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Il progetto di Google per rendere più veloci le pagine web

Si chiama AMP e sarà sperimentato da 30 siti di news per risolvere il problema dei problemi degli smartphone

Google ha da poco avviato “Accelerated Mobile Pages” (AMP), un nuovo progetto per rendere più rapido il caricamento delle pagine web, soprattutto da dispositivi mobili. L’iniziativa coinvolge alcune delle più grandi aziende di Internet e una trentina di editori, che potranno utilizzare sui loro siti le nuove tecnologie messe a disposizione da Google in formato aperto (open source), quindi modificabili e adattabili da tutti.

La presenza di foto, video, infografiche, animazioni, banner pubblicitari e tasti per la condivisione sui social network ha reso le pagine molto pesanti e complicate da elaborare, cosa che si riflette in un loro caricamento molto lento, spesso a prescindere dalla potenza del proprio telefono e della velocità della connessione dati che si sta utilizzando. Una pagina che si carica lentamente ha più probabilità di essere abbandonata dal lettore ancora prima che sia stata aperta, con la conseguente perdita di una visita al proprio sito e la mancata visualizzazione dei contenuti pubblicitari. AMP offre una serie di strumenti, basati sugli standard del web già disponibili da tempo, per migliorare le cose e rendere le pagine più leggere, senza rinunciare alla qualità della grafica e alla varietà dei contenuti.

Google ha pensato ad AMP dopo un lungo confronto con gli editori che fanno parte della Digital News Initiative (DNI), annunciata lo scorso aprile dalla società statunitense e volta a offrire nuove soluzioni per semplificare la vita a chi gestisce i siti di informazione. DNI è anche nata dalla necessità di migliorare i rapporti tra Google ed editori, che per anni hanno accusato l’azienda di lucrare sui loro contenuti attraverso la sezione Google News. La collaborazione mira a superare questi contrasti e trovare qualche compromesso, offrendo agli editori nuove opportunità di ricavo e a Google la possibilità di guadagnare qualcosa con la pubblicità, grazie ai suoi sistemi per la gestione dei banner e l’analisi delle campagne pubblicitarie.

In questa prima fase, AMP sarà sperimentato dagli editori con l’assistenza tecnica di Google: i primi si occuperanno dei contenuti, il secondo di offrire gli strumenti per diffonderli online in formati più leggeri e adatti per i dispositivi mobili. Per assicurare ulteriore velocità, gli articoli non saranno conservati solamente sui server dei siti dei giornali: una copia sarà conservata da Google sui suoi server, molto più veloci e potenti, senza costi per gli editori. E naturalmente Google offrirà agli editori l’assistenza necessaria per la pubblicità, offrendo i suoi servizi, ma anche la possibilità di utilizzare altri network pubblicitari. I formati pensati per AMP permetteranno anche di dotare i siti di informazione di forme in abbonamento e a pagamento per la lettura degli articoli.

Ad AMP partecipano alcuni dei più grandi editori e giornali del mondo come BBC, Condé Nast, Financial Times, Mashable, Huffington Post, New York Times, Washington Post, Time e Hearst. Per l’Italia partecipa al progetto La Stampa.