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  • giovedì 3 settembre 2015

Non c’è ancora un sospettato principale per l’attentato di Bangkok

La polizia ha detto che il DNA dell'uomo arrestato martedì non combacia con quello trovato su un taxi usato probabilmente dall’attentatore

La polizia thailandese scorta la persona arrestata. (Xinhua)

Aggiornamento di venerdì 4 settembre: il portavoce della polizia thailandese Prawut Thavornsiri ha detto che l’uomo arrestato martedì 1 settembre non è il sospettato principale dell’attentato a Bangkok avvenuto il 17 agosto. Thavornsiri ha spiegato che il DNA dell’uomo arrestato martedì non combacia con quello ritrovato su un taxi e su una specie di risciò che secondo la polizia il responsabile ha preso dopo aver piazzato l’esplosivo.

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Il primo settembre la polizia thailandese ha detto di aver arrestato il principale sospettato per l’attentato al tempio induista Erawan del 17 agosto scorso, quando l’esplosione di una bomba ha causato la morte di 20 persone e 120 feriti. Sempre la polizia ha detto di aver fermato l’uomo nel distretto di Aranyaprathet, nella provincia di Sa Kaeo, al confine con la Cambogia, mentre provava a scappare dal paese; alcuni media locali thailandesi e cambogiani sostengono invece che sia stato trovato all’aeroporto di Phnom Penh, la capitale cambogiana, e poi riportato indietro.

La polizia non ha diffuso informazioni sulle generalità della persona fermata. Quello che si sa finora è che aveva con sé un passaporto cinese e che le sue impronte combaciano con quelle trovate su alcuni materiali per l’assemblaggio di una bomba che gli investigatori hanno trovato perquisendo due appartamenti lo scorso weekend. Chakthip Chaijinda, il capo della polizia thailandese, ha detto che il sospettato ha ammesso che si trovava sul luogo dell’attentato quel giorno, ma si dichiara innocente. Il portavoce della polizia, Prawut Thavornsiri, ha detto che stanno aspettando i risultati di un test del DNA, ma sono sicuri che l’uomo abbia avuto un ruolo importante nell’attentato. Non è ancora chiaro se l’uomo fermato sia lo stesso del quale le autorità thailandesi avevano diffuso un identikit basato sulle immagini di un video registrato il giorno dell’attentato.

Lo scorso fine settimana la polizia aveva perquisito due appartamenti nella periferia di Bangkok e aveva arrestato un primo uomo con l’accusa di detenzione di materiali esplosivi compatibili con quelli usati per fabbricare la bomba esplosa al tempio. Nell’appartamento del primo fermato c’erano anche dieci passaporti diversi; anche in questo caso la polizia non ha reso nota la nazionalità dell’arrestato, che si ritiene essere un complice piuttosto che uno dei responsabili diretti.

Il passaporto dell’uomo arrestato al confine indica come località di provenienza Xinjiang, una regione al nord ovest della Cina. Per la prima volta la polizia ha confermato che il sospettato potrebbe essere di etnia uigura. Gli uiguri sono una minoranza musulmana e turcofona della Cina, ma sono la maggioranza nello Xinjiang: chiedono da tempo maggiore indipendenza ma sono vittime della repressione cinese. Negli ultimi anni ci sono state anche rivolte violente e attentati la cui responsabilità è stata attribuita agli uiguri: il più famoso è quello dell’ottobre 2013, quando in piazza Tiananmen a Pechino un’auto si è lanciata contro la folla e ha preso fuoco all’entrata della Città Proibita, ferendo 38 persone e provocando la morte di altre 5. Riguardo l’attentato di Bangkok, alcuni hanno ipotizzato che l’attacco al tempio potesse essere una vendetta per un fatto accaduto a luglio, quando il governo di Bangkok ha bloccato 109 migranti uiguri e ha ordinato il loro il rimpatrio forzato in Cina. Per ora nessuno ha rivendicato l’esplosione della bomba e nessuna di queste ipotesi è stata confermata dalla polizia.

Le perquisizioni degli appartamenti alla periferia di Bangkok hanno portato anche ad alcuni mandati di cattura internazionali. Uno per Emrah Davutoglu, turco, e uno per sua moglie Wanna Suansan, thailandese. La donna è ricercata dalla polizia per aver affittato uno degli appartamenti perquisiti e si trova in Turchia: è stata raggiunta al telefono dalla polizia thailandese, si dichiara innocente e si è detta disponibile a tornare in Thailandia per essere interrogata (ma non è chiaro se e quando lo farà). La famiglia della donna, che vive in una regione del sud della Thailandia, ha detto che Suansan è tornata in Turchia due settimane prima dell’attentato. La polizia ha emesso due mandati di arresto anche per Ahmet Bozoglan e Ali Jolan, altri due stranieri, ma non è ancora noto a che titolo la polizia sospetta siano collegati all’attentato.

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