Il nuovo Museo delle Culture di Milano

Ha aperto alla fine di marzo, dopo anni di discussioni e polemiche, in un vecchio complesso industriale comprato dal comune

di Mercedes Auteri

Dopo molti anni di attesa, ha aperto a Milano il Museo delle Culture (MUDEC). Il museo, del cui progetto si iniziò a discutere negli anni Novanta, è stato inaugurato il 26 marzo del 2015 dopo diversi ostacoli burocratici e qualche polemica. Si trova nell’ex fabbrica Ansaldo, un vecchio complesso industriale comprato negli anni Novanta dal comune di Milano: l’operazione di “archeologia industriale” e di recupero dell’area è stata affidata a David Chipperfield, uno di quegli architetti così famosi da essere definiti “archistar”, autore tra le altre cose del Neues Museum di Berlino, del Museo Jumex di Città del Messico e del Valentino Store di New York.

A pochi giorni dall’inaugurazione e a museo concluso, però, Chipperfield ha rinnegato la paternità del lavoro a causa di un errore nella pavimentazione. Filippo Del Corno, assessore alla Cultura del comune di Milano, durante una conferenza stampa ha detto che “per un eventuale intervento di correzione dei lavori eseguiti sulla pavimentazione occorrerà attendere l’esito dell’accertamento tecnico sulle difformità, che è affidato a un soggetto terzo e per il quale serviranno alcuni mesi”. La struttura è comunque bellissima, in uno stile più discreto all’esterno, con corpi di fabbrica dalle forme squadrate, ma più sorprendente all’interno, con una hall centrale che genera una corte che illumina le pareti esteriori in cristallo 24 ore su 24. Lo spazio è grande 17.000 metri quadri e comprende spazi per bookshop, ristorazione, design store e proposte educative che interesseranno differenti pubblici.

Il MUDEC ha una forma gestionale innovativa, tra pubblico e privato: il comune di Milano si occupa della direzione scientifica mentre “24 Ore Cultura” – una società del gruppo del Sole 24 Ore “che opera nei settori di arte, fotografia, architettura, design e nel settore delle grandi mostre” – è responsabile della programmazione e realizzazione delle mostre e dei servizi aggiuntivi. La collezione permanente sarà esposta a partire da ottobre e per ora è visitabile solo su prenotazione, prendendo un appuntamento, nei depositi aperti al pubblico: raccoglie oltre 7.000 opere che a cominciare dal Diciannovesimo secolo erano state donate da missionari, studiosi, collezionisti milanesi e appartenenti alle Civiche Raccolte di Asia, Africa, America e Oceania, già allestite nei primi anni del Novecento al Castello Sforzesco. Il museo ha però preferito inaugurare con due mostre temporanee che dureranno tutta l’estate: una molto apprezzata che si intitola “Africa: terra degli spiriti” e un’altra sulla relazione di Milano con le Esposizioni Universali – approfittando di EXPO 2015 – che si intitola “Mondi a Milano”.

Il Museo delle Culture di Milano è in qualche modo unico nel suo genere in Italia – il Museo delle Culture del Mondo di Genova, anche se ha una missione affine, ha una storia più legata alla sua città e al suo fondatore, Enrico De Albertis – e, come si propone, vuole “essere un polo in costante dialogo con le comunità internazionali presenti a Milano, capace di intercettare la pluralità delle culture della città e di restituirne la complessità tra ricerca scientifica, testimonianza storica e interpretazione dell’attualità”. Alessandra Mottola Molfino, già direttore generale dei musei civici negli anni in cui è nato il progetto, ha commentato: «Oggi non era pensabile realizzare un museo “coloniale”, come quelli che ancora esistono nelle grandi capitali europee (perfino come il tanto vantato Musée du Quai Branly di Parigi) dove esporre in modo cristallizzato collezioni anche belle e ricche. Oggi quel modello di museo è finito e Milano è la città perfetta in cui sperimentare un nuovo modello, polo culturale e di ricerca aperto sul mondo».

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