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  • lunedì 25 maggio 2015

La Grecia ha finito i soldi?

Il ministro dell'Interno ha detto che la Grecia non restituirà le prossime rate al FMI: «Questo denaro non sarà versato, perché non c’è»

Il primo ministro greco Alexis Tsipras durante una riunione del comitato centrale di Syriza ad Atene, 23 maggio 2015 (AP Photo/Yorgos Karahalis)

Il ministro dell’Interno della Grecia, Nikos Voutsis, ha dichiarato alla televisione Mega che la Grecia non sarà in grado di restituire le prossime rate del prestito concesso dal Fondo Monetario Internazionale: «Questo denaro non sarà versato, perché non c’è», ha detto. Entro la fine di giugno la Grecia dovrebbe versare in tutto circa 1,6 miliardi di euro: nel complesso si tratta del doppio del denaro che la Grecia ha dovuto pagare a maggio (finora il governo greco ha rispettato i pagamenti) e la crisi di liquidità in cui da mesi si trova il paese si fa sempre più seria.

Le dichiarazioni di Voutsis sono un nuovo capitolo nella complicata partita tra la Grecia e i creditori internazionali, che durante gli anni peggiori della crisi ne hanno evitato il fallimento con diversi prestiti da centinaia di miliardi di euro, ma pretendendo dai governi greci tagli e riforme di austerità molto contestate. Diversi giornali, pur non negando la grave situazione in cui si trova la Grecia, scrivono che le dichiarazioni di Voutsis non devono essere considerate come definitive ma che fanno parte della complicata strategia adottata nei negoziati dal primo ministro Alexis Tsipras: Tsipras permetterebbe sostanzialmente ai suoi ministri di “esagerare” nelle interviste per mettere pressione ai creditori. Nel frattempo, il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis in un’intervista alla BBC ha detto che il suo governo ha fatto «passi enormi» per favorire un accordo nel negoziato con i creditori internazionali e che «ora spetta a queste istituzioni fare la loro parte: gli siamo andati incontro per tre quarti del percorso, ora sono loro a doverci venire incontro facendo quell’ultimo quarto». Varoufakis ha anche aggiunto che l’uscita della Grecia dall’euro «sarebbe una catastrofe».

La situazione della Grecia è piuttosto difficile: nonostante il nuovo primo ministro Alexis Tsipras sia stato eletto dietro la promessa di rinegoziare gli accordi presi con i creditori, che negli ultimi anni hanno prestato alla Grecia 172 miliardi di euro in cambio di riforme che risanassero un paese vicino alla bancarotta, il governo si è trovato a dover chiedere una nuova estensione del prestito. Da settimane Tsipras sta quindi cercando di trattare sulle riforme poste come vincolo, con l’obiettivo di ottenere misure di austerità più morbide per applicare il programma con cui è stato eletto. Oltre a questo, si trova anche a dover affrontare delle divisioni all’interno del suo stesso partito.

Lo scorso 24 febbraio l’Eurogruppo aveva approvato il prolungamento degli aiuti alla Grecia per altri quattro mesi. Il governo Tsipras si era impegnato ad attuare una riforma del sistema delle imposte, a rivedere la spesa pubblica e il mercato del lavoro, mantenendo comunque la possibilità di intervenire per dare assistenza e sostegno economico ai più indigenti. La cifra stabilita per il nuovo prestito era di 7,2 miliardi di euro, di cui la Grecia ha un gran bisogno per continuare a pagare i suoi creditori (il 29 maggio, tra l’altro, la Grecia deve pagare stipendi e pensioni). Per il momento l’erogazione dei 7,2 miliardi non è avvenuta e l’attuale man­canza di liquidità del paese è strettamente legata al finanziamento. Secondo alcuni questo è il risul­tato dell’intran­si­genza del governo greco, che vuole avere soldi in prestito e contemporaneamente dare le condizioni ai creditori; secondo altri è invece lo stru­mento usato dai cre­di­tori internazionali per ricattare un paese in grossa difficoltà e imporre le proprie condizioni.

Da tempo circola l’ipotesi che la Grecia sia sempre più vicina alla bancarotta e a una sua potenziale uscita dall’euro: si tratta di un tema ricorrente ma di complicatissima praticabilità e che finora non ha trovato concreti sostegni politici nel governo greco.

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