Carl Barks, l’uomo dei paperi

Quindici anni fa morì uno dei più grandi artisti Disney: l'uomo che inventò Zio Paperone, per dirne solo una

Il grande fumettista Carl Barks morì il 25 agosto di 15 anni fa, lasciando una sterminata produzione di storie sui personaggi che aveva creato intorno a Paperopoli, la città immaginaria da lui ideata in cui vive Paperino (che fu ideato da Walt Disney) con i suoi nipoti Qui Quo Qua: ideò Paperon de’ Paperoni, Gastone, Rockerduck, la Banda Bassotti e molti altri. Barks ebbe un ruolo fondamentale nel definire il carattere di decine di personaggi, giocando soprattutto con i loro difetti, e quelle caratteristiche sono seguite ancora oggi da tutti i principali disegnatori e sceneggiatori delle storie dei paperi, che traggono ispirazione dalle cose immaginate da Barks e spesso nascondono omaggi e riferimenti per ricordarlo nelle loro vignette.

Cartoni animati
Nato nel 1901 a Merrill, una città di meno di mille abitanti nell’Oregon (Stati Uniti), Barks iniziò a pubblicare le sue prime vignette su un giornale umoristico di Minneapolis, dopo aver fatto diversi lavori che non gli erano piaciuti molto. Nel 1935 inviò alcuni bozzetti a Walt Disney, che stava espandendo il suo gruppo di disegnatori: fu assunto e iniziò a lavorare ai disegni intermedi delle animazioni. Vista la sua inventiva, dopo pochi mesi fu trasferito nella divisione Disney che si occupava di scrivere le sceneggiature per i cortometraggi. Nel 1937 Walt Disney gli diede un premio di 50 dollari per avere ideato una scena molto divertente nel cartone animato “Invenzioni Moderne”, dove un robot radeva il portapiume di Paperino scambiandolo per la sua testa. Barks dimostrò di essere anche interessato alla creazione di nuovi personaggi e insieme a un collega ideò Ciccio, che sarebbe poi diventato l’aiutante sonnolento di Nonna Papera.

Barks comunque continuò a occuparsi anche del disegno dei fumetti e nel 1942 pubblicò la sua prima storia, “Paperino e l’oro del pirata”, in collaborazione con Jack Hannah. In un paio di anni le cose presso gli studi Disney cambiarono sensibilmente: era il periodo della Seconda guerra mondiale ed era necessario produrre cortometraggi di propaganda contro i nemici dell’Asse. A Barks la nuova piega non interessava, quindi abbandonò l’animazione e si concentrò sul fumetto, che gli dava maggiore libertà sui temi da trattare e l’invenzione di nuovi personaggi. Si racconta che per abbandonare lo Studio Disney disse di avere una brutta sinusite causata dall’aria condizionata degli uffici.

Fumetti
Barks si era ormai fatto conoscere nel settore e in breve ottenne un buon contratto con Western, l’editore che si occupava di realizzare gli albi sotto licenza Disney. La collaborazione fu subito proficua: nel 1947 Barks inventò Zio Paperone, forse il personaggio più conosciuto nella storia dei paperi Disney dopo Paperino. Zio Paperone comparve per la prima volta nella storia “Il Natale di Paperino sul Monte Orso” (“Christmas on Bear Mountain”) e nelle intenzioni iniziali non sarebbe dovuto più apparire in futuro, ma riscosse un tale successo da far cambiare presto idea a Barks. Per crearlo Barks si era ispirato soprattutto a Ebenezer Scrooge, il protagonista del “Canto di Natale” di Charles Dickens, un personaggio avido e all’apparenza crudele che nel tempo rivela però di essere di buon animo e di non essere sempre solo interessato alle proprie ricchezze.

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In pochi anni Zio Paperone divenne uno dei personaggi più popolari, e non solo negli Stati Uniti. L’allora direttore di Topolino in Italia, Mario Gentilini, convinse lo sceneggiatore Guido Martina a inventare storie inedite con Zio Paperone come protagonista, dando inizio a un filone italiano di storie negli anni Cinquanta che definirono un Paperon de’ Paperoni caratterialmente un po’ diverso da quello di Barks: un affarista spesso spietato e opportunista, a volte più crudele dell’originale, e per questo punito dalla sorte. Le storie ideate e disegnate da Carl Barks arrivavano comunque anche in Italia, tradotte e riadattate per il formato degli albi italiani da Mondadori, che le pubblicava sotto licenza.

