Il parlamento greco, a Atene, nell'aprile 2015 (ARIS MESSINIS/AFP/Getty Images)

Le FAQ sulla Grecia

Un po' di domande e risposte per chi vuole chiarirsi le idee sulle cose fondamentali, mentre ci avviciniamo al dunque

Il parlamento greco, a Atene, nell'aprile 2015 (ARIS MESSINIS/AFP/Getty Images)

Si parla da mesi della situazione critica in cui si trova la Grecia, che deve ripagare i suoi due principali creditori – la Commissione Europea, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca centrale europea – per i prestiti ricevuti negli ultimi anni, e allo stesso tempo ricevere un nuovo prestito se vuole evitare la bancarotta. Dal gennaio del 2015 il primo ministro greco è Alexis Tsipras, il cui partito di sinistra, Syriza, governa in alleanza con il partito di destra dei Greci Indipendenti. Tsipras era stato eletto dietro la promessa di rinegoziare gli accordi presi con i creditori – che negli ultimi anni hanno prestato alla Grecia 172 miliardi di euro – in cambio di riforme che risanassero il paese: il governo si è però trovato a dover chiedere una nuova estensione del prestito, ma rifiuta le condizioni poste dai creditori perché rifiuta di applicare nuove misure di austerità.

Il Guardian ha pubblicato una lista di domande e risposte per chiarire un po’ la situazione: sono riprese di seguito, estese e spiegate.

Perché questa settimana è così importante?
Perché entro la fine di giugno la Grecia dovrebbe versare circa 1,6 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale e per farlo ha bisogno che l’Europa sblocchi dei fondi per aiutarla. Senza quei fondi probabilmente non riuscirebbe a ripagare i suoi debiti e quindi andrebbe tecnicamente in bancarotta.

Di cosa si parla in questi giorni?
La Grecia è indebitata col Fondo Monetario Internazionale, con la Commissione Europea e con la Banca Centrale Europea: tutti e tre insieme vengono definiti la “troika”. La troika dovrebbe a sua volta versare un nuovo prestito da 7,2 miliardi di euro alla Grecia ma non l’ha fatto perché attende maggiori riforme del governo greco, ritenendo che senza quelle riforme il prestito risulterebbe inefficace.

Perché non si riesce a trovare un punto d’incontro?
Perché il governo di Tsipras ritiene eccessive le richieste della troika: Tsipras è stato eletto proprio promettendo di combattere le misure di austerità che l’Europa ha imposto alla Grecia negli anni. La troika invece ritiene le proposte di mediazione della Grecia insufficienti.

Cosa può succedere nei prossimi giorni?
Mercoledì 17 giugno i vertici della Banca Centrale Europea discuteranno di nuovo la possibile estensione dei prestiti alla Grecia. Giovedì 18 giugno i ministri delle Finanze dei paesi dell’eurozona si incontreranno in Lussemburgo e anche loro discuteranno la situazione della Grecia.

È vero che c’è poco tempo a disposizione?
Si parla da mesi di “settimane decisive” e “ultime possibilità” ma, scrive il Guardian, stavolta ci siamo davvero: la Grecia dovrà ripagare nelle prossime settimane molti e consistenti debiti, e il valore di quei debiti mostra che c’è davvero poco tempo per trovare una soluzione. Se non dovesse ricevere altri prestiti la Grecia si troverà probabilmente a non riuscire a ripagare i suoi debiti: è quello il momento in cui entrerebbe in default. Le conseguenze di un default porrebbero a dei limiti sulle possibilità dei cittadini greci di di prelevare soldi dalle banche e renderebbero più concreta l’ipotesi – comunque estrema – dell’uscita della Grecia dalla zona euro.

Come va l’economia greca nel frattempo?
Male: la Grecia è tornata in recessione. Il PIL greco era sceso dello 0,4 per cento negli ultimi tre mesi del 2014 ed è sceso ancora – dello 0,2 per cento – nei primi mesi del 2015. La disoccupazione è la più alta d’Europa, al 25 per cento, e la disoccupazione giovanile è al 50 per cento.

La Grecia uscirà davvero dall’eurozona?
L’uscita dall’euro non è un’automatica conseguenza del default. Secondo alcuni analisti l’uscita della Grecia dall’eurozona sarebbe così grave per l’economia europea che sarà evitata in ogni modo. Secondo altri analisti all’Europa converrebbe invece che la Grecia rinunciasse all’euro. Il Guardian cita un sondaggio fatto da Reuters tra gli operatori di borsa europei: secondo loro c’è una possibilità su tre che la Grecia lascerà l’eurozona entro il 2015.

Cosa succederebbe ai paesi dell’eurozona, senza la Grecia?
L’euro ne risentirebbe nel breve termine, e perderebbe valore. Ma l’euro e i paesi che lo adottano potrebbero col tempo riuscire a riprendersi: e anche la Grecia potrebbe, nel breve termine, beneficiare dell’uscita dall’euro. Il problema vero è che l’uscita della Grecia potrebbe “aprire la strada” all’uscita dall’eurozona da parte di altre nazioni: e questo, scrive il Guardian, potrebbe “minacciare l’intero progetto dell’eurozona”. Inoltre l’uscita dall’euro è un processo tecnicamente possibile ma mai sperimentato e nemmeno stabilito: potrebbe durare molti mesi e avere conseguenze molto oltre i confini greci.

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