• Italia
  • sabato 22 Agosto 2015

Il grosso guaio Casamonica

Cosa si sa e cosa non si sa della famiglia che ha organizzato il funerale romano che sta occupando le cronache estive

Da giovedì tutti i giornali e i talk show parlano dello sfarzoso funerale di Vittorio Casamonica, membro di una famiglia definita dalla polizia una delle importanti organizzazioni criminali della città di Roma, e finora confinata alle poco seguite inchieste su mafie e criminalità organizzate. Moltissimi giornalisti, commentatori e politici sono intervenuti per dire che quei funerali sono stati una vergogna e una macchia per la città di Roma. Altri si sono chiesti come mai la cerimonia non sia stata bloccata come spesso si fa per i funerali dei boss di mafia in Sicilia e Calabria. E un sacco di gente si è chiesta di cosa stessimo parlando, esattamente.

Cosa è successo, dall’inizio
La mattina del 20 agosto un corteo formato da una carrozza funebre trainata da sei cavalli (arrivata da Napoli) e da circa 250 automobili è partito dal quartiere Romanina, nella zona sud di Roma, e si è diretto verso piazza del Tuscolano, dove si trova la chiesa Don Bosco. In un comunicato stampa, il comando dei vigili urbani di Roma ha spiegato successivamente che intorno alle 10 di mattina sono arrivate le prime segnalazioni di un ingorgo causato dal corteo funebre nella zona del raccordo anulare. Diverse pattuglie sono state inviate sul posto, il corteo è stato fatto deviare e la circolazione davanti alla chiesa è stata regolata per cercare di evitare un ingorgo (alcuni avevano accusato i vigili urbani di aver “scortato” il convoglio, una circostanza smentita dal comando della polizia municipale e dal vicesindaco di Roma).

Nel frattempo, davanti alla chiesa erano in attesa centinaia di persone e sulla facciata erano stati affissi tre manifesti che raffiguravano il defunto Vittorio Casamonica con le scritte “Vittorio re di Roma” e “Hai conquistato Roma ora conquisterai anche il Paradiso”. Una banda musicale di Frascati ha suonato il tema del film “Il Padrino”, composto da Nino Rota. Al termine della funzione un elicottero ha lanciato petali di rosa sulla folla e la bara è stata caricata su una Rolls Royce mentre la banda suonava, ha scritto l’ANSA, il tema di “2001 Odissea nello spazio” (non è chiaro se fosse “Così parlò Zarathustra” o “Sul bel Danubio blu“).

Chi era Vittorio Casamonica?
Non si sa molto di chi fosse l’uomo che in questi giorni molti hanno chiamato “il re di Roma”. Di lui non ci sono tracce nell’archivio dell’ANSA prima del 20 agosto di quest’anno e sui giornali non si trova molto di più. In un articolo del dicembre 2012, molto citato in questi giorni (e già comparso nelle conversazioni tra gli accusati dell’inchiesta su “Mafia Capitale”), il giornalista Lirio Abbate scriveva che il “leader” della famiglia Casamonica era all’epoca la moglie di Giuseppe Casamonica, un altro membro della famiglia arrestato pochi mesi prima. Oggi, sul Fatto Quotidiano, il direttore Marco Travaglio ha scritto che Casamonica è stato condannato ad un anno per una truffa nell’acquisto di una Ferrari e che non è mai stato condannato per reati di mafia: ma nessun membro della famiglia è in realtà mai stato condannato per questo tipo di reati e solo di recente la magistratura ha condannato alcuni esponenti dei Casamonica per associazione a delinquere.

I Casamonica sono una famiglia italiana di origine sinti – una etnia della popolazione romanì, quelli che chiamavamo zingari: e che non c’entra con i rom – di cui diversi membri negli anni Settanta si trasferirono dall’Abruzzo alla periferia sud di Roma. La prima grande inchiesta che li riguarda risale al 1992, quando diversi esponenti della famiglia furono accusati di estorsione. A quanto pare all’epoca Enrico Nicoletti – un ex esponente della banda criminale detta “della Magliana” – “cedeva” ai Casamonica i suoi debitori insolventi e i membri della famiglia si occupavano della riscossione, utilizzando minacce e violenze. Negli anni successivi altre persone legate ai Casamonica furono arrestate per spaccio, risse e usura, ma è nel 2004 che il nome dei Casamonica iniziò a comparire anche al di fuori della cronaca giudiziaria dei giornali romani.

Il 30 giugno del 2004 la Direzione Investigativa Antimafia (DIA) chiuse infatti un’indagine durata due anni sulle società intestate ai membri della famiglia Casamonica scoprendo un complicato schema per riciclare denaro nel principato di Monaco. L’ANSA scrisse che fino a quel momento i Casamonica erano stati considerati poco più di «una famiglia di nomadi». Dodici persone vennero arrestate e gli investigatori stimarono che la famiglia fosse riuscita ad accumulare un patrimonio di 200 milioni di euro. In quei giorni la DIA definì i Casamonica «la più grande organizzazione deliquenziale del Lazio». Otto anni dopo, all’inizio del 2012, la DIA concluse una seconda grande operazione contro la famiglia. Questa volta vennero arrestate 39 persone, soprattutto per reati legati allo spaccio di droga. Per la prima volta alcuni membri della famiglia furono accusati di associazione a delinquere e il loro patrimonio venne stimato a circa 90 milioni di euro. I media e alcune inchieste televisive iniziarono a occuparsene e a raccontare al pubblico interessato le dimensioni presunte del potere della famiglia, mostrando contemporaneamente le palesi e spesso kitsch esibizioni di ricchezza e lusso nelle case abitate dai suoi membri.

