LeBron James (Cleveland Cavaliers) e DeMarre Carroll (Atlanta Hawks). Cleveland, Ohio, 26 maggio 2015. (Curtis Compton/Atlanta Journal-Constitution via AP)
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  • giovedì 28 Maggio 2015

La finale della NBA, stanotte

Alle 3 ora italiana si giocherà gara-1 tra i Golden State Warriors e i Cleveland Cavaliers: le cose da sapere

LeBron James (Cleveland Cavaliers) e DeMarre Carroll (Atlanta Hawks). Cleveland, Ohio, 26 maggio 2015. (Curtis Compton/Atlanta Journal-Constitution via AP)

Nella notte tra giovedì e venerdì – alle tre ora italiana – si giocherà gara-1 della finale dei playoff NBA (National Basketball Association, la principale lega nordamericana di pallacanestro) tra Golden State Warriors e Cleveland Cavaliers, vincitori rispettivamente della Western e Eastern Conference. Gara-1 si giocherà a Golden State, visto che i Warriors in stagione regolare hanno ottenuto un maggior numero di vittorie rispetto ai Cavaliers. La finale è molto attesa per diversi motivi, soprattutto perché nessuna delle due squadre ha vinto di recente un titolo NBA (Cleveland non l’ha mai vinto nella sua storia).

Come ci arrivano Cleveland e Golden State
Molto bene, entrambe. Cleveland ha battuto nettamente per 4-0 gli Atlanta Hawks, la squadra che in stagione regolare ha fatto registrare il miglior rapporto tra vittorie e sconfitte nella Eastern Conference. Cleveland, oltretutto, ha giocato la serie contro Atlanta senza Kevin Love, il secondo giocatore più importante arrivato la scorsa estate (il primo è LeBron James), e in parte senza il forte playmaker Kyrie Irving. La maggior parte dei giornali sportivi americani danno il merito della vittoria a LeBron James, considerato oggi il miglior giocatore al mondo, che ha avuto un impatto impressionante sulla serie. James ha segnato 31 punti nella prima partita, 30 nella seconda, 37 nella terza e 23 nella quarta. In gara-3, oltre a segnare 37 punti, James ha preso 18 rimbalzi e fatto 13 assist: una prestazione individuale che non si vede spesso ai playoff.

Golden State ha dominato i playoff a Ovest, battendo piuttosto agilmente i New Orleans Pelicans (4-0), i Memphis Grizzlies (4-2) e gli Houston Rockets (4-1). Le vittorie di Golden State sono ancora più rilevanti se si considera che il livello medio del basket giocato nella Western Conference da anni è molto superiore rispetto a quello che si gioca nella Eastern Conference (per questo motivo la NBA sta discutendo da tempo di elaborare nuovi meccanismi che permettano la qualificazione ai playoff alle squadre migliori della Lega, senza le distinzioni attuali applicate per l’Est e l’Ovest).

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In particolare ha impressionato la serie contro Houston, considerata una delle squadre più forti di questa stagione: a Houston, tra gli altri, gioca James Harden, uno dei giocatori in lizza insieme a Curry per il premio di miglior giocatore della stagione regolare. Golden State ha mostrato una netta superiorità grazie soprattutto a delle prestazioni notevoli di Curry: 34 punti nella prima partita, 33 nella seconda, 40 nella terza, 23 nella quarta e 26 nella quinta. Curry ha giocato in modo incredibile per tutta la stagione: in molti hanno sottolineato sua facilità di gioco e la sua capacità di prendersi un tiro – e spesso segnarlo – in qualsiasi situazione, anche fuori equilibrio e a pochi secondi dalla fine di una partita.

Una finale diversa
La serie finale dei playoff NBA tra Golden State Warriors e Cleveland Cavaliers comincerà il 4 giugno: la serie si giocherà al meglio delle 7 partite, quindi vincerà la prima squadra che arriverà a 4. Il cosiddetto “fattore campo” è a favore dei Warriors, che nella stagione regolare hanno ottenuto un miglior rapporto tra partite vinte e perse rispetto a quello ottenuto dai Cavaliers: la prima partita si giocherà quindi a Oakland, in California. La finale tra le due squadre è molto attesa tra gli appassionati e gli esperti di NBA: Golden State ha giocato la sua ultima finale dei playoff nel 1975, quando batté i Washington Bullets per 4-0 e vinse il terzo titolo NBA della sua storia (i due precedenti li aveva vinti nel 1947 e nel 1956). Cleveland è arrivata l’ultima volta a una finale dei playoff nel 2007, quando fu battuta nettamente per 4-0 dai San Antonio Spurs. Se dovesse vincere quest’anno, sarebbe il primo titolo NBA della sua storia.

Entrambe le squadre hanno avuto in questa stagione delle storie sportive molto belle. Fino allo scorso anno Golden State era considerata una buona squadra, ma difficilmente in grado di vincere un titolo NBA, anche per il livello molto alto della Western Conference. La stagione regolare dei Warriors – con il miglior rapporto tra vittorie e sconfitte dell’intera NBA – è stata inattesa: in pochi si aspettavano che Golden State potesse giocare così bene ed essere così forte. Rispetto agli scorsi anni i giocatori dei Warriors, almeno i più importanti, non sono cambiati. Per esempio Stephen Curry, playmaker di 27 anni nato ad Akron, in Ohio, gioca nei Warriors dal 2009: le sue statistiche personali sono molto buone da diverse stagioni, ma mai come quest’anno Curry è riuscito a imporsi in NBA, arrivando a vincere il premio di miglior giocatore della stagione regolare. Golden State è una squadra che gioca un bel basket, grazie anche al suo allenatore, Steve Kerr, quest’anno alla sua prima esperienza da capo allenatore di una squadra NBA. Kerr da giocatore è stato compagno di squadra di Michael Jordan nei Chicago Bulls, ed è ricordato soprattutto per un canestro a pochi secondi dalla fine di gara-6 della finale NBA che i Bulls giocarono nel 1997 contro gli Utah Jazz (e fu una cosa rara: quei tiri di solito se li prendeva tutti Jordan).

Mentre all’inizio della stagione regolare Golden State non era considerata particolarmente favorita per una vittoria finale, Cleveland lo era. La scorsa estate LeBron James, considerato da molti il giocatore più forte degli ultimi 20 anni in NBA, ha annunciato il suo ritorno ai Cavaliers, squadra con cui aveva esordito in NBA nel 2003 e con cui aveva giocato fino al 2010, senza però riuscire a vincere mai un titolo NBA. Il legame di James con Cleveland si è sviluppato negli anni in modo particolare: innanzitutto perché anche James come Curry è originario di Akron, piccola cittadina dell’Ohio, stato dove si trova Cleveland. Poi perché mai prima del 2007 i Cavaliers avevano raggiunto una finale di Conference in NBA. Quando James annunciò che sarebbe andato a giocare nei Miami Heat, squadra con cui avrebbe vinto due volte il titolo NBA, la reazione dei tifosi fu molto intesa e arrabbiata. Il Plain Dealer, il quotidiano più diffuso in Ohio, dedicò la sua prima pagina a James, con la scritta “Gone”. Quando è tornato, il Plain Dealer gli ha dedicato di nuovo la sua prima pagina, con la scritta “Home”.