(New Press/Getty Images)

L’inchiesta sulla Serie A e la tv, spiegata

Perché martedì l’Antitrust ha fatto perquisire le sedi di Sky, Mediaset e Lega Calcio? Si sospettano accordi illegali durante e dopo l’asta che ha assegnato i diritti dal 2015 al 2018

(New Press/Getty Images)

Il 19 maggio sono successe due cose che riguardano i diritti per trasmettere il calcio in tv, che potrebbero diventare un problema per Sky e Mediaset: l’Antitrust ha aperto un’istruttoria (la fase da cui poi partono delle indagini) su come nel 2014 si è svolta l’asta per assegnare i diritti tv delle partite di Serie A dal 2015 al 2018, e, di conseguenza, la Guardia di Finanza – insieme con l’Antitrust – ha fatto delle ispezioni nelle sedi di Mediaset, Sky e della Lega calcio. L’Antitrust – l’Autorità garante della concorrenza e del mercato – sospetta che le società coinvolte in quell’asta abbiano fatto “un’intesa restrittiva della concorrenza” attraverso degli “accordi spartitori”. Che vuol dire, in altre parole, che Sky e Mediaset si sarebbero illegalmente accordate per spartirsi i diritti per le partite di Serie A e che l’avrebbero fatto per escludere dall’asta altri “concorrenti” (per esempio Eurosport) e ridurre i costi per l’acquisto dei diritti.

L’Antitrust ha spiegato che l’istruttoria è stata aperta “sulla base di alcune notizie di stampa apparse nel mese di febbraio”. Le notizie riguardavano Claudio Lotito, presidente della Lazio e consigliere di Lega «senza mandati particolari» ma «pronto a mediare nella vicenda». Le parole di Lotito, dette il 13 febbraio 2015, sono oggi citate su tutti i principali giornali e siti italiani: «Io, di bilanci, me ne intendo, sono quello che ha fatto prendere 1,2 miliardi alla Lega di A, ho fatto parlare Murdoch e Berlusconi». Da tempo si discute dei rapporti di Lotito con Infront, la potentissima società che gestisce la compravendita dei diritti televisivi; far parlare Murdoch e Berlusconi potrebbe quindi voler dire che – anche grazie a Lotito – i due presidenti di Sky e Mediaset si sono accordati per dividersi i dritti per il calcio in tv, con vantaggi per entrambi.

L’accordo per trasmettere le partite delle squadre di Serie A dal 2015 al 2018 era stato trovato il 26 giugno 2014, giorno in cui Sky ha ottenuto il diritto di trasmettere tutti gli incontri via satellite pagando complessivamente 572 milioni di euro, mentre Mediaset ha ottenuto i diritti relativi alle partite delle otto migliori squadre sulla sua piattaforma del digitale terrestre, pagando in tutto 373 milioni di euro. Quell’accordo era stato trovato dopo lunghe polemiche e complicate trattative, dovute al fatto che Sky (che aveva da poco perso l’asta per i diritti per la Champions League) aveva voluto “far saltare il banco”, partecipando – per vincerla – all’asta per il digitale terrestre, i cui diritti sono da sempre assegnati a Mediaset. Il tentativo di “far saltare il banco” fu visto da alcuni come un abuso di posizione dominante, che viene definita dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato come quella situazione in cui “l’impresa sfrutta il proprio potere a danno dei consumatori ovvero impedisce ai concorrenti di operare sul mercato, causando, conseguentemente, un danno ai consumatori”. Nonostante Sky avesse vinto quindi i diritti per trasmettere la Serie A sia via satellite che sul digitale terrestre, secondo le regole stabilite dall’asta, l’accordo successivo portò a una spartizione secondo quanto era sempre accaduto, con qualche limite: le partite via satellite a Sky, quelle via digitale terrestre a Mediaset.

