Il bielorusso Sergei Zhigalko e il norvegese Magnus Carlsen ai Campionati del mondo di scacchi Rapid e Blitz a Berlino, 12 ottobre 2015. (Sebastian Reuter/Getty Images for World Chess by Agon Limited)
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  • martedì 13 Ottobre 2015

Facce da giocatori di scacchi

Le foto più belle dei campionati del mondo in corso a Berlino, che mostrano gesti, smorfie e tensioni sportive a cui non siamo abituati

Il bielorusso Sergei Zhigalko e il norvegese Magnus Carlsen ai Campionati del mondo di scacchi Rapid e Blitz a Berlino, 12 ottobre 2015. (Sebastian Reuter/Getty Images for World Chess by Agon Limited)

A Berlino sono in corso in questi giorni i Campionati del mondo di scacchi “Rapid” e “Blitz”, due varietà del gioco determinate dal tempo che hanno a disposizione i giocatori per concludere la partita. Il torneo di “Rapid” si è concluso lunedì con la vittoria del norvegese Magnus Carlsen, che ha 24 anni ed è campione del mondo di scacchi dal novembre 2013. Il torneo di “Blitz” (detto anche gioco lampo, in italiano) terminerà invece domani. Nel “Rapid” ogni giocatore ha a disposizione un tempo di riflessione totale – le pause tra le mosse dell’avversario e le sue – che non possono durare più di 60 minuti: le partite durano quindi al massimo due ore. Nel gioco lampo invece, ogni scacchista ha al massimo cinque minuti di riflessione e le partite quindi non possono durare più di dieci minuti.

Le foto che raccontano i tornei sono decisamente diverse da quelle delle competizioni sportive a cui siamo abituati, piene di muscoli contratti, sudore, vitalità e corpi perlopiù giovani: qui si va dai ragazzini dall’aspetto più o meno nerd ai cinquantenni con capelli grigi e pancetta, intabarrati in gilè di piumino o in maglioni sformati. I corpi sono immobili e curvi e tutto si concentra nelle smorfie del viso e degli occhi, da dove traspare il lavorio frenetico per trovare la mossa giusta. I giocatori siedono l’uno di fronte all’altro e a volte sembrano quasi davanti allo specchio: stessa posizione delle mani, a coprirsi la faccia o sorreggere il mento, e stessa espressione indirizzata sulla scacchiera. Ogni tanto qualcuno guarda l’avversario e lascia trasparire una punta di soddisfazione, decisamente molto lontana dall’esultanza che associamo alla vittoria o al punto segnato in altri sport.