito in cui era stata immagazzinata era stato inondato dall’acqua piovana. Nonostante fosse stata giudicata inadeguata per il consumo diretto, il proprietario l’ha ritenuta adeguata per la produzione di Pombe», ha spiegato Ilesh Jani, il direttore dell’Istituto di Sanità che ha presentato i risultati dell’indagine a Maputo mercoledì 4 novembre. Durante il processo di fermentazione della birra, questo batterio, ha prodotto elevate quantità di tossine: alcuni ne avevano consumato anche 2 litri e mezzo.

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