L’Antitrust si troverà quindi a dover indagare su una questione particolarmente complessa, che riguarda non solo un’asta, ma anche il conseguente “aggiustamento” di quell’asta: cioè un accordo per lo scambio di diritti tv tra Mediaset e Sky, il cui obiettivo era riequilibrare una già strana situazione. La Stampa ha scritto nel pomeriggio del 20 maggio che l’Antitrust ha spiegato  di non aver, dopo l’asta e gli accordi tra Sky e Mediaset, «rilasciato alcuna autorizzazione ai sensi della normativa antitrust a favore di operatori tv» su «possibili accordi distorsivi della concorrenza» in merito ai diritti di serie A 2015-2018, e che nessun «contratto o accordo fra Sky e Mediaset è mai stato portato all’attenzione dell’Autorità».

A complicare l’istruttoria dell’Antitrust c’è poi il ruolo di Infront, società di consulenza svizzera – ma appena comprata da un grosso gruppo cinese – che organizza l’asta e suddivide l’intera mole dei diritti tv in “pacchetti” – differenti per piattaforma (satellitare e digitale) e per importanza delle squadre – per venderli separatamente e guadagnare più soldi. Oltre alle sedi di Lega, Sky e Mediaset è stata recentemente perquisita dalla Guardia di Finanza anche la sede di Infront. Il giornalista Fulvio Paglialunga aveva spiegato qualche mese fa la sua influenza nel calcio italiano: sia in singole società sportive sia nella Lega calcio.

Possono essere tutte coincidenze, ma è sicuramente un concentrato di potere altissimo: esiste, di fatto, una società che garantisce quasi per intero le entrate di moltissimi club e che ora che comincia a pensare anche ad accordi per la costruzione degli stadi (come sta avvenendo a Brescia, dove Infront è interlocutore diretto del Comune) potrebbe pure arrivare a garantirli al 100%. E che in qualche modo tiene unito uno schieramento che sceglie sempre la continuità (nell’innovazione, direbbe Lotito) e che non rompe mai con il vecchio calcio ammalato, povero, triste e sempre meno competitivo. Che gestisce i diritti tv del calcio (e organizza, tanto per aggiungere, le sessioni di calciomercato) e il marketing e gli sponsor di troppe società e che forse non ha placato la sua fame.Perché nel frattempo i contratti degli sponsor della Figc sono tutti in scadenza, al culmine del quadriennio dei Mondiali e per rinnovarli la Federcalcio dovrà individuare un nuovo advisor commerciale (per la consulenza e la valorizzazione dei diritti di sponsorizzazione di tutte le Nazionali italiane di calcio), vista la scadenza dell’accordo con Rcs Sport (ecco che torna). Un giro di una sessantina di milioni circa, visto che nel 2011-2014 sarebbero stati 56 milioni. E chi ha presentato la propria candidatura come advisor? Ovviamente Rcs, ma anche Infront, che quattro anni fa, con un altro presidente in Figc perse la sfida nonostante offrisse dei minimi (e Rcs no, se non la tradizione del rapporto commerciale). E quindi ora esiste, ed è fortissima, la possibilità che la Federazione di un presidente eletto da un gruppo di squadre a cui Infront garantisce l’80% delle entrate, che è lo stesso gruppo di club che ha eletto il presidente della Lega che ha Infront come partner per i diritti tv, possa affidare a Infront anche le entrate della Figc, consegnando quel pezzo di pallone che ancora non sembra di proprietà. O forse sono solo coincidenze.

L’advisor per i diritti tv della Lega Calcio ha detto ad ANSA che “Infront ha messo a disposizione dell’Antitrust ogni documento richiesto e sta già collaborando con la stessa all’accertamento della correttezza dei fatti”. Infront – insieme con Sky, Mediaset, Lega – “avrà due mesi di tempo per `difendersi´davanti all’Antitrust che si è data tempo per chiudere l’istruttoria fino al 30 aprile 2016”, scrive La Stampa, che spiega anche che se l’indagine non dovesse essere archiviata “i soggetti coinvolti rischiano una sanzione rapportata alla gravità dei fatti e al fatturato delle aziende”.