(Giordano Giacomini/Wikimedia Commons)
  • Italia
  • domenica 20 Settembre 2015

Il paese di sinistra che non vuole i migranti

Gli abitanti di Badia Prataglia, in provincia di Arezzo, stanno protestando perché non vogliono accogliere 25 migranti, racconta Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera

(Giordano Giacomini/Wikimedia Commons)

Aldo Cazzullo ha raccontato sul Corriere della Sera la storia di Badia Prataglia, una frazione di Poppi, comune di più di 6mila abitanti in provincia di Arezzo dove negli ultimi giorni c’è stata molta agitazione perché gli abitanti non vogliono accogliere 25 migranti. Badia Prataglia, che ha 901 abitanti, è storicamente di sinistra e qui alle elezioni europee il PD ha ottenuto il 62 per cento dei voti. L’accoglienza dei 25 migranti a Badia Prataglia è stata decisa dal prefetto di Arezzo: in una recente manifestazione contro la decisione del prefetto, gli abitanti di Badia Prataglia hanno anche consegnato alle autorità le chiavi dei loro negozi, in segno di protesta.

C’è un paese in Toscana, ai confini con la Romagna, uno degli angoli più remoti — e rossi — d’Italia, in subbuglio per l’arrivo dei migranti. Da mesi ci si ribella, ci si batte, ci si divide. Anche se i migranti, come i tartari, finora non li ha mai visti nessuno. In mezzo al paese c’è la chiesa, la badia del Mille con cripta dell’VIII secolo. Dietro la chiesa c’è l’hotel ristorante pizzeria Bellavista , chiuso per mancanza di turisti: il proprietario, Paolo Mulinacci, l’«untore», ha vinto il bando per ospitare i migranti.

Davanti alla chiesa c’è l’hotel ristorante pizzeria La Foresta , pieno di turisti: il proprietario, Andrea Betti, è disperato perché i migranti li faranno fuggire. Quasi tutti in paese sono con lui. Per protesta hanno portato le chiavi dei negozi alla prefettura. Hanno ottenuto che i migranti da cento diventassero 25. Ma ora ci siamo, stanno per arrivare, dicono le voci da Arezzo. E la battaglia riprende. Una goccia nell’oceano di una questione epocale. Ma una goccia uguale a tante altre gocce.

Qui tutto suona, ogni nome evoca un pezzo dell’identità italiana. Da Arezzo si sale verso Sansepolcro, nelle terre di Piero della Francesca, si attraversa la piana di Campaldino, dove Dante combattè con i guelfi di Firenze vincitori sui ghibellini. Le cime che dominano il paese sono il monte Falterona da dove nasce l’Arno, Camaldoli con il suo eremo, la Verna dove san Francesco in una notte del settembre 1224 ricevette le stimmate. Salendo agli 850 metri di Badia Prataglia, frazione di Poppi, i cipressi cedono ai pini, gli ulivi ai cerri, le viti ai castagni. Il luogo è selvaggio e bellissimo. Terra di Resistenza, qui passava la linea gotica, una lapide celebra quattro ragazzi «uccisi da rappresaglia nazifascista». Sindaco Pd, eletto con l’83%. Alle Europee il Pd ha preso il 62%, la Lega il 2.

Dice Betti: «Prima facevo il barista, poi ho preso l’albergo in affitto, ora l’ho comprato. Ho investito mentre le banche della zona, Etruria e Montepaschi, chiedevano indietro i soldi. Ho dieci dipendenti, compresa mia moglie Loredana, romena, e sua madre Maddalena, la prima ad arrivare in Casentino. Le pare che io possa essere contro gli stranieri? Ma in paese 25 profughi non li possiamo prendere. Ufficialmente siamo 785, però i residenti sono meno, quest’anno abbiamo avuto 17 morti e neppure un neonato; in inverno non c’è lavoro, scendono tutti a valle, qui restano solo in 300, vecchi donne bambini. Chi li protegge? I vigili salgono da Poppi solo per fare qualche multa. Al valico con la Romagna c’è una caserma della polizia, ma la chiuderanno. I forestali erano 50, sono rimasti in cinque. Restano tre carabinieri ma dovranno pur fare i turni, no? Una notte su due i profughi saranno padroni dal paese. Chi ci assicura che siano tutti brave persone? Come possiamo fidarci di loro?».

Mulinacci dice che con i giornalisti non parla, perché «se dico mela scrivono pera». Al bar del paese lo stanno processando l’insegnante in pensione, il pizzaiolo in pensione, la cancelliera del tribunale di Arezzo in pensione. «Ditemi: chi di voi nelle mie condizioni non farebbe la stessa cosa? Non sono il vostro carnefice. L’albergo è chiuso. Ci vivo con mia moglie e due figli, mi costa 7.500 euro l’anno di tasse. Nessuno di voi si è fatto avanti per comprarlo. Lo sapete che i turisti non vengono più come una volta: c’è un po’ di passaggio nei weekend e a Ferragosto; per il resto, niente. Io devo pur campare. Quella gente è un’opportunità». Lo interrompono: «Paolo, la tua non è accoglienza, è convenienza. Tu pensi al business, e noi passiamo per razzisti. Fai bene a farti i tuoi interessi; noi dobbiamo farci i nostri». «Ma mica verranno a mettere Badia a ferro e a fuoco! Sono tutti richiedenti asilo: li hanno già controllati, anche dal punto di vista sanitario…». La discussione è interrotta dalle immagini del tg. Eccoli finalmente i profughi, anche se solo in televisione. I badiani discettano della Merkel come fosse una vicina di casa. Sono informatissimi: gli hotspot, l’accoglienza diffusa, il traffico di falsi passaporti siriani. L’altro giorno è passato di qui un medico dell’ospedale di Pisa, ha detto che è proprio vero, i casi di tubercolosi sono in aumento, e pure di malaria. Un ragazzo molto simpatico, all’apparenza con qualche disturbo psichico — «iperattivismo» hanno detto i dottori —ripete: «Io ho paura di quei cento dei loro…»; «non sono cento, non devi aver paura» lo rassicurano.

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