Tariq Aziz nel 1998. (AP Photo/Peter Dejong, File)
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  • sabato 6 Giugno 2015

Chi era Tariq Aziz

Fu per molto tempo il ministro degli Esteri dell'Iraq e la voce pubblica e "moderata" del regime di Saddam Hussein: è morto ieri a 79 anni

di Timothy R. Smith - Washington Post
Tariq Aziz nel 1998. (AP Photo/Peter Dejong, File)

Tariq Aziz, stretto collaboratore dell’ex presidente iracheno Saddam Hussein e volto “moderato” del regime per più di 20 anni, è morto il 5 giugno in un ospedale di Nassiriya, nel sud dell’Iraq, all’età di 79 anni. Aziz soffriva da anni di problemi al cuore ed è morto pochi minuti dopo aver raggiunto l’ospedale della città in seguito a un arresto cardiaco. Aziz era stato condannato a morte dopo la caduta del regime di Hussein: era accusato di aver preso parte alle persecuzioni degli sciiti iracheni dopo la loro fallita insurrezione del 1991. Nel 2010 l’allora presidente dell’Iraq, Jalal Talabani, si era però rifiutato di firmare la condanna a morte. Talabani aveva detto alla televisione di stato francese: «Simpatizzo con Aziz perché è un cristiano iracheno e perché è un uomo anziano di più di 70 anni».

Con i suoi spessi occhiali di corno, i baffi grigi e i capelli argentati, oltre all’onnipresente sigaro cubano, Aziz sembrava più un professore universitario che il volto pubblico e internazionale di un regime brutale. Negli anni in cui ricoprì l’incarico di ministro degli Esteri dell’Iraq, Aziz cercò sempre di presentare il regime di Hussein in maniera moderata, per quanto possibile. Negli anni Ottanta fu grazie a lui che l’Iraq si avvicinò nuovamente agli Stati Uniti, un riposizionamento che aiutò il paese nel corso della lunga guerra con l’Iran combattuta tra il 1980 e il 1988. Le cose cambiarono di nuovo nel 1991, quando il regime di Saddam Hussein decise di invadere il vicino Kuwait dando inizio alla Guerra del Golfo.

Durante i mesi che precedettero l’invasione dell’Iraq del 2003 – ovvero l’ultima guerra combattuta dagli Stati Uniti in Iraq, che avrebbe portato alla caduta di Saddam Hussein – Aziz cercò di persuadere Russia e Cina ad appoggiare il regime iracheno. Riuscì a ottenere un modesto successo quando la Russia mise il veto sulla risoluzione ONU che doveva garantire agli Stati Uniti il diritto di invadere l’Iraq. Poche settimane prima dell’invasione, Aziz visitò Papa Giovanni Paolo II e altri leader europei in un ultimo tentativo di evitare la guerra. Nel corso di molti incontri con molti leader internazionali cercò di persuadere l’opinione pubblica che un attacco americano all’Iraq sarebbe stato percepito dai musulmani di tutto il mondo come un attacco alla loro religione e avrebbe avuto terribile conseguenze. In una di queste occasione, Aziz disse: «se altre nazioni, specialmente cristiane, parteciperanno a questa guerra di aggressione, l’attacco sarà interpretato dai musulmani come una crociata contro gli arabi e contro l’Islam».

Aziz fu uno dei pochi membri del ristretto cerchio di Saddam a rimanere in carica sin dalla rivoluzione del 1968 che portò al potere il partito Baath. Judith S. Yaphe, una ricercatrice della National Defense University di Washington, ha detto che Aziz «sopravvisse perché non era percepito come una minaccia ed era totalmente, totalmente fedele a Saddam». Aziz viaggiò sempre molto e i molti stranieri che lo hanno conosciuto lo hanno descritto come un politico cortese e abbastanza sofisticato. La sua influenza sulle scelte politiche del regime di Hussein fu però sempre limitata. Nonostante la sua presenza frequente agli incontri diplomatici internazionali e il titolo di ministro degli Esteri e vice-primo ministro, Aziz aveva un peso secondario all’interno del circolo ristretto di Hussein. Nel famoso mazzo di carte distribuito alle truppe americane dopo l’invasione, Aziz era soltanto l’8 di picche, cioè il 43esimo della lista dei ricercati.

Aziz, un cristiano caldeo con una laurea in letteratura inglese, era una specie di estraneo all’interno del gruppo dei fedelissimi di Saddam, tutti musulmani sunniti con un’istruzione piuttosto bassa. Aziz era cortese e garbato nei colloqui internazionali, ma era anche uno strenuo difensore delle pratiche brutali del regime. Ad esempio difese l’uso di armi chimiche contro i curdi, l’invasione del Kuwait e la repressione degli sciiti. Interrogato dalle Commissione Speciale delle Nazioni Unite che indagava sull’uso delle armi chimiche da parte dell’Iraq negli anni Novanta, Aziz negò che il suo paese possedesse quel tipo di armi. Durante i mesi che precedettero la Prima Guerra del Golfo, Aziz disse che gli Stati Uniti sarebbero stati sconfitti e umiliati. Dopo la guerra Aziz disse che le truppe americane si erano fermate poco fuori Baghdad perché erano state sconfitte dall’esercito iracheno. In realtà era stato l’esercito iracheno a essere distrutto e il presidente americano George H.W. Bush fermò le sue truppe per rispettare alla risoluzione dell’ONU che vietava l’imposizione di un cambio di regime in Iraq.

Secondo alcuni documenti, il vero nome di Aziz era Mikhail Yuhanna, nato in un paesino poco fuori Mosul, in Iraq, il 28 aprile del 1936. Sembra che Yuhanna cambiò nome in Tarek Aziz per dimostrare un maggiore filo-arabismo. I cristiani caldei appartengono alla chiesa cattolica. La lingua della sua famiglia era l’aramaico, l’antica lingua che si parlava nel Medio Oriente prima dell’invasione araba. Aziz studiò letteratura inglese all’Università di Baghdad e dopo essersi laureato iniziò a lavorare per un giornale della capitale. Si iscrisse al partito socialista arabo Baath e quando il gruppo prese il potere nel 1963 divenne direttore del giornale. Dopo la rivoluzione del 1968 che portò all’instaurazione di un regime autoritario, Aziz divenne il direttore del giornale ufficiale del partito.

All’inizio degli anni Settanta Aziz divenne il ministro dell’Informazione, ossia il capo della propaganda di regime. Quando Saddam divenne presidente dell’Iraq nel 1979, Aziz fu nominato vice-primo ministro, una carica che mantenne fino alla caduta del regime nel 2003. Aziz fu anche ministro degli Esteri tra il 1983 e il 1991. Due settimane dopo l’invasione del 2003, Aziz si arrese all’esercito americano. Durante il processo per la repressione degli sciiti il suo avvocato fece notare che in quel periodo Aziz si trovava all’estero. Nel 2010 Aziz disse al Guardian che nel 1990 aveva cercato di scoraggiare Saddam dall’invadere il Kuwait «ma la decisione venne presa comunque. Io ero il ministro degli Esteri del paese e dovevo proteggerlo e fare tutto il possibile per spiegare al mondo nostra posizione. Mi schierai dalla parte giusta».

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