I personaggi di Paperopoli
Negli Stati Uniti le storie di Barks erano pubblicate sul mensile Walt Disney’s Comics and Stories: la cadenza con tempi relativamente dilatati gli permetteva di ideare e definire meglio ambientazioni e personaggi delle storie. Fu proprio su questo mensile che per la prima volta immaginò che la città dei suoi paperi si chiamasse Paperopoli. Barks doveva però fare i conti con il formato del mensile, che dedicava solitamente solo una decina di tavole alle storie dei paperi, lasciando il resto dello spazio a Topolino. Le sue storie brevi con Paperino ebbero un notevole successo e furono ripubblicate su più albi, e lo sono tuttora con versioni tradotte in tutto il mondo.

uncle-scroogeBarks realizzò anche storie più lunghe con Paperino protagonista, come quella di esordio di Zio Paperone e di altri personaggi che avrebbe ideato in seguito. Il successo di Paperone convinse Western a pubblicare Uncle Scrooge, una serie dedicata interamente a Paperon de’ Paperoni in cui Carl Barks inventò storie lunghe con trame articolate e nuovi personaggi. Nel 1953 comparve per la prima volta la Banda Bassotti, i fratelli di Paperopoli ossessionati dal desiderio di svaligiare il deposito di Zio Paperone. Barks si inventò anche la leggendaria Numero Uno, la prima moneta guadagnata da Paperone, conservata come il cimelio più importante di tutti e bramata dalla fattucchiera Amelia – sempre ideata da Barks – per creare un potentissimo amuleto.

Tra gli altri personaggi inventati da Barks ci sono: John D. Rockerduck, il rivale in affari di Paperone; Cuordipietra Famedoro, altro nemico di Paperone e conosciuto in Italia soprattutto per la serie tv Duck Tales; l’inventore Archimede Pitagorico e il suo aiutante lampadina Edi. Barks si inventò anche una serie ampia di storie con personaggi non legati al mondo Disney, spesso con adattamenti derivati dai cortometraggi al cinema di altre case di produzione. Concluse la sua collaborazione con Western nel 1966, dopo avere realizzato più di 650 storie a fumetti: benché si considerasse ormai in pensione, cedette più volte alle richieste degli editori che gli chiedevano di realizzare qualche nuova storia.

Anonimato
Nella prima metà del Novecento chi lavorava per Disney passava di solito nel completo anonimato, perché i fumetti non erano firmati e riportavano solamente l’inconfondibile scritta “Walt Disney”: accadeva quindi che ci fossero storie molto popolari e autori completamente sconosciuti. I lettori impararono comunque a riconoscere lo stile dei disegni di Barks e il modo in cui era costruita la trama delle sue storie, inoltre si trovava spesso un segno di riconoscimento: un piccolo cane che abbaia (“to bark” in inglese significa abbaiare). Negli anni Sessanta alcuni fan scoprirono con certezza l’identità di Carl Barks e, con la pubblicazione nel 1968 in Italia di un Oscar Mondadori in cui le storie erano accreditate al disegnatore, l’anonimato dell’inventore di Zio Paperone sparì definitivamente.

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Gli ultimi anni
Terminata la fase di produzione più assidua e continuativa di storie a fumetti, a partire dagli anni Settanta Carl Barks non abbandonò il disegno e cominciò a dipingere i suoi paperi, realizzando oli su tela che ottennero un successo notevole tra i collezionisti. La cosa non piacque molto a Disney, che preferì ritirare il permesso che aveva accordato a Barks per disegnare i personaggi protetti dal suo copyright. Nei primi anni Novanta Barks fece il suo primo viaggio in Europa, ricevendo un’accoglienza dagli appassionati che non immaginava, soprattutto in Italia dove – complice l’esistenza e il successo di un settimanale come Topolino, che richiede la produzione di molte storie inedite ogni anno – c’è una lunga tradizione di autori disneyani, che hanno spesso tratto grandissima ispirazione dal suo lavoro. Soprattutto Romano Scarpa e Rodolfo Cimino, e per vie diverse e con stili che poi hanno fatto propri Massimo De Vita e Giorgio Cavazzano.

Carl Barks morì il 25 agosto del 2000 di leucemia, quando aveva compiuto da qualche mese 99 anni. Benché il suo nome circoli soprattutto tra gli appassionati, le sue storie continuano a essere ristampate ogni anno in innumerevoli albi in giro per il mondo.

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