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  • domenica 26 aprile 2015

Perché ci sono i terremoti in Nepal?

Il paese si trova nel punto dove milioni di anni fa l'India si scontrò con l'Eurasia dando origine all'Himalaya: quel movimento verso nord non è ancora terminato

Sabato 25 aprile in Nepal c’è stato un fortissimo terremoto che ha causato più di 2.400 morti e migliaia di feriti (i bilanci sono ancora provvisori). Non è la prima volta che succede: nel 1934 il paese fu colpito da un altro terremoto che uccise più di ottomila persone, e nei secoli precedenti ce ne furono altri ancora e altrettanto forti: uno ogni circa 75 anni. Il Nepal si trova in una delle aree più sismiche del pianeta, cioè nel punto dove il subcontinente indiano si sta muovendo contro la grande placca tettonica dell’Eurasia.

Il terremoto di sabato
La scossa più forte è avvenuta intorno alle 12:11 di sabato (ora locale) a una profondità relativamente bassa di 15 chilometri e con una magnitudo di 7.8. La scossa è durata circa due minuti e ha causato uno spostamento della capitale Katmandu – o meglio: del terreno su cui è costruita – di tre metri verso sud. Katmandu è costruita proprio su una delle linea di faglia che separano l’India dalla placca eurasiatica. Gli effetti del terremoto sono stati ulteriormente amplificati dal fatto che la città è costruita sul letto di un antico lago formato da un suolo morbido. Alla scossa più forte sono seguite altre scosse di assestamento, circa una dozzina, di cui la più intensa è stata con una magnitudo di 6.7.

La placca indiana
Per trovare le radici del terremoto in Nepal bisogna tornare indietro a circa 140 milioni di anni fa, quando diversi continenti, tra cui quello che oggi è l’India, erano riuniti in una specie di super-continente chiamato Gondwana. I continenti sono in sostanza pezzi di roccia che “galleggiano” e si muovono sopra uno strato di roccia semiliquida. Circa 90 milioni di anni fa, a causa di questi spostamenti, l’India si staccò da Gondwana insieme al Madagascar e cominciò a muoversi verso quella che oggi è l’Asia a una velocità di circa 20 centimetri l’anno. Lo “scontro” avvenne probabilmente 50 milioni di anni fa e fu così violento da dare origine all’Himalaya, la più alta catena montuosa del pianeta.

Il movimento della placca indiana non si è ancora arrestato e prosegue a una velocità di circa cinque centimetri all’anno. Anche la placa eurasiatica si sta muovendo verso nord, ma molto più lentamente: circa due centimetri l’anno. L’energia che si accumula e che si rilascia a causa di questi movimenti è la principale causa dei numerosi eventi sismici che hanno colpito la zona. Lo tsunami del 2004 fu causato da un terremoto sottomarino generato dai movimenti della placca indiana, così come il terremoto del Pakistan nel 2005, che causò la morte di circa 80 mila persone.

Il terremoto era prevedibile?
Sì, ed era infatti stato previsto: da anni molti scienziati hanno avvertito della certezza che prima o poi lungo la faglia che corre sotto Katmandu ci sarebbe stato un terremoto molto forte. Secondo diversi studi, il Nepal viene colpito da un terremoto di grossa intensità con molta regolarità: uno ogni 75 anni circa. Anche la estesa quantità di morti e danni era stata in qualche misura prevista. La valle di Katmandu, con 1,5 milioni di abitanti, è una delle aree più densamente abitate al mondo, ma i regolamenti di costruzione non vengono molto rispettati e gli edifici costruiti con le più recenti tecnologie anti-sismiche sono quasi assenti.

Quali sono le altre aree a rischio?
Il New York Times ha intervistato il presidente di GeoHazards International, una ONG che si occupa di monitorare le aree del pianeta più a rischio di terremoto, e ha scritto ci sono almeno altri tre posti dove la mancanza di regolamenti anti-sismici e di sistemi di soccorso efficaci, uniti ai rischi geologici, potrebbero causare un grosso disastro nei prossimi anni: l’isola di Haiti, Lima, la capitale del Perù, e la città di Padang, in Indonesia. Anche Istanbul, in Turchia, potrebbe subire un grosso terremoto nei prossimi anni, ma secondo GeoHazards è una delle città dove i regolamenti per le costruzioni anti-sismiche sono stati applicati con il maggiore rigore.

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