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  • lunedì 25 maggio 2015

In Spagna ha vinto la “nuova sinistra”

Il Partito Popolare di centrodestra ha ottenuto più voti alle amministrative, ma Podemos e Ciudadanos potranno trovare accordi per governare in molti comuni e regioni

Ada Colau festeggia la sua vittoria elettorale a Barcellona (AP Photo/Emilio Morenatti)

Alle elezioni regionali e amministrative di domenica in Spagna, il Partito Popolare (PP) di centrodestra e al governo ha ottenuto nel complesso il 26,7 per cento dei voti, ma benché continui a essere il partito più grande del paese ha perso molti consensi a livello locale: poiché in Spagna è in vigore un sistema proporzionale puro e poiché da queste elezioni non sono uscite maggioranze assolute, governerà la maggioranza costituita dopo il voto. I partiti di sinistra, o i cosiddetti “nuovi partiti”, in molti casi potranno quindi creare coalizioni per governare in alcuni dei comuni più grandi dove si è votato. I risultati delle elezioni di ieri sono considerati molto importanti in vista delle politiche che si terranno tra circa sei mesi: la Spagna è uscita dalla recessione ma i tagli alla spesa pubblica e le misure di austerità hanno fatto perdere molti consensi al governo, facendone invece guadagnare alla sinistra e ai nuovi partiti di protesta.

Madrid
A Madrid, la capitale della Spagna, il PP ha ottenuto il 34,55 per cento dei voti, ma nel caso di un accordo politico tra Ahora Madrid – la lista appoggiata dal nuovo partito Podemos – e il Partito Socialista (PSOE) potrebbe perdere il controllo del consiglio comunale dopo più di 20 anni di governo. Ahora Madrid ha infatti ottenuto il 31,85 per cento dei voti, mentre il PSOE il 15,28 per cento: quindi hanno rispettivamente 20 e 9 seggi, contro i 21 del PP. Ciudadanos di Albert Rivera, partito nato in Catalogna nel 2006 con l’appoggio di alcuni intellettuali e importanti professionisti che non si dichiara né di destra né di sinistra, ma post-nazionalista e progressista, ha guadagnato 7 seggi. L’ex pre­si­dente della comu­nità Espe­ranza Aguirre era stata nominata direttamente da Rajoy del PP, ma nelle ultime due settimane secondo i sondaggi aveva perso più del 10 per cento, mentre aveva guadagnato consensi l’ex giudice Manuela Car­mena, di Ahora Madrid.

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Barcellona
A Barcellona, la seconda città più grande della Spagna, ha vinto la coalizione Barcelona en Comu di Ada Colau, appoggiata da diversi movimenti e formazioni politiche di sinistra, Podemos compreso. Ha battuto il sindaco uscente nazionalista catalano Xavier Trias, che quattro anni fa aveva vinto con i socialisti che sono passati dall’essere il secondo partito della città a diventare il quinto. Colau fa parte della “Piattaforma vittime del mutuo” (PAH), nata dal movimento dei cosiddetti “Indignados”, e famosa per la sua proposta di una legge di iniziativa popolare per facilitare l’estinzione dei debiti dei cittadini alle prese con la crisi economica.

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Valencia
A Valencia il PP ha ottenuto il 25,71 per cento dei voti, ma anche in questo caso la sinistra con Coalició Compromís (23,28 per cento) e Ciudadanos (15,38 per cento) potrebbe governare la città. Il PSOE ha ottenuto il 14,07 per cento dei voti.

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Siviglia
A Siviglia, il sindaco uscente del Partito Popolare, Juan Ignacio Zoido, ha perso la maggioranza assoluta. Il PP ha vinto di pochissimo col 32,98 per cento dei voti ottenendo 12 seggi, precedendo il PSOE con il 32,17 per cento dei voti. Ciudadanos e Partecipa Sevilla hanno ottenuto rispettivamente il 9,28 per cento e il 9,06 per cento. Il PSOE – che ha 11 seggi – potrebbe governare la città accordandosi con Partecipa Sevilla, che ha ottenuto 3 seggi.

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Comunità autonome
Nelle regioni ha prevalso il PP eccetto che in Estremadura e nelle Asturie dove la maggioranza relativa è stata ottenuta dal PSOE. Nella Navarra la maggioranza relativa è andata al partito Unión del Pueblo Navarro, UPN, di centrodestra, e alle Canarie a una coalizione nazionalista sempre di centrodestra. Nonostante risulti il partito più votato, il PP ha perso le maggioranze assolute che aveva invece ottenuto nel 2011 perdendo diversi seggi. In diverse di queste regione, è quindi probabile che si possano formare maggioranze di sinistra (Aragona, Asturie, Cantabria, Castilla-La Mancha, Valencia ed Estremadura). In regioni come Madrid, Castilla e León, La Rioja e Murcia il PP potrebbe invece governare, ma solo stringendo qualche accordo politico, non avendo ottenuto la maggioranza.

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E quindi?
Nonostante i risultati ci siano, le cose sono ancora incerte e bisognerà attendere le alleanze e gli accordi che verranno raggiunti dopo il voto per sapere chi effettivamente governerà e dove. L’attuale situazione, cioè la fine del bipartitismo che ha dominato la politica spagnola negli ultimi anni, era stata ampiamente prevista. Alle elezioni comunali del 2011 PP e PSOE insieme avevano ottenuto il 65 per cento dei voti e ora si sono fermati al 52. Il PP ha perso in media due milioni e mezzo di voti, mentre il PSOE circa 700 mila. Concretamente, l’ascesa di Podemos e Ciudadanos – entrambi molto critici nei confronti dei due principali partiti spagnoli – ha portato alla perdita delle maggioranze assolute per il PP e all’impossibilità per il PSOE di avanzare e di approfittare della crisi del PP stesso.

Il secondo dato importante di queste elezioni è che i due principali partiti spagnoli hanno accorciato le distanze tra loro. Il PP nel 2011 aveva vinto in 11 regioni autonome e in quasi 4 mila comuni su circa 8 mila, superando il PSOE – che era a quel tempo anche il suo principale rivale – di 10 punti percentuali. Ora, la distanza tra i due è di soli due punti percentuali. E questa situazione, scrive ad esempio il quotidiano spagnolo El País, sembra un ritorno al decennio passato quando PP e PSOE erano distanziati di solo qualche decimo.

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