(Peter Macdiarmid/Getty Images)

Che cos’è la “Luna blu”, venerdì sera

Un fenomeno astronomico che si verifica una volta ogni due-tre anni, anche non si è visto niente di diverso dal solito

(Peter Macdiarmid/Getty Images)

La sera del 31 luglio è verificato il cosiddetto fenomeno della “Luna blu”. Non si tratta di un fenomeno visibile a occhio nudo, ma piuttosto di un evento piuttosto raro causato dalle differenze fra calendario lunare e gregoriano. Si chiama infatti “Luna blu” il secondo plenilunio che avviene all’interno di un mese del calendario gregoriano, che solitamente ne contiene una sola: questo perché i mesi calcolati in base alla rotazione del sole sono composti da 30 o 31 giorni, mentre la luna ce ne mette 29 e mezzo per compiere un giro completo. Lo sfasamento comporta che una volta ogni due o tre anni un mese “solare” contenga due pleniluni al posto che uno solo. Il primo plenilunio di questo mese si è verificato il 2 luglio. L’ultima “Luna blu” si era invece verificata il 31 agosto 2012, mentre le due prossime “Lune blue” si verificheranno a due mesi di distanza, rispettivamente il 31 gennaio e il 31 marzo 2018.

blue moon

Il concetto odierno di “Luna blu” è una semplificazione che è stata via via accettata negli anni. La spiegazione originaria – e più complicata – del fenomeno, prevedeva invece che si considerasse “Luna blu” la quarta luna piena di una stagione astronomica (cioè una stagione di tre mesi, calcolata astronomicamente), che solitamente ne prevede tre.

L’origine del nome “Luna blu” non è chiara, dato che il fenomeno non è legato a particolari colorazioni della luna in queste occasioni. Dalla Terra, la Luna può infatti assumere un colore azzurrino solo in caso di alcune polveri presenti nell’atmosfera, come avviene per esempio nelle ore successive a un grosso incendio o un’eruzione vulcanica. Potrebbe essere legato alla rarità dell’evento, piuttosto che a una sua evidenza visibile: la prima traccia dell’espressione inglese “blue moon” nel corso della storia risale a un pamphlet inglese pubblicato nel 1528, in cui l’espressione sembra indicare una circostanza assurda e rara.