Una casa senza porte di Shani Shignapur (PUNIT PARANJPE/AFP/Getty Images)
  • Cultura
  • mercoledì 7 Ottobre 2015

Il paese indiano dove le case non hanno le porte

Si chiama Shani Shinganapur e da decenni funziona così per una tradizione religiosa: ci sono però eccezioni e qualche lamentela

Una casa senza porte di Shani Shignapur (PUNIT PARANJPE/AFP/Getty Images)

Shani Shinganapur è un paese dello stato indiano di Maharashtra a circa 200 chilometri da Mumbai, in cui – con qualche piccola eccezione –  le case non hanno porte. Shani Shinganapur è abitato da circa 5 mila persone e gli unici edifici ad essere chiusi, ma non con serrature, sono la banca, che ha aperto una filiale nel 2011, e la stazione di polizia che esiste solo da poche settimane. Il villaggio è diventato noto fuori dall’India negli anni Novanta dopo essere stato mostrato in un film e da allora Shani Shinganapur è diventata una meta per migliaia di turisti e pellegrini.

La tradizione di non avere delle porte ha a che fare con una credenza religiosa e con la fede nella divinità protettrice del villaggio, Shani. Secondo una leggenda, centinaia di anni fa una lastra di ferro e pietra venne trasportata sulla riva di un fiume dopo un’alluvione. Quando i curiosi si avvicinarono alla lastra e la colpirono, l’oggetto iniziò a grondare sangue. Quella notte la lastra, dicendo di essere il dio Shani, apparve in sogno a un contadino e parlò dicendo di voler rimanere nel villaggio e di voler proteggere i suoi abitanti da ogni pericolo. I contadini, il giorno dopo, trasportarono la lastra sulla terraferma e cominciarono a costruirci intorno un tempio per ospitarla. Durante la costruzione dell’edificio le pareti crollarono e alcuni lavoratori rimasero feriti. Si decise allora che nessun tempio tradizionale avrebbe potuto ospitare il dio Shani e il santuario è rimasto un semplice spazio aperto su cui la lastra è stata posata e dove si trova ancora oggi.

Gli abitanti del villaggio hanno seguito l’esempio del santuario eliminando le porte delle loro case e continuando a credere che chiunque rubi o commetta cattive azioni nel villaggio sarà condannato a vivere sette anni e mezzo di sfortuna. Durante la notte alcuni abitanti proteggono le entrate delle case con qualche pannello di legno o con dei tendaggi, ma si tratta più che altro di stratagemmi per tenere lontani gli animali selvatici.

L’economia del villaggio ruota intorno al tempio e i suoi funzionari, come la maggior parte degli abitanti del villaggio, difendono con forza la tradizione di non avere porte. C’è anche chi critica la tradizione, però: alcuni abitanti, soprattutto quelli più giovani, denunciano la mancanza di privacy e minacciano di costruirsi case con delle serrature; per altri l’usanza di non avere porte è diventata semplicemente un modo per attrarre i turisti, e anche il racconto di un villaggio in cui i furti o la criminalità non esistono è diventato funzionale a questo scopo. Ma non è del tutto vero, dicono: soprattutto negli ultimi anni ci sono state diverse testimonianze di borseggi e rapine, e molti furti non vengono denunciati dai turisti proprio a causa della pressione degli abitanti del villaggio. Per la prima volta nella storia di Shani Shinganapur, lo scorso settembre, è stata aperta una stazione di polizia.

Per gli edifici che hanno le porte si cerca comunque di trovare un compromesso con la tradizione. Un impiegato della UCO Bank di Shani Shinganapur ha spiegato che nella filiale c’è una porta, che non ha una serratura tradizionale, ma un blocco elettromagnetico controllato a distanza: «Non possiamo palesemente rompere con le tradizioni, ma non possiamo nemmeno compromettere la sicurezza». E l’ispettore della nuova stazione di polizia ha spiegato che anche il loro edificio non ha una serratura, così come la cella interna, chiusa semplicemente con un lungo chiavistello.