Barack Obama a Charleston. (AP Photo/Carolyn Kaster)
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  • domenica 28 giugno 2015

La migliore settimana di Obama presidente

È iniziata con un'importante vittoria in Senato ed è continuata con due storiche sentenze della Corte Suprema e il coro di "Amazing Grace", scrive il Washington Post

di Chris Cillizza – Washington Post
Barack Obama a Charleston. (AP Photo/Carolyn Kaster)

Venerdì 25 giugno il presidente statunitense Barack Obama ha concluso il suo elogio funebre per il pastore Clementa Pinckeny, ucciso assieme ad otto parrocchiani durante l’attacco alla chiesa metodista di Charleston, facendo una lunga pausa. È stato un momento di tensione: aveva perso il filo? Stava per commuoversi? Poco dopo Obama ha iniziato a intonare “Amazing Grace”, da decenni una specie di inno per i credenti afroamericani. Nel giro di pochi secondi l’intera parrocchia ha cominciato a cantare insieme a lui. Il video, molto emozionante, ha già fatto il giro del mondo.

È stato un momento molto significativo: un presidente nero che canta una canzone molto speciale per i neri in un posto dove nove afroamericani sono stati uccisi con l’apparente pretesto di voler iniziare una guerra razziale. È stata anche una degna conclusione della migliore settimana nella storia della presidenza di Obama, iniziata nel 2008. Senza contare che già negli scorsi mesi Obama aveva ottenuto alcuni dei più importanti risultati della sua presidenza, come ha ricordato il direttore del New Yorker David Remnick: ad esempio sull’immigrazione, il cambiamento climatico e alcuni delicati fronti della politica estera, come Cuba e Iran.

La migliore settimana della presidenza Obama è iniziata con l’approvazione in Senato della cosiddetta “fast-track authority”, cioè la possibilità per un presidente americano di far valutare al Congresso in tempi molto brevi la ratifica di trattati internazionali senza subire ostruzionismo. Obama è riuscito a fare approvare la legge, oltretutto, in un modo improbabile ma al contempo lodevole: collaborando con i capi dei parlamentari repubblicani. Sebbene la legge sulla “fast-track authority” non abbia lo stesso valore di un’ipotetica legge sul TTP – cioè il gigantesco accordo commerciale fra Stati Uniti e Unione Europea di cui si parla da anni – dà però a Obama un po’ di credito politico per il futuro prossimo, da spendere proprio per il TTP. Se Obama riuscisse a ottenere l’approvazione del TTP sarebbe un lascito enorme, le cui conseguenze inciderebbero ben oltre gli anni della sua presidenza.

E poi giovedì è arrivata la prima importante sentenza della Corte Suprema che ha difeso la storica riforma sanitaria dell’amministrazione Obama e i suoi sussidi per la classe media e bassa. La sentenza ha probabilmente messo fine alle speranze dei repubblicani di indebolire o depotenziare la riforma. La Corte, con il suo giudizio, ha inoltre definitivamente legittimato il più importante successo politico della presidenza di Obama. Se la Corte avesse deciso in altro modo avrebbe creato un vero pasticcio e reso probabilmente irriconoscibile l’attuale riforma. Sarebbe stato un disastro, visto quanto Obama e i suoi collaboratori hanno puntato sulla legge e quanto ci hanno “perso” dal punto di vista politico (da anni i sondaggi sull’apprezzamento della riforma registrano numeri molto bassi).

Ventiquattro ore dopo la Corte ha legalizzato i matrimoni gay in tutto il paese. Obama non fu fra i primissimi a schierarsi a favore dell’equiparazione tra matrimony gay ed etero: nella campagna del 2008 parlò solamente di “unioni civili”, e si espresse a favore del matrimonio gay solamente nel 2012. Anche prima dell’appoggio pubblico di Obama, comunque, la sua amministrazione stava contribuendo a costruire il percorso che ha portato alla sentenza. Nel 2011 il suo dipartimento di Giustizia aveva annunciato che non avrebbe più difeso il controverso “Defense of Marriage Act”, una legge del 1996 che conteneva una definizione di matrimonio limitata a quello eterosessuale. Nel giugno del 2013 proprio la Corte Suprema sembrò legittimare quella decisione, dichiarando il DoMA incostituzionale.

Obama citò espressamente il tema nel discorso inaugurale del suo secondo mandato, quando disse: «la nostra missione non è completata finché i nostri fratelli e sorelle gay non saranno trattati come tutti gli altri. Se è vero che siamo stati creati tutti uguali, di conseguenza anche l’amore che proviamo l’uno per l’altro dev’essere trattato allo stesso modo». Venerdì, commentando la sentenza della Corte, il cerchio si è chiuso: Obama ha detto che la sentenza ha reso l’America «un po’ più vicina alla perfezione».

Dopo la sentenza della Corte Suprema Obama ha preso l’aereo ed è andato a Charleston, dove pochi giorni prima nove parrocchiani erano stato uccisi in una sparatoria da un 21enne bianco. Il discorso che Obama ha fatto al funerale di Pinckney è stato uno dei migliori della sua presidenza: Obama ha detto che la ricerca della “grazia”, anche in una tragedia come quella avvenuta a Charleston, rimane al centro della nostra esistenza. Da lì in poi le ha azzeccate tutte: il tema del controllo delle armi, la questione razziale, il concetto che quello che negli Stati Uniti unisce persone diverse fra loro è enormemente più importante di ciò che le divide. E poi si è messo a cantare.

È stato un momento molto genuino, che probabilmente resterà nella memoria anche dopo il 2016. La persona più potente del paese che canta “Amazing Grace” con tutti gli occhi della nazione puntati addosso. È stato emozionante per chiunque, punto. È stata una settimana che non lascerà conseguenze solo sull’ultimo anno di mandato di Obama, ma anche sulla società degli Stati Uniti, smuovendo cose che probabilmente matureranno fra anni o decenni. E Obama, nel bene e nel male, rimarrà appiccicato a questo periodo, essendo stato durante tutti questi anni un promotore del cambiamento.

©Washington Post 2015

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