PRAKASH MATHEMA/AFP/Getty Images
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  • lunedì 12 Ottobre 2015

Il Nepal ha un nuovo primo ministro

È Sharma Oli, leader del Partito Comunista, eletto per risolvere la crisi politica con l'India e avviare finalmente la ricostruzione dopo i recenti terremoti

PRAKASH MATHEMA/AFP/Getty Images

Domenica 11 ottobre il parlamento del Nepal ha eletto Khadga Prasad Sharma Oli come nuovo primo ministro: Sharma Oli, 63enne leader del Partito Comunista del Nepal, ha battuto nella votazione di domenica il primo ministro uscente Sushil Koirala con 338 voti contro 249, grazie al sostegno di molti partiti minori del parlamento nepalese. Sushil Koirala era stato eletto nel febbraio del 2014, ma la nuova costituzione del Nepal, entrata in vigore il 20 settembre e molto voluta da Koirala, imponeva anche nuove elezioni per il primo ministro: come ha raccontato il New York Times, Koirala ha cercato sostegno in parlamento per una rielezione, ma i molti problemi che sta affrontando il paese – dalle tensioni con l’India alla ricostruzione dopo i terremoti di qualche mese fa – hanno spinto molti partiti nepalesi a cercare una nuova guida per il governo del paese.

Uno dei primi problemi che dovrà affrontare Sharma Oli – che non ha ancora deciso la composizione del suo governo – sarà la gestione dei difficili rapporti del Nepal con l’India, che hanno un’origine piuttosto antica dovuta alla vicinanza geografica e ai rapporti commerciali tra i due paesi, ma che sono stati complicati negli ultimi tempi dal presunto appoggio dell’India ai Madhesi, un gruppo etnico del sud del paese che si sta opponendo all’attuazione della nuova Costituzione. Tra le riforme decise dalla nuova costituzione c’è anche lo spostamento di alcuni confini regionali interni, che secondo i Madhesi e altri gruppi etnici del paese è motivato dalla volontà di renderli politicamente meno rilevanti (il governo, in pratica, è accusato di fare qualcosa di simile al gerrymandering). Per questa ragione da settimane i Madhesi stanno organizzando proteste piuttosto dure in tutto il sud del paese.

Le manifestazioni, durante le quali sono morte in tutto 45 persone, hanno portato in molti casi anche alla chiusura o al rallentamento del traffico lungo il confine con l’India e hanno complicato l’arrivo dall’India dei camion cisterna che riforniscono il paese di carburante. Come conseguenza, da diverse settimane i rifornimenti di auto private sono vietati nel paese e il carburante viene razionato. Secondo molti nepalesi, stando a quel che scrivono i giornali, il blocco dei rifornimenti è stato deciso dal governo indiano per favorire la protesta dei Madhesi, fare pressione sul governo nepalese e interferire nella politica interna del Nepal. Anche se l’India ha negato la cosa, l’elezione di Sharma Oli, da sempre su posizioni più dure sui rapporti con l’India rispetto al suo predecessore, è stata vista da molti come un segnale della volontà del parlamento affermare l’indipendenza politica del Nepal dall’India e di sostenere la nuova costituzione, che il governo indiano ha più volte criticato. Il primo ministro indiano Narendra Modi ha chiamato Sharma Oli per congratularsi della sua elezione: un gesto che secondo molti è anche un segnale di distensione tra i due paesi.

Oltre alla gestione dei rapporti con l’India, Sharma Oli dovrà anche affrontare i grossi problemi legati alla ricostruzione del paese dopo i gravi terremoti del maggio e dell’aprile scorso, che hanno ucciso in tutto più di 9.000 persone lasciandone diversi milioni bisognose di aiuti di diverso genere. La ricostruzione finora è stata lenta e complicata. Oltre alla scarsità di fondi, l’incertezza politica degli ultimi mesi – in cui si è discusso quasi esclusivamente della nuova costituzione – ha fatto sì che anche i fondi già stanziati e gli aiuti ricevuti da paesi stranieri non siano stati assegnati e spesi. L’agenzia per la ricostruzione (NRA) che avrebbe dovuto gestire e supervisionare i lavori in tutto il paese, ha raccontato il Guardian, esiste solo sulla carta: il suo direttore è stato nominato ma le leggi che avrebbero dovuto renderla operativa non sono mai state approvate dal parlamento e probabilmente non lo saranno per ancora diverse settimane, a causa della chiusura programmata del parlamento per alcune settimane in concomitanza con alcune festività nazionali.

Nelle aree più coinvolte maggiormente dai terremoti degli scorsi mesi migliaia di persone hanno superato la stagione dei monsoni vivendo in fragili baracche di lamiera e ora si preparano ad affrontare l’inverno senza case accoglienti o vestiti adatti al freddo. Il governo, per ora, ha distribuito solo una piccola parte degli aiuti che aveva promesso: abbastanza per superare l’emergenza dei primi mesi dopo il terremoto, ma non abbastanza per una vera ricostruzione. Ogni famiglia colpita dal terremoto ha ricevuto un piccolo sussidio in denaro e, in molti casi, tende e teli impermeabili per creare alloggi temporanei: il governo, che aveva promesso di sovvenzionare la costruzione delle nuove case, per ora è arrivato solo al punto di inviare nelle aree colpite dal terremoto gli ingegneri per la pianificazione delle opere di ricostruzione.