• Italia
  • mercoledì 30 settembre 2015

Cosa è successo mercoledì a Ventimiglia

La polizia ha smantellato un accampamento di attivisti e migranti nella città di confine tra Italia e Francia, dopo giorni di critiche e polemiche

Migranti e polizia sugli scogli di Ventimiglia, il 30 settembre 2015. (VALERY HACHE/AFP/Getty Images)

Questa mattina circa 200 poliziotti e carabinieri hanno sgomberato un accampamento nella spiaggia dei Balzi Rossi a Ventimiglia, in Liguria: l’accampamento era stato allestito dall’associazione “No Borders” e accoglieva circa 150 migranti e attivisti. Il campo era stato organizzato dopo che tre mesi fa la Francia aveva chiuso le frontiere impedendo ai migranti di entrare nel paese: c’erano state molte proteste, la polizia aveva cercato di sgomberare i rifugi improvvisati in strada, alcuni migranti se n’erano andati e altri si erano accampati sugli scogli a Ponte San Ludovico, minacciando in alcuni casi di buttarsi in mare. Anche stavolta, dopo l’arrivo della polizia, circa 50 migranti e attivisti hanno raccolto coperte, tende e materassi e si sono spostati sugli scogli. Qui sono stati raggiunti dal vescovo Antonio Suetta, che ha cercato di mediare la situazione tra volontari e poliziotti. Suetta è stato criticato di recente per aver donato circa duemila euro ai “No Borders”, così che – ha spiegato – i migranti avessero di che mangiare.

Lo sgombero è stato autorizzato dal tribunale di Imperia per i reati di occupazione abusiva, furto di acqua e di energia elettrica. È stato appoggiato dal sindaco di Ventimiglia Enrico Ioculano, del PD, che ha detto: «Questa occupazione deve finire. Queste persone hanno offeso la città, che ha vissuto tutto quel che è accaduto negli ultimi mesi con spirito di solidarietà, tolleranza, accoglienza. La risposta è stata creare continui disagi». La polizia ha arrestato un uomo bosniaco di 40 anni su cui pendeva un mandato di cattura internazionale, e ha accompagnato al commissariato gli immigrati e gli attivisti che non sono riusciti a raggiungere gli scogli ma che non si trovano comunque in stato di fermo.

Qualche giorno fa una ragazza lombarda trentenne che viveva da un mese e mezzo nel campo aveva raccontato alla polizia che era stata stuprata da un migrante senegalese e che i No Borders le avevano chiesto di non denunciare la cosa per non danneggiare gli altri migranti. I No Borders hanno però risposto che la ragazza era stata allontanata dal campo e aveva inventato la storia per vendicarsi. Così scriveva il Secolo XIX qualche giorno fa:

Nel pomeriggio è arrivato anche il comunicato del presidio “No borders”, che liquida la denuncia di stupro della donna come un modo per «distogliere l’attenzione dal nodo degli eventi». Ma in precedenza, tra sdegno e accuse ai giornali, da parte di alcuni attivisti della pineta dei Balzi Rossi c’erano state anche ammissioni: «Noi – hanno raccontato alcuni presidianti – abbiamo anche cercato di aiutarla. Si tratta di una ragazza con gravi problemi. L’abbiamo fatta parlare con alcune donne che lo stupro l’hanno subito veramente e alla fine lei ha confessato di essersi inventata tutto. Se ieri è andata alla polizia è solo per vendicarsi contro di noi, perché, per una serie di suoi comportamenti, l’avevamo infine allontanata».

E il giovane senegalese, presunto stupratore? «I migranti hanno fatto un’assemblea e alla fine è stato lui stesso a decidere di andarsene. A seguito delle accuse si è sparsa la voce e ha avuto anche molti problemi in Francia», segno che le accuse della giovane donna, fondate o meno, erano di dominio pubblico. E in assenza di psicologi e medici abilitati, senza la supervisione di investigatori e magistrati, qualcuno ha deciso che la giovane aveva mentito.

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