Auto nel traffico a Teheran (Jochen Eckel/picture-alliance/dpa/AP Images)

In Iran ritornano le case automobilistiche occidentali

Dopo l'accordo sul nucleare e la fine delle sanzioni, i costruttori stanno tornando di corsa in un mercato considerato molto promettente

di Andrea Fiorello – @andreafiorello
Auto nel traffico a Teheran (Jochen Eckel/picture-alliance/dpa/AP Images)

L’accordo del 14 luglio scorso sul nucleare tra l’Iran e i membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU con potere di veto (Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Russia e Cina) più la Germania, che prevede l’eliminazione delle sanzioni economiche imposte negli anni passati da Stati Uniti d’America, Nazioni Unite e Unione Europea, sta avendo importanti effetti anche sull’industria automobilistica, che rappresenta circa il 10 per cento del PIL iraniano ed è il secondo settore produttivo del paese dopo quello petrolifero.

Nelle ultime settimane le case automobilistiche francesi PSA Peugeot Citroen e Renault, quelle tedesche Daimler e Volkswagen e l’americana Ford hanno dichiarato il proprio interesse ad avviare o riprendere la produzione di auto in Iran tramite accordi di joint venture con le aziende locali. I precedenti accordi erano stati interrotti tra il 2011 e il 2012, quando i produttori automobilistici occidentali avevano abbandonato il paese a causa delle sanzioni economiche, che tra le altre cose avevano reso impossibili i trasferimenti bancari con l’estero e l’esportazione di tecnologie verso l’Iran.

La produzione automobilistica iraniana, dopo essere cresciuta del 445 per cento tra il 1998 e il 2008, ha raggiunto il livello massimo nel 2011 con 1,65 milioni di auto costruite, collocando il paese al tredicesimo posto nella classifica mondiale dei produttori d’auto, tra Russia e Regno Unito. Nello stesso anno l’Italia era al 21mo posto con 790mila unità. Dopo il 2011 la produzione automobilistica dell’Iran si è fortemente ridotta a causa delle sanzioni economiche occidentali, passando a un milione di unità nel 2012 e 743mila nel 2013, mentre nel 2014 ha cominciato a risalire riportandosi sopra il milione grazie alla ripresa dei negoziati politici avvenuta a novembre 2013, che ha diffuso nell’industria la convinzione che le sanzioni sarebbero state presto rimosse.

Con i suoi 77 milioni di abitanti, l’Iran è considerato dagli esperti di settore il più promettente mercato automobilistico dopo quelli dei cosiddetti BRIC (Brasile, Russia, India e Cina): gran parte della popolazione iraniana, infatti, non possiede un’auto e più di metà delle auto circolanti, stimate intorno ai 14 milioni di unità, ha oltre vent’anni. Inoltre Iran Khodro (IKCO) e SAIPA – le due principali aziende automobolistiche locali controllate al 40 per cento dal governo, che insieme contano per circa il 90 per cento della produzione nazionale – sono molto interessate ad alleanze con i costruttori stranieri, che permetterebbero loro di acquisire nuove tecnologie e di realizzare l’intero processo produttivo per il mercato interno e l’esportazione nei paesi vicini Azerbaigian, Iraq, Armenia, Uzbekistan, Turkmenistan, Siria e Afghanistan. La maggior parte delle auto prodotte oggi in Iran, invece, è realizzata da knock-down kit (CKD), ossia da kit contenenti tutte le parti necessarie per costruire un’auto che vengono prodotti in un’altra nazione per poi essere importati e assemblati in Iran.

L’industria automobilistica in Iran fino alle sanzioni
Negli anni Sessanta, con l’obiettivo di modernizzare un’economia eccessivamente basata sul settore petrolifero, in Iran il governo dello scià iniziò a collaborare con le case automobilistiche occidentali per avviare una produzione locale. L’auto simbolo di quel periodo fu la Paykan, un modello realizzato dal 1967 sulla base dell’inglese Hillman Hunter. Quest’auto divenne così popolare nella cultura del paese che – si dice – ancora oggi la canzone che gli iraniani cantano a chi compie gli anni è il jingle che fu commissionato nel 1970 per celebrare i quattro anni del modello. La Paykan, poi, sopravvisse alla rivoluzione del 1979 che ne nazionalizzò l’azienda costruttrice Iran National – diventata l’attuale Iran Khodro – e rimase in produzione su licenza Peugeot fino al 2005.

