Constantin Malic in una foto scattata a Chisinau, in Moldavia il 28 maggio 2015. (AP Photo/Vadim Ghirda)
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  • mercoledì 7 ottobre 2015

I traffici di materiale radioattivo in Moldavia

Un'inchiesta di AP racconta l'esistenza di reti criminali che vendono materiali per costruire bombe nucleari: c'entrano ex agenti segreti russi e alcuni gruppi estremisti islamici

Constantin Malic in una foto scattata a Chisinau, in Moldavia il 28 maggio 2015. (AP Photo/Vadim Ghirda)

Mercoledì 7 ottobre Associated Press ha pubblicato un’inchiesta sull’esistenza in Moldavia di alcune reti illegali messe in piedi per trafficare materiale radioattivo e pericoloso. Secondo AP, le reti sono legate ad alcuni cittadini russi – tra cui ex agenti dei servizi segreti – e vengono usate per vendere materiale radioattivo a diversi gruppi estremisti, alcuni dei quali hanno tra i loro obiettivi la guerra all’Occidente. L’inchiesta di AP si è basata sul lavoro di un’unità speciale della polizia moldava, che per anni ha compiuto operazioni sotto copertura per cercare di fermare la vendita di materiali che possono essere usati tra le altre cose per produrre armi nucleari. AP scrive che negli ultimi cinque anni ci sono stati almeno quattro tentativi di vendita: in un caso il compratore diceva di essere un rappresentante dello Stato Islamico (o ISIS).

L’unità della polizia moldava che per circa cinque anni ha collaborato con l’Interpol per smontare le reti criminali era guidata da Constantin Malic, un agente moldavo di poco più di 30 anni che si imbatté per la prima volta in questo tipo di traffici nel 2009. Quell’anno Malic stava seguendo un caso di contraffazione di denaro che coinvolgeva alcuni trafficanti dal Mar Nero a Napoli. Un suo informatore legato a quel caso gli parlò un po’ casualmente del fatto che negli anni precedenti alcuni trafficanti gli avevano proposto l’acquisto di materiale radioattivo, in particolare uranio, che se viene arricchito può essere usato nel processo di costruzione dell’arma nucleare.

Proprio in quel periodo il governo statunitense aveva iniziato un programma per addestrare la polizia moldava a fermare le attività del mercato nero del nucleare. La Moldavia era diventata da anni un centro di importanti traffici illegali, per ragioni geografiche e politiche. Nella sua prima indagine, nel 2010, Malic e la sua squadra arrestarono tre persone che erano coinvolte nella vendita di uranio probabilmente proveniente dal reattore nucleare di Chernobyl, in Ucraina. L’Ucraina confina con la Moldavia e i controlli di frontiera non sono particolarmente rigidi. Tra i due stati si trova anche la Transnistria, territorio della Moldavia che si è autoproclamato indipendente nel settembre 1990 e su cui la Russia ha grande influenza (nel marzo del 2014 il parlamento della Transnistria fece richiesta formale di annessione alla Russia). In Transnistria la polizia moldava non entra – ci sono circa 2mila soldati russi, in compenso – e per i trafficanti russi è molto facile mettere in piedi delle reti illegali senza particolari controlli da parte delle autorità.

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AP ha raccontato anche altri casi che hanno coinvolto l’unità della polizia moldava di Malic. Parecchi mesi dopo la prima indagine, Malic cominciò a indagare su un caso che riguardava la vendita di uranio arricchito. L’uomo che agiva per conto del venditore era un ex agente del KGB di nome Teodor Chetrus che viveva in un piccolo paesino in Moldavia, al confine con l’Ucraina. Chetrus aveva contattato l’informatore di Malic dicendogli che cercava un compratore mediorientale che “odiasse” gli americani. Malic ha raccontato ad AP: «[Chetrus] ha detto diverse volte che il materiale in vendita doveva avere un compratore di uno stato islamico che volesse costruire una “bomba sporca [ovvero una bomba che unisce materiale radioattivo con esplosivi convenzionali, ndr]». L’accordo era questo: Chetrus avrebbe venduto 10 grammi di uranio per 320mila euro; il compratore lo avrebbe testato e se fosse stato interessato a continuare la collaborazione avrebbe comprato un chilo di uranio a settimana, al prezzo di 32 milioni di euro, fino alla quantità desiderata. In pratica si trattò per 10 chili di uranio, circa un quinto di quello che fu usato per bombardare la città giapponese di Hiroshima durante la Seconda guerra mondiale.

Chetrus, come si scoprì poi durante l’indagine, lavorava per Alexandr Agheenco, conosciuto con il soprannome “il colonnello”, un uomo di nazionalità sia russa che ucraina e residente in Transnistria. La vendita della prima quantità di uranio fu organizzata in maniera piuttosto macchinosa. Nel giugno 2011 Agheenco diede dei soldi a un poliziotto della Transnistria per portare l’uranio al di là del confine, in territorio moldavo. Mandò in Moldavia anche sua moglie, Galina, con il compito di prendere in consegna l’uranio dal poliziotto e lasciarlo a Chetrus, che l’avrebbe poi venduto al compratore. La polizia moldava, invece che aspettare la consegna dell’uranio e indagare sulla rete di trafficanti, intervenne e arrestò Chatrus e Galina. Il poliziotto che aveva portato l’uranio in Moldavia riuscì a scappare in Transnistria, dove né lui né Agheenco potevano essere raggiunti dalla polizia.

Europe Nuclear SmugglersTeodor Chetrus viene arrestato da un poliziotto moldavo a Chisinau, in Moldavia, il 27 giugno 2011.(Moldova Police via AP)

Malic, ha raccontato AP, era furioso perché pensava che se la polizia non fosse intervenuta le indagini avrebbero portato a individuare i capi della rete. Da successive indagini si scoprì per esempio che Chetrus aveva avviato una vendita separata di materiale nucleare a un medico sudanese, Yosef Faisal Ibrahim. Né le autorità né AP sono riusciti a capire cosa Ibrahim volesse fare esattamente con quel materiale. Galina fu condannata a soli tre anni di prigione perché aveva un bambino appena nato; Chetrus a cinque anni ma uscì dopo averne scontati tre.

A metà del 2014 Malic ebbe a che fare con un caso che coinvolse un informatore di nome Valentin Grossu e il suo fornitore, un ex agente dei servizi segreti russi (il FSB, che sostituì il KGB). Grossu voleva vendere all’ISIS del cesio-137, una sostanza radioattiva usata per fare delle “bombe sporche”. Secondo la ricostruzione di AP, il fornitore di Grossu aveva spiegato così la sua scelta: «Loro [l’ISIS] hanno i soldi e sapranno cosa farci», riferendosi al cesio-137. A febbraio Grossu e altri due uomini furono arrestati dalla polizia, ma l’ex agente del FSB e una rilevante quantità di cesio scomparvero.

Europe Nuclear SmugglersUna fiala contenente del cesio sul sedile della macchina di Valentin Grossu, il 19 febbraio 2015. (Moldova Police via AP)

Nel maggio del 2015 l’FBI organizzò una cerimonia per Malic e la sua squadra per i risultati raggiunti con le loro indagini. Il dipartimento di polizia moldava per cui lavorava Malic è stato però nel frattempo smantellato per polemiche interne che hanno coinvolto anche diversi politici moldavi.

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