Un pezzo dell'aereo russo precipitato nel Sinai, in Egitto. (Suliman el-Oteify/Egyptian Prime Minister's Office via AP)
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  • domenica 1 novembre 2015

7 cose sull’aereo russo precipitato nel Sinai

Cosa sappiamo dello schianto, quanto è attendibile la rivendicazione dell'ISIS e quali sono i problemi di sicurezza degli aerei russi: per capirci qualcosa, un giorno dopo

Un pezzo dell'aereo russo precipitato nel Sinai, in Egitto. (Suliman el-Oteify/Egyptian Prime Minister's Office via AP)

Sabato 31 ottobre un aereo russo di linea diretto a San Pietroburgo si è schiantato nella penisola del Sinai, in Egitto, 20 minuti dopo essere partito dall’aeroporto di Sharm el-Sheikh, una famosa località turistica egiziana. Tutte le 224 persone a bordo sono rimaste uccise. Quello di ieri è stato uno degli incidenti aerei più gravi del 2015 e il disastro aereo peggiore nella storia della Russia. Su quanto è successo non ci sono ancora troppe certezze: la provincia dello Stato Islamico nel Sinai, un gruppo alleato all’ISIS, ha rivendicato l’abbattimento dell’aereo qualche ora dopo lo schianto, ma diversi analisti sono molto scettici sul suo reale coinvolgimento nell’incidente. Abbiamo messo insieme una guida per punti per capire cosa sappiamo per certo al momento e cosa no.

1) Cosa, dove, quando
L’aereo schiantato sul Sinai era un Airbus A321 della compagnia russa Metrojet, una piccola compagnia siberiana. Secondo le autorità egiziane a bordo c’erano 224 persone, tra cui 17 bambini – secondo i russi erano 25 – e 7 membri dell’equipaggio: dei 217 passeggeri tre erano ucraini e gli altri russi, per la maggior parte turisti. Il volo, numero 7K9268, era partito alle 5.51 di ieri mattina da Sharm el-Sheikh. Circa venti minuti dopo, perdendo improvvisamente quota da 9.500 metri, si era schiantato al centro della penisola del Sinai, a circa 100 chilometri a sud della città di Arish, in una zona piuttosto remota e difficile da raggiungere dai mezzi di soccorso anche per via della presenza di milizie jihadiste. Sul posto erano arrivate decine di ambulanze, diversi giornalisti e anche il primo ministro egiziano Sherif Ismail. I corpi dei passeggeri sono già stati trasportati al Cairo. Sul luogo dell’incidente è stata avviata un’indagine egiziana, appoggiata dal ministro dei Trasporti russo Maxim Sokolov che da ieri si trova nel Sinai.

sinai

2) L’aereo
L’Airbus A321 è il modello più grande della serie A320, una delle più popolari per i voli di linea: il Guardian stima che ogni 2,5 secondi un aereo della serie A320 atterra o decolla nel mondo. L’A321 ha iniziato ad essere usato sui voli commerciali dal 1994, e si stima che ne siano stati costruiti circa 900 esemplari. Di norma l’A321 è considerato un aereo molto sicuro: il sito Aviation Safety Network, che raccoglie dati sugli incidenti e i voli aerei di tutto il mondo, sostiene che dal 1996 l’A321 sia stato coinvolto in 16 gravi incidenti, dei quali uno solo mortale (un incidente a Islamabad, in Pakistan, nel 2010, in cui 152 persone morirono per un errore del pilota durante un atterraggio complicato dalle condizioni meteo). L’ultimo Airbus della serie A320 coinvolto in un incidente è stato il volo Germanwings 4U9525, fatto schiantare di proposito dal co-pilota Andreas Lubitz sulle Alpi francesi il 24 marzo 2015.

3) Quindi cosa può essere successo?
Ancora non è chiaro: se ne saprà di più quando verranno analizzati i dati delle due scatole nere presenti sull’aereo, che secondo il ministro dell’Aviazione egiziano Mohamed Hossam Kemal sono state già recuperate. Alcune ore dopo l’incidente alcune autorità del Sinai avevano diffuso un comunicato che parlava di “guasto tecnico”, ma il primo ministro egiziano durante una conferenza stampa ha detto che durante il volo non è stata registrata alcuna attività “irregolare”. Ancora alcune ore dopo l’incidente era circolata la notizia che il volo avesse chiesto alle autorità egiziane di fare un atterraggio di emergenza, ma il ministro dell’Aviazione egiziano ha smentito che l’aereo abbia inviato un qualche segnale di aiuto. Adel Mahgoub, il capo della compagnia statale che gestisce l’aviazione commerciale egiziana, ha detto ad Associated Press che prima del decollo di sabato l’aereo aveva passato dei controlli di sicurezza all’aeroporto di Sharm el-Sheikh. La Metrojet ha detto che non ci sono le basi «per dare la colpa ad un errore umano», dato che il pilota che guidava l’A321 aveva 12mila ore di esperienza.

A questo punto, ma va ancora tutto preso con le molle, si può pensare che l’incidente vada attribuito a un guasto dell’aereo, cosa che al momento ritengono anche le autorità statunitensi, dice il Wall Street Journal. Alexander Marquadt di ABC News ha twittato una dichiarazione della moglie del copilota dell’aereo, che ha detto: «[mio marito] prima del volo si è lamentato di nuovo che le condizioni tecniche dell’aereo fossero… Insomma, sperava fossero migliori».

