La Cina rallenta ancora

Nei primi mesi del 2015 il PIL è cresciuto del 7 per cento: una percentuale eccezionale per qualsiasi paese europeo ma che per la Cina è la più bassa degli ultimi sei anni

Nei primi tre mesi del 2015 il PIL cinese è cresciuto del 7 per cento: questa percentuale sarebbe considerata eccezionale da qualsiasi paese europeo ma per la Cina è il valore più basso degli ultimi sei anni. Un generale rallentamento della crescita cinese era stato previsto dagli economisti e va avanti da tempo – i dati dello scorso gennaio erano stati definiti i peggiori da decenni – anche se si tratta comunque di un valore non considerato particolarmente preoccupante da molti analisti. Il PIL della Cina era aumentato del 7,3 per cento negli ultimi due trimestri. Diversi siti di news riportano un altro dato significativo: il consumo di energia degli ultimi tre mesi è diminuito del 3,7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2014: si tratta del più grande calo dal 2008, quando l’economia cinese era stata colpita dalla crisi finanziaria globale.

Diversi economisti cinesi spiegano il generale rallentamento della crescita della Cina con alcune considerazioni generali legate all’intero sistema economico nazionale. Zhou Hao, economista dell’ANZ Bank di Shanghai, ha detto che i valori degli ultimi tre mesi sono la dimostrazione che i tentativi del governo di Pechino di riorganizzare l’economia stanno avendo delle conseguenze: in particolare, ha detto Hao, le riforme stanno cambiando diverse cose nell’imponente industria cinese, soprattutto nei settori dell’acciaio e del cemento.

Il primo ministro cinese Li Keqiang ha detto che i numeri dell’economia cinese degli ultimi tre mesi non sono buoni e che il paese si deve aspettare tempi difficili: «Le forze tradizionali dell’economia cinese, come i consumi e gli investimenti, stanno diminuendo, mentre le forze nuove non stanno compensando». La crescita economica della Cina si è basata per lungo tempo sulle esportazioni ma dopo la crisi finanziaria del 2007 e del 2008 ha cominciato a dipendere sempre di più dalla spesa alimentata dal credito e dagli investimenti dello Stato nelle infrastrutture. Il governo ha però ammesso che si tratta di un modello non sostenibile nel lungo periodo e sta cercando di far ripartire i consumi. Con le riforme attuate dal governo, la Cina sta cercando in pratica di ribilanciare l’economia, affrontando tra le altre cose una piccola crisi nel settore immobiliare.

Il Fondo Monetario Internazionale ha detto che la Cina ha bisogno di avviare rapidamente nuove riforme per completare il processo del ribilanciamento dell’economia: secondo il FMI, l’economia cinese crescerà del 6,8 per cento nel 2015 e del 6,3 per cento nel 2016, rallentando quindi ancora. Alcuni economisti, scrive il Washington Post, hanno messo in dubbio che i numeri sulla crescita diffusi dal governo cinese siano autentici. L’economista Kevin Lau ha detto che il rallentamento nelle esportazioni, nella produzione industriale, negli investimenti e nella vendita al dettaglio avrebbero dovuto giustificare una crescita del PIL minore di quella annunciata, pari al 7 per cento.