Corte suprema degli Stati Uniti, Washington (Al Drago/CQ Roll Call via AP Images)
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  • giovedì 16 luglio 2015

Le condanne a morte di Caddo Parish

La storia di una delle contee statunitensi che uccide più detenuti, e del procuratore molto religioso che le decide e le difende

Corte suprema degli Stati Uniti, Washington (Al Drago/CQ Roll Call via AP Images)

Lo scorso 29 giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti ha difeso l’utilizzo di un controverso metodo per eseguire le condanne a morte con l’iniezione letale, in Oklahoma. Da alcuni anni, a causa della crescente difficoltà di reperire sostanze adatte, diversi stati hanno infatti adottato una formula che prevede l’iniezione di tre diverse sostanze ai condannati: un sedativo (midazolam), un agente paralizzante (vecuronio bromuro) e del cloruro di potassio in dose letale per fermare il battito cardiaco. Il midazolam si è rivelato però una sostanza molto inaffidabile: è noto il caso di Clayton Lockett, che il 29 aprile del 2014 è morto dopo tre quarti d’ora di agonia.

Il giudice conservatore Anthony Kennedy e il presidente della Corte John Roberts si sono schierati insieme agli altri tre giudici nominati da presidenti Repubblicani, bocciando il ricorso. Scrivendo il parere della minoranza, la giudice Sonia Maria Sotomayor aveva invece sostenuto che così facendo la Corte Suprema aveva evitato di fermare una punizione che equivaleva a «bruciare vivo il condannato» e altri due giudici liberal, Stephen G. Breyer e Ruth Bader Ginsburg, si sono spinti a chiedere di rimettere in discussione l’intera costituzionalità della pena di morte, sulla base dell’ottavo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti che vieta l’utilizzo di pene «crudeli». In particolare, Stephen G. Breyer ha parlato «dell’arbitrarietà nell’applicazione» della pena di morte e di come ci sia anche semplicemente un problema di geografia: di come cioè, conoscendo lo stato o la contea in cui è stato commesso un omicidio, si sia sostanzialmente in grado di prevedere se la persona condannata per quell’omicidio sarà anche condannata a morte. «Tra il 2004 e il 2009», ha scritto Breyer, «29 contee (meno dell’1 per cento delle contee del paese) hanno eseguito circa la metà di tutte le condanne a morte a livello nazionale».

Caddo Parish, in Louisiana, rientra in quelle 29 contee: il suo caso è stato raccontato in un articolo del New York Times. Mentre in Louisiana le condanne sono diminuite notevolmente negli ultimi anni, Caddo Parish è un’eccezione: se nei primi anni Ottanta qui veniva eseguito meno del 5 per cento delle condanne a morte dell’intero stato, negli ultimi cinque anni si è arrivati a quasi la metà. Anche a livello nazionale Caddo si distingue. Dal 2010 al 2014 a Caddo Parish sono state condannate a morte più persone in rapporto alla popolazione che in qualsiasi altra contea degli Stati Uniti. Un ulteriore problema è la disparità razziale nell’applicazione della pena capitale. Caddo risulta infatti in controtendenza con la media nazionale in gran parte a causa di un solo uomo: Dale Cox.

Dale Cox ha 67 anni ed è il procuratore distrettuale di Caddo Parish; è cattolico ed è il responsabile di più di un terzo delle condanne a morte della Louisiana nel corso degli ultimi cinque anni. Di recente è anche diventato un personaggio pubblico, invitato a parlare e a sostenere apertamente su giornali e tv la pena di morte. Lo scorso marzo al giornale locale Shreveport Times ha detto che la pena di morte aiuta la società in modo positivo, che sarebbe necessario «uccidere più persone», che «la pena di morte dovrebbe essere applicata più spesso» e che con la diminuzione delle condanne si sta andando «nella direzione sbagliata».

Cox ha detto che in passato non era favorevole alla pena capitale ma negli anni è diventato uno dei suoi sostenitori più convinti. Usa argomenti anche piuttosto estremi, chiedendo per esempio retoricamente che tipo di società sarebbe quella in cui si uccidono e si mangiano i bambini senza che sia prevista la pena di morte per questo. Cox ha chiarito che non era a conoscenza di alcun caso che avesse a che fare con il cannibalismo, anche se ha descritto questa ipotesi come il prossimo passo di quello che continua a definire «un incremento della barbarie». Intervistato dal New Yorker, Cox ha detto che nella sua contea «si usa solo l’Antico Testamento», salvo poi aggiungere che si trattava di una battuta. Un suo collega ha detto di essersi chiesto se il cambiamento comportamentale di Cox fosse stato dovuto a «un tumore al cervello, o qualcosa del genere».

Il New York Times scrive anche che l’evoluzione personale di Cox non serve solo a capire i dati di Caddo Parish, ma anche la sostanza delle questioni sollevate dal giudice Breyer. Se si guardano i dati sulle condanne a morte negli Stati Uniti, ci si accorge che sono in gran parte decise da singoli procuratori. Nei cinque anni in cui Lynne Abraham ha lasciato il suo incarico di procuratore distrettuale di Philadelphia, per esempio, ci sono state solo tre condanne a morte: prima ce n’erano state 45 in 19 anni.

Negli ultimi anni molti colleghi di Cox hanno raccontato che è sempre più aggressivo in aula. Ross Owen, ex procuratore di Caddo, ha detto che Cox «ha una pistola carica puntata sulla testa di molte persone» e che la gran parte dei casi in cui è prevista la pena capitale riguarda persone povere e nere. «La mia esperienza empirica mi dice che la società non sta cambiando in bene. Siamo diventati una giungla», dice Cox nonostante i dati sul numero degli omicidi non gli diano ragione. Cox insiste sul fatto che se i numeri sono in calo, la natura dei crimini è diventata più grave e richiede dunque un approccio diverso. Il New York Times conclude il suo articolo con una dichiarazione di Cox riferita al comandamento biblico “non uccidere” e al suo posto nell’aldilà: «Sono umile e timoroso abbastanza da prendere in considerazione la possibilità che dopo la morte Dio mi dica: “Dicevo sul serio. Sei fuori”».

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