Su Repubblica di sabato ne scrive così Massimo Lugli:

In ormai 40 anni di egemonia malavitosa, i Casamonica e i loro alleati non sono mai stati accusati di un solo omicidio. Menano, non sparano, secondo l’antica tradizione romana che disprezza il cacafoco ed esalta la forza dei cazzotti. Non a caso tra i tanti parenti ci sono due pugili di ottimo livello. Se proprio c’è da premere il grilletto, magari contro la serranda di un fidanzato sgradito o di un commerciante riottoso a sganciare il pizzo, l’incarico viene affilato alla manovalanza ben remunerata: kosovari, albanesi e romeni.
Un’amministrazione da multinazionale: depositi nelle banche di San Marino o in altri paradisi fiscali (spesso affidata alle donne che, oltre a lanciare malefici e fare le carte, godono di un certo prestigio, come nella tradizione para-matriarcale degli zingari cristiani) e una protervia da gang di quartiere.
Quella dei Casamonica è una storia noir piena di contraddizioni, perfetto alternarsi di yin e yang criminale. Smerciano coca all’ingrosso ma sono capaci di tirare il pacco a un poveraccio pagando una vecchia Golf con un assegno farlocco. Affiancano Enrico Nicoletti, ex cassiere della Magliana, nelle sue astruse speculazioni finanziarie ma si fanno arrestare per aver minacciato una badante romena che reclamava i contributi. Gestiscono una rete di spaccio al dettaglio unica nella capitale e finiscono negli impicci per il pestaggio di un allevatore di chiwawa . Massacrano di botte un marmista iraniano che pretendeva di essere pagato ma poi lo lasciano tranquillamente a lavorare in borgata: a Napoli sarebbe durato tre giorni.
Violenti, sbrasoni, sentimentali, volgari, i Casamonica fanno quello che nessun malavitoso di rango vuole fare: si mostrano in tutta la loro potenza, recitano se stessi. Rubinetti dorati, statue di malachite, coperte di guanaco, argenteria, broccati, quadri d’autore accolgono polizia e carabinieri a ogni perquisizione.
A scadenze regolari, la procura antimafia sequestra fette dell’ immenso patrimonio e loro urlano, bestemmiano, protestano e poi ricominciano. Massima aspirazione: andare in qualche talk show, peggio che Paolini. E quando, tutti in coro, giurano che «Vittorio era un re, ci ha mostrato la vita e i divertimenti» c’è da giurare che ci credono sul serio.

Le polemiche
In molti in questi giorni hanno criticato il comune e le autorità di polizia di Roma per aver permesso lo svolgimento del funerale di un personaggio così controverso. Dai tempi del codice Rocco – il regolamento di Polizia approvato durante il fascismo – il questore ha il diritto di impedire qualunque cerimonia, funerali compresi, per ragioni di ordine pubblico. In Sicilia e Calabria questa disposizione è stata utilizzata più volte in occasione dei funerali di importanti personalità legate a famiglie mafiose (a volte, anche senza che il defunto avesse alcuna condanna particolare).

Il prefetto di Roma Franco Gabrielli ha detto che il funerale di Vittorio Casamonica era uno di quelli in cui si sarebbero dovute adottare questo tipo di disposizioni: «Non doveva accadere. E invece è accaduto». Il problema sollevato è quello dell’uso di una cerimonia di questo genere come mezzo di comunicazione e affermazione di un potere criminale, e di sua conservazione. Secondo Gabrielli il problema è che né lui né il questore di Roma sono stati avvertiti del funerale. I giudici della Corte d’Appello di Roma avevano concesso il permesso di partecipare alla cerimonia ad un figlio di Vittorio che attualmente si trova arresti domiciliari, ma sempre secondo Gabrielli l’informazione non è stata trasmessa alla prefettura e le comunicazioni si sarebbero “inceppate” per diversi motivi: «Il funerale è stato celebrato in un quartiere diverso da quello di appartenenza del boss. Il periodo ferragostano ha generato un allentamento delle difese immunitarie anche in campo sociale. Infine, ed è una nostra mancanza, l’apparato di sicurezza non ha saputo cogliere i giusti segnali di quel che sarebbe successo»

In altre parole, secondo l’attuale ricostruzione delle autorità, il funerale si è svolto regolarmente perché i funzionari che avevano l’autorizzazione per bloccarlo non erano stati informati del suo svolgimento. C’è almeno una persona, però, che sta già pagando per quello che è successo. Si tratta del pilota dell’elicottero che ha sganciato i fiori sul corteo funebre. Il suo piano di volo, concordato con l’autorità nazionale che si occupa di regolare i voli aerei, non prevedeva di sorvolare la città a bassa quota, né di gettare oggetti. La sua licenza di volo, quindi, è stata sospesa.

Che cosa dicono i Casamonica?
Secondo la polizia la famiglia Casamonica “allargata” comprende in tutto qualche centinaio di persone e molti di loro hanno avuto occasione di parlare con i giornalisti in questi giorni e di dare le loro versioni. Molti hanno ammesso i precedenti criminali di Vittorio, ma hanno aggiunto che era un uomo che aveva già scontato le sue condanne e che al momento della morte non aveva alcun problema con la giustizia. Sabato sera, nella trasmissione di La7 “In Onda”, alcuni familiari di Vittorio Casamonica si sono confrontati con il segretario della Lega Nord Matteo Salvini.

La discussione in studio si è concentrata su alcuni aspetti della cerimonia del funerale, come ad esempio le musiche suonate dalla banda e le scritte sui manifesti appesi alla chiesa. Quando il segretario della Lega Nord ha domandato come mai avessero scelto proprio la musica del film “Il Padrino”, uno dei familiari ha risposto: «Speriamo che la prossima volta il funerale lo facciano a voi con l’Inno di Mameli».