Migranti protestano per chiedere una più veloce procedura di registrazione, a Lesbo, 8 settembre 2015. (AP Photo/Santi Palacios)
  • Mondo
  • martedì 8 settembre 2015

25mila migranti bloccati a Lesbo

Da giorni hanno scarso accesso a cibo e cure mediche e vivono praticamente per strada, mentre attendono di partire per Atene: il governo greco sta provando a rimediare

Migranti protestano per chiedere una più veloce procedura di registrazione, a Lesbo, 8 settembre 2015. (AP Photo/Santi Palacios)

Lesbo è una delle isole della Grecia molto vicine alla costa della Turchia dove da settimane arrivano quotidianamente migliaia di migranti e dove – come a Kos – le autorità locali hanno grosse difficoltà a gestire la situazione. Secondo un articolo pubblicato l’8 settembre da BBC, attualmente sull’isola ci sono circa 25mila migranti. Da giorni le persone che man mano arrivano sull’isola vivono in stato di semi abbandono, con poco cibo e assistenza, nel migliore dei casi ammassati in centri di accoglienza estremamente sovrappopolati e nel peggiore lasciati a dormire all’aperto, in improvvisate baracche di cartone. Il governo greco e l’Alto commissariato ONU per i rifugiati hanno intensificato la propria presenza sull’isola, finora con scarse conseguenze.

Negli ultimi giorni questa situazione di diffuso degrado ha prodotto tensioni e scontri tra i migranti e la (poca) polizia presente sull’isola. La sera di domenica 6 settembre la polizia ha dovuto respingere un gruppo di circa 2.500 persone che voleva salire a forza su uno dei traghetti usati per portare i migranti verso Atene, e lunedì due migranti adolescenti sono stati arrestati per aver fabbricato e fatto esplodere due bombe artigianali, ferendo un rifugiato siriano di 30 anni. Da circa una settimana, comunque, ci sono scontri quasi giornalieri fra migranti e polizia.

Come spiega un lungo articolo del New Internationalist, ogni giorno arrivano a Lesbo via mare circa 2000 persone: per lo più dalla Siria e dall’Iraq, ma ci sono anche da altri paesi del Medio Oriente. A Lesbo arrivano famiglie anche numerose con bambini e anziani, che sbarcano sulle coste nordorientali dell’isola dopo traversate in mare a bordo di barche o gommoni pericolanti ed eccessivamente carichi. Da qui i migranti devono raggiungere la città di Mitilene, 70 chilometri più a sud, dove avvengono le pratiche per la registrazione dei richiedenti asilo necessarie a chi vuole proseguire il viaggio verso l’Europa. A Mitilene le pratiche per la registrazione proseguono a rilento per via dell’alto numero di persone che arrivano ogni giorno e per via della scarsità di personale: per esempio, c’è solo un fotografo per scattare le foto da allegare ai documenti dei migranti in attesa, e questo fa sì che la maggior parte delle persone debba attendere diversi giorni prima di essere registrata. Le cose sono più “facili” per i siriani, a cui viene data la precedenza e che in media non aspettano più di due giorni, ma diverse persone hanno dovuto aspettare anche 20 o 30 giorni prima di ottenere i loro documenti.

Nell’attesa dei documenti e di poter proseguire in viaggio verso la Grecia continentale e l’Europa, i migranti sono di fatto costretti a vivere sull’isola di Lesbo. Le autorità locali hanno nelle ultime settimane organizzato due centri di accoglienza, che dovrebbero ospitare in totale circa 1.200 persone ma che di fatto ne ospitano circa 5.000, cioè il quadruplo. Quelli che non riescono a trovare posto nei centri di accoglienza dormono in alcune strutture gestite da Medici senza Frontiere, ma moltissime persone passano le notti accampate per strada all’aperto, proteggendosi con scatole di cartone e poco altro. Sull’isola scarseggiano anche acqua e cibo, e i servizi medici offerti dalle autorità non sono sufficienti per coprire le necessità di migliaia di persone che ogni settimana arrivano a Lesbo, spesso con problemi gravi legati al lungo viaggio o alle guerre da cui scappano.

Degrado e incertezza hanno prodotto una situazione ancora più difficile sia per i circa 25mila migranti accampati sull’isola sia per le autorità che provano a gestire la situazione. I pochi agenti di polizia in servizio sull’isola faticano, o rinunciano del tutto, a mantenere l’ordine nei campi dei migranti e diversi testimoni hanno raccontato di litigi e risse, di un diffuso senso di insicurezza e del fatto che sempre più persone portano con loro coltelli per difendersi dagli altri.

Negli ultimi giorni l’Alto commissariato ONU per i rifugiati ha inviato sull’isola il suo personale ed è stato aperto un nuovo centro per la registrazione dei migranti; il governo greco ha anche attivato un traghetto che fa la spola tra Lesbo e il porto di Atene, per facilitare il viaggio dei migranti, e inviato diversi altri agenti di polizia che ora si occupano della gestione dell’ordine pubblico assieme agli uomini della Guardia Costiera. I tentativi delle autorità di gestire la situazione, però, finora non si sono mostrati sufficienti a ristabilire una situazione di ordine sull’isola e la frustrazione dei migranti che da settimane sono bloccati a Lesbo è più volte sfociata in manifestazioni di protesta e scontri con la polizia, come quelle accadute negli ultimi giorni.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.