L’ingerenza governativa nel settore automobilistico iraniano divenne più forte dopo la rivoluzione, dalla metà degli anni Ottanta: per favorire l’industria locale furono imposti rigidi limiti alla concorrenza e i dazi sulle importazioni superiori al 100 per cento bloccarono l’arrivo di auto dall’estero. La produzione interna fu basata su vecchie linee di produzione comprate da costruttori stranieri, principalmente le case francesi Peugeot e Renault e la sudcoreana Kia; ancora oggi i principali modelli costruiti e venduti in Iran sono derivati da quelli presenti sul mercato europeo 10-20 anni fa, come le Peugeot 206 e 405, la Kia Pride e la Dacia Logan.

Da metà degli anni Duemila, le sanzioni economiche di ONU, USA e Unione Europea costrinsero le case europee e sudcoreane ad abbandonare progressivamente il mercato iraniano: la più colpita fu la joint venture tra IKCO e Peugeot, che costruiva i modelli 206, 207, 405 e Pars. La riduzione delle esportazioni di componenti Peugeot verso l’Iran fece diminuire la produzione locale di oltre il 75 per cento e provocò la perdita di migliaia di posti di lavoro e la chiusura di numerose aziende dell’indotto. Complessivamente, il crollo della produzione tra 2011 e 2012 ha portato alla perdita di oltre 100mila dei circa 700mila posti di lavoro nel settore. Questa situazione ha avvantaggiato i costruttori cinesi Chery e Lifar, che negli ultimi anni hanno occupato il mercato lasciato libero dagli europei con modelli a basso costo.

Nonostante il formale ritiro dal mercato iraniano di Peugeot nel 2011 – avvenuto dietro pressioni dell’americana General Motors, che allora possedeva il 7 per cento delle azioni del gruppo francese – la partner Iran Khodro ha continuato a produrre i modelli 206 e 405 procurandosi kit e componenti attraverso aziende intermediarie: in questo modo i modelli Peugeot “non autorizzati” hanno continuato a essere venduti in circa 350mila unità l’anno, mantenendo una quota del 30 per cento sul mercato iraniano.

Il ritorno delle case europee
La prima casa automobilistica a rispondere alla firma degli accordi del 14 luglio è stata proprio la francese PSA Peugeot Citroen, che già il giorno dopo ha annunciato di essere in trattative avanzate con la Iran Khodro per creare una nuova alleanza in grado di produrre automobili “da zero”, utilizzando le tecnologie più avanzate a disposizione del gruppo francese per telai e motori. Le proposte di PSA però non sono state accolte positivamente in Iran, dove l’opinione pubblica ha forti sentimenti anti-francesi per via della linea dura tenuta dalla Francia nel periodo delle trattative che hanno portato all’accordo sul nucleare. Secondo il canale televisivo statale iraniano Press TV, la Iran Khodro ha dichiarato ufficialmente che PSA dovrà “rendere conto della decisione di abbandonare il mercato iraniano nel 2011 prima di firmare nuovi accordi”. Per ripristinare il dialogo tra i due paesi, il 29 luglio il ministro degli esteri francese Laurent Fabius si è recato a Teheran per un incontro con il suo equivalente iraniano Mohammad Javad Zarif, e in una conferenza stampa congiunta ha dichiarato che la produzione automobilistica, l’agricoltura e l’ambiente saranno gli argomenti fondamentali che verranno trattati da una delegazione d’industriali francesi di alto profilo che visiteranno l’Iran a settembre.

Renault – l’altro costruttore francese che aveva una forte presenza sul mercato iraniano prima delle sanzioni – ha invece annunciato di essere in trattative per acquistare una partecipazione nell’azienda iraniana a controllo statale Pars Khodro, con cui ha già un accordo di joint venture. Inoltre il vicepresidente della Renault-Nissan Alliance, Gerard Detourbet, ha detto che i partner iraniani hanno dimostrato interesse nei confronti della Renault Kwid, un modello di piccolo crossover low-cost costruito in India dal gruppo franco-nipponico e destinato ai mercati in via di sviluppo.

Anche il gruppo tedesco Volkswagen – proprietario dei marchi automobilistici Volkswagen, Audi, Seat, Skoda, Porsche, Bentley e Bugatti – pur dichiarando di non avere ancora preso decisioni definitive, sta valutando l’ingresso sul mercato iraniano. L’amministratore delegato della Iran Khodro, Hashem Yeke Zare, ha invece detto nelle scorse settimane che Daimler, altro costruttore tedesco dei marchi Mercedes-Benz e Smart, ha intenzione di tornare sul mercato iraniano con veicoli commerciali, camion e autobus.

Le case automobilistiche il cui ritorno sembra più lontano sono invece quelle statunitensi: pur mostrando interesse nei confronti dell’accordo con l’Iran, General Motors e Ford non hanno rivelato ufficialmente alcun progetto di produzione in tempi brevi perché alcune sanzioni USA ancora in vigore impediscono alle aziende e banche americane di fare affari con partner iraniani.

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