Donald Trump in Iowa il 21 ottobre 2015. (Scott Olson/Getty Images)

Quelli che stanno con Trump

Le teatrali foto dei comizi del candidato che – finché dura – è in testa nei sondaggi tra i Repubblicani statunitensi

Donald Trump in Iowa il 21 ottobre 2015. (Scott Olson/Getty Images)

Il racconto della campagna elettorale di Donald Trump gira inevitabilmente attorno a due registri diversi: il primo è quello dell’allarme e della preoccupazione per il fatto che un personaggio come lui possa trovarsi da ormai quasi tre mesi in testa a tutti i sondaggi tra i candidati del Partito Repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti; il secondo è quello dello strano-ma-vero o del freak show, del “sentiamo cosa ha detto oggi Trump”. Il piano più utile per discutere di Trump probabilmente è quello intermedio: ancora oggi la grandissima parte degli osservatori esperti di politica statunitense esclude che possa vincere le primarie dei Repubblicani, figuriamoci le presidenziali, ma allo stesso modo sempre meno persone negli Stati Uniti considerano questa storia una barzelletta.

Quattro anni fa a questo punto in testa ai sondaggi tra i Repubblicani c’era Herman Cain, bizzarro imprenditore proprietario di una catena di pizzerie e con la passione per il canto, che si ritirò ancor prima che cominciassero le primarie; otto anni fa invece c’era Rudolph Giuliani, che poi perse rovinosamente. Insomma, la storia recente ci dice che i sondaggi dell’estate precedente alle primarie non dicono molto sul modo in cui andranno a finire le cose, e che probabilmente a un certo punto tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 gli elettori statunitensi del Partito Repubblicano si guarderanno intorno e cercheranno un candidato che possa davvero vincere le elezioni di novembre. Anche quelli che si vedono in questi giorni agli affollatissimi e teatrali comizi di Donald Trump.