Justin Trudeau, Stephen Harper e Tom Mulcair (Ap Photo)
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  • domenica 18 Ottobre 2015

Si sta votando in Canada

I tre principali partiti sono racchiusi in dieci punti percentuali, dicono i sondaggi: sarà determinante il voto degli immigrati

Justin Trudeau, Stephen Harper e Tom Mulcair (Ap Photo)

Lunedì 19 ottobre, in Canada si vota per le elezioni parlamentari e secondo i sondaggi i tre principali partiti politici canadesi sono racchiusi in una forbice di appena una decina di punti percentuali. Quella appena terminata è stata la più lunga – e secondo alcuni la più brutta – campagna elettorale della storia del Canada. I principali candidati si sono confrontati per undici settimane senza risparmiarsi attacchi anche molto duri nel tentativo di conquistare alcuni distretti chiave, necessari per vincere le elezioni. Una cosa insolita per un paese occidentale è che il voto delle comunità degli immigrati domani sarà probabilmente determinante.

Il Canada è una monarchia costituzionale con un sistema che da qualche anno è oramai incardinato su tre partiti principali. Secondo gli ultimi sondaggi, oggi in testa c’è il Partito Liberale, una formazione di centrosinistra guidata da Justin Trudeau. Dietro ai liberali ci sono i conservatori del primo ministro Stephen Harper e, con un leggero distacco dai primi due, il Nuovo Partito Democratico (NDP) guidato da Tom Mulcair, un’altra formazione di centrosinistra.

Stando ai sondaggi, l’esito delle elezioni sembra praticamente già deciso: i liberali hanno un margine tra i 5 e i 7 punti percentuali rispetto ai conservatori. Anche se non dovessero riuscire ad ottenere una maggioranza parlamentare da soli, i leader del NDP hanno già detto di essere disposti a formare un governo di coalizione con i liberali. I due partiti di centrosinistra riuscirebbero così a battere Harper, che con i conservatori è al potere dal 2006 e ha già vinto tre elezioni consecutive (nel 2006, quelle anticipate del 2008 e poi di nuovo le elezioni anticipate del 2011).

Diversi cose potrebbero però complicare la situazione. Molti quotidiani, ad esempio, hanno fatto notare in questi giorni come le recente elezioni nel Regno Unito, in Israele e in Grecia abbiano mostrato i limiti dei sondaggi. Elezioni che il giorno prima del voto sembravano essere molto in bilico si sono poi rivelate nette vittorie per uno dei partiti in corsa. Un altro elemento è che in Canada c’è una lunga tradizione di governi di minoranza. I tre governi di Harper, ad esempio, sono tutti stati di minoranza (si verifica quando il governo cerca di volta in volta i voti necessari ad approvare i singoli provvedimenti). Raramente invece si sono visti governi di coalizione.

Un altro problema ancora è che la percentuale di consenso di cui gode un partito non rispecchia necessariamente il numero di seggi che otterrà in Parlamento. Come nel Regno Unito, anche in Canada il sistema elettorale è “first past the post”. In sostanza, viene eletto il candidato che in ogni singolo collegio elettorale ottiene la maggioranza dei voti: significa che un ipotetico partito in grado di ottenere il 20 per cento dei voti a livello nazionale, ma che non riesce a raggiungere la maggioranza relativa dei voti in nessun singolo collegio, non riceve nemmeno un seggio in Parlamento. Questo sistema premia il cosiddetto “voto efficiente”, cioè quello che riesce a concentrare il giusto numero di voti sufficiente a vincere il collegio, non di meno né di più. Il partito conservatore è quello che si è dimostrato più abile in queste operazioni e negli ultimi anni è sempre riuscito a ottenere un numero di seggi in Parlamento proporzionalmente più alto rispetto alla percentuale dei voti totali che raccoglieva.

Nel sistema elettorale canadese i singoli collegi sono molto importanti e l’attenzione degli osservatori e dei politici si è concentrata nelle ultime settimane su una serie di nuovi collegi creati per la prima volta e su quelli considerati più in bilico, cioè quelli in cui è più probabile che cambi la maggioranza tra un’elezione e un’altra. E questo porta all’importanza degli immigrati nel voto di domani.

Il Canada è uno dei paesi occidentali con le politiche più aperte nei confronti dell’immigrazione e della concessione della cittadinanza. In tutto il paese esistono molte comunità formate da persone nate all’estero o da immigrati di seconda generazione con la cittadinanza canadese. Molti di questi gruppi vivono nelle aree urbane del Canada e costituiscono ampie percentuali in alcuni dei collegi che saranno contestati alle elezioni di domani.

Harper ha condotto buona parte della campagna elettorale su temi importanti per le comunità di immigrati, ad esempio prendendo posizioni dure contro il niqab, il velo che lascia scoperti soltanto gli occhi indossato da alcune donne di religione musulmana: le posizioni di Harper hanno provocato la reazione contraria di alcune comunità di musulmani, ma allo stesso tempo hanno spinto verso i conservatori una parte della maggioranza dei migranti non-musulmani, molti dei quali vedono nel velo un problema per l’integrazione. I partiti dell’opposizione, invece, hanno cercato di convogliare l’attenzione sulla situazione economica del Canada, un tema su cui Harper è più vulnerabile visto che dopo anni di crescita l’economia nazionale ha cominciato a essere in difficoltà a causa del calo del prezzo del petrolio, una delle principali esportazioni del paese.