Jennifer Pan in una foto contenuta negli atti del suo processo.
  • Mondo
  • martedì 28 luglio 2015

La storia di Jennifer Pan

Una ragazza canadese ha deciso di uccidere i suoi genitori di origine vietnamita dopo aver mentito per anni per non deludere le loro altissime aspettative: la storia sta facendo parlare di nuovo dell'educazione orientale

di Yanan Wang – Washington Post
Jennifer Pan in una foto contenuta negli atti del suo processo.

Jennifer Pan, una giovane donna canadese che viveva nella piccola città di Markham a nord di Toronto, era una studentessa modello, di quelle che prendono sempre il massimo dei voti; aveva ottenuto una borsa di studio per l’università e l’ammissione anticipata ai corsi. Esaudendo il desiderio di suo padre, si era laureata nel prestigioso corso di farmacologia dell’University of Toronto e aveva iniziato a lavorare nei laboratori di un ospedale pediatrico. Gli ottimi risultati accademici e lavorativi di Pan erano l’orgoglio dei suoi genitori, Bich Ha e Hueu Hann Pan: arrivati a Toronto dal Vietnam come rifugiati, avevano lavorato tutta la vita come operai in una fabbrica di parti di automobili per permettere ai loro due figli di avere il futuro che avrebbero voluto per loro stessi.

Ma nel caso di Pan, in verità, le cose stavano diversamente. Non si era diplomata a pieni voti a scuola e non si era laureata in farmacologia come aveva raccontato ai suoi genitori: era tutta una bugia.

La storia di Pan è stata raccontata dalla rivista Toronto Life: la giornalista Karen Ho, compagna di classe di liceo di Pan, ha ricostruito la complicata trama di bugie e inganni congegnata negli anni da Pan alla Mary Ward Catholic Secondary School per ingannare i suoi genitori ed evitare che scoprissero la verità sui suoi risultati scolastici.

Usando documenti del processo e interviste con le persone coinvolte, Ho è riuscita a ricostruire la vita di Jennifer Pan, dall’inizio come precoce studentessa alle elementari fino alla sua trasformazione in una bugiarda cronica che contraffaceva le pagelle, le lettere dell’università e i suoi voti: tutto per cercare di non compromettere l’immagine di perfezione che i suoi genitori avevano di lei. A scuola, racconta Ho, Jennifer Pan era una ragazza molto socievole e popolare con tutti i gruppi di studenti, fuori da scuola nuotava e praticava arti marziali. Tuttavia, gran parte di questa sicurezza e socievolezza erano una facciata per nascondere il fatto che si sentiva insicura, inadeguata e si vergognava dei suoi risultati. Pan era arrivata anche al punto di infliggersi dei tagli sulle braccia.

“I genitori di Pan erano convinti che loro figlia fosse una studentessa modello”, ha scritto Ho nel suo articolo. “In verità i suoi risultati erano nella media dei suoi compagni: un fatto inaccettabile per una famiglia rigida come la sua. Jennifer continuò a contraffare le sue pagelle durante tutti gli anni del liceo. Ottenne davvero un’ammissione anticipata all’università, ma non superò gli esami finali al liceo e l’offerta fu ritirata. Terrorizzata che i suoi genitori potessero scoprire la verità, continuò a mentire dicendo che avrebbe cominciato l’università in autunno. Disse che il suo piano era fare due anni di scienze e passare poi al corso di farmacologia. Suo padre le regalò un computer per festeggiare. A settembre Pan cominciò a fingere di andare all’università e convinse suo padre di aver vinto una borsa di studio: ogni giorno faceva la sua borsa e si metteva in viaggio verso il centro: i suoi genitori pensavano che andasse a lezione, in verità lei andava in qualche biblioteca pubblica”.

Dopo due anni Pan fece finta di aver ottenuto il trasferimento al corso di farmacologia e, poi, di essersi laureata: raccontò ai suoi genitori che i biglietti per la cerimonia erano finiti e che loro non sarebbero potuti andare. A un certo punto i suoi genitori si insospettirono e cominciarono a seguirla, scoprendo la verità.

Pan e suo fratello erano stati cresciuti con il mito dell’istruzione e in un’atmosfera molto severa: niente feste, niente fidanzati. In casa c’era una teca con tutti i trofei vinti da Pan. Quando i genitori di Pan scoprirono la verità, divennero ancora più severi con lei: niente cellulare, niente computer e niente appuntamenti con il suo ragazzo, Daniel Wong, nonostante Pan fosse ormai adulta.

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(I genitori di Jennifer Pan, in una foto contenuta negli atti del processo a suo carico)

Proprio con l’aiuto di Wong, Pan cominciò a organizzare l’omicidio dei suoi genitori, per liberarsi da quelli che chiamava “arresti domiciliari”. Pan recitò la parte della testimone inerme mentre tre uomini pagati da lei entrarono in casa sua fingendo una rapina e spararono uccidendo sua madre e ferendo suo padre. Pan chiamò anche il 911 fingendosi disperata, per rendere più credibile la sua storia.