Domenica Alexander Neradko, il capo dell’agenzia russa per l’aviazione civile, ha detto che l’aereo si è spezzato in volo a un’alta altitudine, senza precisare però le possibili cause.

4) E l’ISIS?
Poche ore dopo l’incidente la provincia dello Stato Islamico nel Sinai, un gruppo terroristico che opera nel Sinai e che ha giurato fedeltà all’ISIS, ha diffuso un comunicato in cui rivendica di aver fatto schiantare l’aereo. Il gruppo ha detto di aver compiuto l’attentato per ritorsione contro la Russia, che da alcune settimane ha iniziato a compiere bombardamenti sulla Siria. Nel comunicato – tradotto anche in inglese, tedesco, francese e turco – si legge:

«I soldati del Califfato sono riusciti a far schiantare un aereo russo nel Sinai. A bordo c’erano più di 220 crociati russi. O russi e chiunque sia vostro alleato: sappiate che non sarete più sicuri né in terra musulmana né in aria, e che [in Siria] ci saranno decine di uccisioni ogni giorno. I bombardamenti del vostro esercito vi si ritorceranno contro».

Il New York Times ha fatto notare che sebbene l’ISIS generalmente non rivendichi attacchi che non ha compiuto, non si può dire lo stesso dei gruppi suoi affiliati. Il coinvolgimento di terroristi è stato smentito sia dal governo egiziano sia da quello russo, oltre che da diversi esperti. Ad ogni modo non è chiaro quali armi abbia a disposizione il gruppo della provincia dello Stato Islamico nel Sinai. È noto dal 2013 ad esempio che la divisione locale di al Qaida che opera in Nordafrica ha a disposizione dei missili terra-aria del tipo SA-7a e SA-7b in grado di far schiantare un aereo di linea, ma solamente nella fase di decollo e non alle altitudini a cui stava viaggiando l’A321. Nel gennaio del 2014, comunque, il gruppo che ha rivendicato l’attentato – che allora non era ancora affiliato all’ISIS – utilizzò un lanciamissili mobile per colpire un elicottero dell’esercito egiziano.

Nel caso la rivendicazione fosse corretta, l’altra ipotesi in ballo è che sull’aereo fosse stata piazzata una bomba: è quello che sostengono da ore alcuni analisti, ma solamente nel caso in cui si scopra che sia stato effettivamente compiuto un attentato.

5) Come hanno reagito le altre compagnie
Dopo l’incidente, due importanti compagnie aeree europee come Lufthansa e Air France hanno detto che eviteranno di passare sopra il Sinai prima che vanga chiarita la causa dell’incidente. Il Sinai è una zona parecchio trafficata da aerei, molti dei quali sono diretti nella nota località turistica di Sharm el-Sheikh. Deviare rotte commerciali ben avviate è comunque una misura “estrema”, che comporta un consumo più alto di carburante, maggior tempo per percorrere la tratta – e dunque un aumento dei costi – e in generale una situazione più complicata da gestire per le autorità che controllano il traffico. Domenica mattina anche Emirates, una delle più grosse compagnie aeree al mondo, ha annunciato che fino a quando si saprà di più sull’incidente dell’A321 i suoi aerei eviteranno di passare sopra al Sinai.

6) Il problema dell’aviazione civile in zone di guerra
L’incidente dell’A321 ha posto nuovamente la questione di far volare aerei commerciali in prossimità di zone di guerra. Nel marzo del 2015, l’agenzia federale per l’aviazione americana aveva consigliato alle compagnie aeree di evitare di volare proprio sopra il Sinai, a causa di «potenziali rischi associati ad attività terroristiche». Nello specifico l’agenzia sconsigliava di volare sotto gli ottomila metri, citando i rischi di eventuali lanciamissili, mortai e armi da fuoco. Le compagnie aeree si sono fatte più attente a questi richiami da quando nel luglio 2014 un aereo della Malaysia Airlines è stato abbattuto in territorio ucraino da un sofisticato lanciamissili di fabbricazione russa, probabilmente utilizzato da miliziani filorussi. Il New York Times ha spiegato che da allora l’agenzia dell’ONU che si occupa di aviazione e l’International Air Transport Association, un’associazione che riunisce diverse compagnie aeree, stanno studiando dei modi per condividere notizie più rapidamente sull’agibilità aerea delle zone di guerra.

7) Gli aerei russi hanno un problema di sicurezza?
Sembra di sì: secondo un recente report della International Air Transport Association, condurre una linea aerea commerciale in Russia è in media quattro volte più pericoloso che nel resto del mondo. Mashable ha spiegato che il problema riguarda soprattutto le compagnie aeree più piccole.

«Fra le cause delle cattive prestazioni delle piccole compagnie aeree russe gli esperti citano l’inadeguatezza delle leggi in materia, la corruzione e in generale una scarsa cultura delle procedure di sicurezza. Uno dei problemi più vistosi e ignorati è quello relativo alla certificazione da pilota e al suo addestramento. Nel corso delle indagini dell’incidente aereo che il 7 settembre 2011 uccise tutti i membri della squadra di hockey della Lokomotiv Jaroslavl’, si è scoperto che uno dei piloti aveva falsificato i propri documenti di volo e che un altro aveva in corpo una sostanza proibita».

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