Come funziona Bookcity

Informazioni per milanesi e non milanesi sul festival di libri assai particolare che si è appena concluso

Domenica si è chiusa a Milano la quarta edizione di Bookcity, una manifestazione di quattro giorni dedicata ai libri che – forte della sua collocazione geografica nella città dei maggiori editori italiani – ha occupato rapidamente un posto importantissimo nella geografia dei festival ed eventi che si occupano di promuovere i libri. Le cifre ufficiali del Comune e dei promotori sono state di 150 mila visitatori di cui 27 mila studenti provenienti da 250 scuole, 200 luoghi della città, 250 case editrici coinvolte, 250 volontari, 1500 ospiti, 800 eventi, tra presentazioni, dibattiti, mostre, reading e seminari: ma dopo le recenti rivelazioni sui numeri gonfiati del Salone del Libro di Torino, sulle cifre ufficiali in generale è meglio ritrovare una certa cautela. E come per ogni altro festival è impossibile stabilire quanti libri siano stati effettivamente venduti, ma l’impressione generale è che il rapporto tra la quantità degli appuntamenti e quella delle vendite penda decisamente a favore dei primi. La particolarità di Bookcity è che a differenza dei festival più noti che si svolgono nelle città di provincia in sedi abbastanza vicine da permettere al pubblico di spostarsi da un evento all’altro anche a piedi o in bicicletta, e di “occupare la città”, questo è un caso raro – forse unico: a Torino o Roma si svolgono fiere molto concentrate – di evento diffuso che si svolge in una grande città, in cui i tantissimi appuntamenti non sono soltanto in centro, ma anche sparsi nella cosiddetta «Grande Milano». Quest’anno, per esempio, ci sono stati incontri anche a Bresso, Sesto San Giovanni, Bruzzano, San Giuliano Milanese o Rozzano. Il modello di Bookcity è Pianocity, tre giorni di concerti sparsi per la città che si svolge a Milano ogni maggio dal 2011.

Bookcity è organizzata dal Comune di Milano e da un Comitato promotore formato da quattro fondazioni: Mondadori, Rizzoli-Corriere della sera, Feltrinelli e Scuola per Librai, che fa capo al Gruppo GeMS. Anche se si tratta delle fondazioni di quattro tra i primi cinque gruppi editoriali italiani (l’unico che manca è Giunti, quarto per fatturato), la decisione di affidare la gestione alle fondazioni, invece che alle case editrici, è stata presa per evitare battaglie tra i grandi editori per accaparrarsi i posti e gli orari migliori, oltre che per garantire anche la presenza degli editori più piccoli. Sabato sera alla festa Milano Book Party, organizzata da un gruppo di piccoli editori, sono entrati in 2000 pagando, come biglietto di ingresso, 1 euro più un libro. La Fondazione Alberto ed Arnoldo Mondadori, peraltro, è stata creata dagli eredi Mondadori e, quindi, oltre che il Gruppo Mondadori, che continua a finanziarla, riguarda anche Luca Formenton, presidente di Bookcity e proprietario del Gruppo il Saggiatore. La Fondazione Mondadori si è occupata del piano scuola, Rizzoli e GeMs degli aspetti più amministrativi. In posizione più laterale ci sono l’AIE, l’Associazione Italiana Editori, l’AIB, Associazione Italiana Biblioteche, e l’ALI, Associazione Librai Italiani.

Quest’anno Bookcity è costata circa 400 mila euro, e ne ha incassati pochi di più, chiudendo sostanzialmente in pareggio. Ogni Fondazione dà a Bookcity circa 20 mila euro ogni anno.  Alcuni finanziamenti destinati a iniziative dell’Expo legate ai giovani sono stati dirottati su Bookcity Young, una serie di eventi in biblioteca destinati ai bambini. ll Comune di Milano ha però messo a disposizione gratis le sedi, comprese di cosiddetto “guardianato”, cioè di qualcuno che le aprisse e presidiasse durante gli incontri, insieme a volontari e organizzatori. L’organizzazione è stata gestita da due società esterne, la Trivio Quadrivio che si è occupata di volontari e cartelloni, e la H+ che ha gestito gli incontri al Castello Sforzesco e all’Ansaldo. È questo il maggiore costo di Bookcity, ma è coperto interamente dagli sponsor tra cui ci sono Intesa San Paolo, Poste italiane, Gioco del Lotto, Fastweb, Lavazza, Borsa, Fondazione Fiera, oltre a una miriade di sponsor tecnici, che non danno soldi, ma partecipano mettendo a disposizione beni o servizi, e sono altri costi di cui la manifestazione è sollevata (altri famosi festival hanno costi complessivi più alti). L’altro grande costo è rappresentato dagli autori che, ovviamente, mangiano, si spostano e vanno a dormire (anche se la collocazione milanese aiuta a coinvolgerne molti gratuitamente). In questo caso a pagare sono gli editori che propongono a Bookcity gli autori da invitare, pensano a come metterli insieme nelle presentazioni e di fatto danno forma a un programma che Bookcity, più che ideare, coordina e gestisce.

Per avere una struttura più stabile, rapporti istituzionali più solidi e accedere a finanziamenti a lungo termine, quest’anno il comitato promotore ha deciso di trasformarsi in un’associazione, che ha uno statuto diverso. Si chiama Associazione BookCity Milano, il presidente è Piergaetano Marchetti, che dal 2004 è anche presidente della Fondazione Corriere della Sera e dal 2005 al 2012 è stato Presidente del Consiglio di Amministrazione di RCS MediaGroup.