Perché il 20 luglio è la prossima scadenza per la Grecia

È la data da segnare sul calendario: quella davvero da dentro o fuori, per la Grecia e l'Europa

Nell’incertezza seguita alla vittoria del No al referendum sulle ultime condizioni poste dai creditori internazionali per dare un nuovo prestito alla Grecia e permetterle di evitare la bancarotta, una delle poche cose sicure è questa: che un nuovo accordo sarà eventualmente trovato entro il 20 luglio, oppure sarà troppo tardi.

Il 30 giugno la Grecia è andata in default nei confronti del Fondo Monetario Internazionale: cioè si è dimostrata insolvente, perché ha mancato uno dei pagamenti prefissati per restituire una rata di un precedente prestito ricevuto. La Grecia non ha potuto pagare il FMI per lo stesso motivo per cui sta negoziando da mesi un nuovo prestito internazionale: spende più di quello che incassa quindi sta finendo i soldi, e presto saranno finiti del tutto. Preoccupati dalla situazione economica e dalla trattativa, durante il mese di giugno i cittadini e le cittadine greche hanno ritirato parecchi soldi dai loro conti correnti mettendo in difficoltà le banche: è il motivo per cui alla fine di giugno il governo ha deciso di chiudere gli istituti di credito e porre un limite di 60 euro ai soldi che si possono prelevare ogni giorno dai bancomat. Anche i soldi delle banche, comunque, finiranno: e dato che la Grecia non stampa una sua moneta, l’unico ente che può ripristinare la liquidità verso le banche è la Banca Centrale Europea.

La BCE ha da tempo attivato verso la Grecia il cosiddetto programma ELA, cioè un programma di aiuti che serve a sostenere le banche in particolare difficoltà, ma la prosecuzione o la sospensione dell’ELA è legata alla trattativa in corso sul nuovo prestito internazionale. La banca centrale greca ha chiesto alla BCE di proseguire con l’ELA e di aumentarne il tetto: se la risposta sarà negativa, si prevede che le banche finiscano i soldi già durante questa settimana; altrimenti si proseguirà ancora con i limiti ai prelievi. È improbabile che la BCE decida immediatamente di interrompere il proprio sostegno alle banche greche, ma il punto è un altro: tra le molte scadenze di pagamento del debito greco, ce n’è una che riguarda proprio la BCE. Entro il 20 luglio, infatti, la Grecia deve restituire alla BCE una rata relativa a un precedente prestito che ammonta a 3,5 miliardi di euro. Il governo greco non ha questi soldi – il pagamento mancato al FMI ammontava a 1,6 miliardi – quindi se non si troverà un accordo entro il 20 luglio la Grecia andrà in default anche verso la BCE.

A quel punto il programma ELA sarà sospeso per forza: la BCE non può continuare a prestare soldi e sostenere il sistema bancario di un paese insolvente. Si entrerebbe allora in quello che per i paesi che condividono l’euro è un territorio inesplorato: la Grecia avrebbe bisogno di soldi per pagare stipendi, pensioni, beni e servizi, e non potendo accedere agli euro della BCE né prenderne in prestito – nessuno sarebbe disposto a prestare più soldi alla Grecia, se non a interessi astronomici, e comunque non sarebbero abbastanza – sarebbe costretta a stampare una propria moneta e avviare le pratiche per uscire dall’unione monetaria. Per questo motivo il 20 luglio è la prossima scadenza decisiva per la Grecia: o si trova un accordo per un nuovo prestito entro quel giorno, oppure si entra in una fase completamente nuova.

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