Alexander Wang alla sua ultima sfilata per Balenciaga, 2 ottobre 2015, (PATRICK KOVARIK/AFP/Getty Images)
  • Moda
  • mercoledì 7 ottobre 2015

Di chi si parla per Balenciaga

Il New York Times spiega le ipotesi che circolano sul successore di Alexander Wang, probabilmente un designer non famoso e con meno distrazioni

di Enrico Matzeu – @enricomatzeu
Alexander Wang alla sua ultima sfilata per Balenciaga, 2 ottobre 2015, (PATRICK KOVARIK/AFP/Getty Images)

Aggiornamento: è stato nominato il nuovo direttore creativo di Balenciaga: si chiama Demna Gvasalia, è tedesco, ha 34 anni ed esperienza da Margiela e Louis Vuitton, ma anche un suo marchio, e sostituirà Alexander Wang a partire da oggi, mercoledì 7 ottobre.

***

Venerdì scorso a Parigi lo stilista Alexander Wang ha presentato la sua ultima collezione disegnata per Balenciaga, l’ultima letteralmente, dopo l’annuncio della separazione tra Wang e la casa di moda dopo soli tre anni: annuncio che era avvenuto a fine luglio, e che nelle scorse settimane ha generato la consueta – in questi casi – curiosità e serie di ipotesi su chi sarà scelto come successore di Wang.

Il New York Times ha esposto in un articolo i nomi che circolano tra gli addetti ai lavori (che però per ora non hanno conferme ufficiali da Balenciaga): Chitose Abe, la stilista giapponese che disegna per il marchio Sacai; Julien Dossena, direttore artistico di Paco Rabanne; e Bouchra Jarrar, che disegna una propria linea di prêt-à-porter e Haute Couture. Dossena e Jarrar hanno entrambi già lavorato da Balenciaga sotto la direzione artistica di Nicholas Ghesquière e per questo alcuni pensano che possano prendere il posto di Wang, un po’ come è successo nel caso di Alessandro Michele da Gucci. In molti infatti fanno riferimento al “caso Michele”, ovvero il designer fino a poco tempo fa sconosciuto ai più, che però aveva lavorato dieci anni nel reparto accessori di Gucci prima di sostituire Frida Giannini alla direzione creativa lo scorso gennaio. Michele in questo breve periodo ha già cambiato consistentemente lo stile del brand ed è uno dei motivi per cui è apprezzato dalla stampa e dal pubblico, e sta suggerendo propositi di rinnovamento anche in diverse altre aziende. E visto che Balenciaga è di proprietà di Kering, come Gucci, si pensa che i capi possano voler inserire anche in questo caso qualcuno di poco conosciuto, con le stesse reazioni positive.

Oltre ad Alessandro Michele, è già capitato nella moda che alcuni stilisti per tanti anni abbiano disegnato gli accessori per un brand e siano poi passati alla direzione artistica di tutta la maison: è successo qualche anno fa anche per Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, che hanno sostituito Alessandra Facchinetti alla guida di Valentino dopo aver disegnato le borse e le scarpe del marchio per dieci anni.
In altri casi vengono scelti stilisti che lavorano già all’interno del brand supervisionando le pre-collezioni, ovvero quelle linee che vengono presentate ad ogni stagione un paio di mesi prima di quelle ufficiali. Questi stilisti lavorano quasi sempre defilati dalla visibilità pubblica, anche se in passato c’è stata qualche eccezione, come quando Peter Copping, ora direttore artistico di Oscar de la Renta, e Julie de Libran, alla guida di Sonia Rykiel, sono stati presentati al pubblico nel periodo in cui disegnavano le pre-collezioni di Louis Vuitton, diretto a quel tempo da Marc Jacobs.

Ipotizzando quindi che non sia un nome famoso a sostituire Wang, il New York Times prova ad aggiungere ai tre nomi più noti che circolano quelli di una serie di altri designer che hanno avuto molte esperienze nei team creativi di grandi aziende. In questa lista ci sono Adrian Appiolaza, che ha lavorato da Chloé sotto la guida di Phoebe Philo e ha esperienze da Louis Vuitton e nel gruppo Prada. Matthieu Blazy, protetto di Raf Simons, ha lavorato da Maison Martin Margiela e qualche anno fa era in corsa per la direzione artistica di Hermés, ma poi è andato a lavorare da Céline, anche lui con Phoebe Philo. C’è anche Alistair Carr, che ha già lavorato da Balenciaga con Ghesquière per poi dirigere l’ufficio stile di Pringle of Scotland e lavorare a McQ, la seconda linea di Alexander McQueen. Yvan Mispelaere, invece – che ha lavorato per Diane von Furstenberg, Roberto Cavalli, Gucci e Valentino – sembrava dovesse sostituire Peter Dundas da Emilio Pucci, ma poi è entrato (anche lui) nel team di Phoebe Philo da Céline. Infine c’è Sébastien Peigné: per dieci anni da Balenciaga con Ghesquière, ha poi lavorato con Nicola Formichetti da Mugler e da Acne Studios, inizialmente come direttore creativo e ora solo come consulente.

Secondo alcune ipotesi il prossimo responsabile artistico di Balenciaga non verrà scelto tra quelli che hanno già un proprio brand, data la non soddisfacente esperienza con Alexander Wang. Lo stilista americano doveva infatti disegnare otto collezioni l’anno e dividersi tra Parigi e New York, dove ha sede il suo brand. C’è però chi riesce a lavorare contemporaneamente con due brand, come Jonathan Anderson che disegna sia per il suo J.W. Anderson che per Loewe, dividendosi tra Londra e Parigi, o il duo Maxwell Osborne e Dao-Yi Chow di Public School, che recentemente sono subentrati a Donna Karan da DKNY. Floriane de Saint Pierre, consulente per diversi brand del lusso, tra cui il gruppo Kering, ha detto però che lavorare contemporaneamente per due aziende «intellettualmente è fattibile, ma penso che ora come ora ci sia molta pressione, perché il ritmo è diventato estremamente veloce e probabilmente diventerà sempre più difficile».

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.