Inizialmente i giornali presero per buona la storia della rapina andata male; gli investigatori della polizia, però, scoprirono il piano di Pan in poco più di due settimane. Nel gennaio del 2015 un tribunale dell’Ontario ha dichiarato Pan e i suoi tre complici, tra cui il suo fidanzato, colpevoli di omicidio di primo grado e tentato omicidio: sono stati condannati all’ergastolo senza possibilità di uscire anticipatamente in libertà condizionata.

Nonostante il processo di Pan sia stato molto raccontato dai giornali, si è parlato solo di una piccola parte della più complessa storia ricostruita da Ho. L’articolo del Toronto Life, in parte perché scritto da una ex compagna di Pan, racconta le difficoltà che aveva dovuto sopportare e che la avevano portata a decidere di uccidere i suoi genitori. Da quando è stato pubblicato, mercoledì 22 luglio, l’articolo è stato molto condiviso su Facebook, circolando moltissimo soprattutto tra gli immigrati asiatici che vivono in Canada e Stati Uniti, che hanno raccontato sui social network delle loro infanzie vissute tra le altissime aspettative dei genitori e la snervante paura di non riuscire ad accontentarli.

La storia di Pan racconta quella degli immigrati asiatici in nord America, i cui sogni di rivalsa sociale sono spesso finiti nella violenza. La storia di Pan è piena delle stesse tensioni che negli ultimi anni hanno riempito le discussioni sulle comunità di immigrati asiatici: passando da quella sul mito della “comunità modello”, al dibattito sulla possibilità che l’educazione familiare di tipo asiatico possa dare risultati migliori di quella occidentale. L’attenzione si sta ora spostando sui problemi di salute mentali frequenti tra i giovani asiatico-americani, e alimenta la discussione su quale debba essere il limite alla pressione che si può mettere sui propri figli.

Prendere un caso particolare e generalizzarlo è un errore, ha spiegato Jennifer Lee, una sociologa specializzata nella vita delle comunità asiatiche negli Stati Uniti. Lee ha anche aggiunto che sarebbe un errore attribuire le azioni di Pan allo stile educativo violento dei suoi genitori. Il caso di Pan è estremo: “È molto facile incolpare i genitori asiatici“, dice Lee. “Il rischio di dare molto risalto alla storia di Jennifer Pan è che si contribuisca all’errore di pensare che tutti i figli di immigrati asiatici vivano le stesse condizioni di pressione e instabilità mentale”. Tuttavia, aggiunge, “i genitori di Jennifer hanno sicuramente avuto un ruolo nel farla sentire intrappolata. Credo che ci sia una più vasta discussione che si dovrebbe fare sulle attese di insegnanti, genitori, scuole e compagni di classe su persone come Pan affinché si avvicinino allo stereotipo del superbo studente asiatico”.

«Alla fine resta un crimine orribile», ha detto Ho intervistata dal Washington Post. «Ma siccome così tante persone hanno passato le stesse cose che Pan ha dovuto sopportare crescendo, per molti di loro non è impensabile che qualcuno sia semplicemente crollato» Ho ha spiegato che le grandissime aspettative riposte dai genitori asiatici sui loro figli «hanno enormi effetti a lungo termine sulla loro capacità di sopportare il fallimento. Cresci restando cronicamente spaventato. Questo percorso di bugie sempre più grandi è esistito perché Pan credeva che le alternative fossero impraticabili».

«Più cose imparo sulla severa istruzione di Pan, più riesco a capirla», ha scritto Ho. «Sono cresciuta con due genitori immigrati arrivati dall’Asia con quasi nulla e con un padre che chiedeva e si aspettava molto da me. Mio padre si aspettava che fossi la prima della classe in matematica e scienze, che fossi sempre obbediente ed esemplare. Voleva una figlia che fosse come un trofeo».

Nella discussione su Reddit della storia, un utente che ha deciso di restare anonimo ha scritto: “Questa storia mi ha colpito, perché la mia vita era molto simile a quella di Pan. Io vengo da una famiglia asiatica con la stessa mentalità di quella di Pan. Ero uno studente eccezionale al liceo, ho avuto una borsa di studio e ho potuto scegliere io quale università frequentare: da lì sono iniziati i problemi”.

Anche lui, dopo aver fallito all’università, ha cominciato a vivere una vita di bugie fino a quando non è stato scoperto: “I miei genitori mi hanno dato tutto e hanno sacrificato tanto per il mio successo, e questo era il risultato. Però io ho accettato le condizioni che mi hanno posto i miei genitori per rimettere in sesto la mia vita. Non ho nessuna pietà per Jennifer Pan, perché credo di essere stata nella sua situazione. Dopo che i suoi genitori hanno scoperto la verità hanno reagito proprio come i miei genitori. Ma io ho usato l’opportunità per rimettere insieme la mia vita, lei per distruggerla del tutto”.

©2015 – The Washington Post

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