La sentenza australiana sul download illegale

I provider dovranno fornire nomi e indirizzi di quasi cinquemila persone che hanno scaricato il film "Dallas Buyers Club", a cui sarà chiesto un risarcimento per la violazione del copyright

Il tribunale federale australiano ha deciso che sei internet service provider (ISP, cioè le società che forniscono la connessione a internet) dovranno fornire ai detentori dei diritti del film Dallas Buyers Club – il film del 2013 con Matthew McConaughey e Jared Leto che ha vinto 3 Oscar – i nomi e gli indirizzi di quasi cinquemila persone che negli ultimi mesi hanno lo scaricato illegalmente. Per l’esattezza, i provider dovranno fornire nomi e indirizzi a cui sono associati 4.726 indirizzi IP (i codici numerici che identificano un dispositivo ogni volta che si connette a una rete internet) di chi ha scaricato e condiviso su BitTorrent, famoso programma per il file sharing, il file contenente il film.

La corte ha dato ragione a chi controlla i diritti di Dallas Buyers Club, che a febbraio aveva chiesto di poter ottenere informazioni su chi aveva scaricato e condiviso illegalmente il film. La corte ha spiegato che i dati degli utenti dovranno essere usati solo per ottenere un risarcimento per la violazione del copyright e non per aprire contenziosi di altro tipo. Gli ISP chiamati in causa – tra loro c’è anche iiNet, il secondo più grande in Australia – hanno detto che la decisione comporta una violazione della privacy e rientra nell’ambito dello “speculative invoicing” (la fatturazione speculativa): una pratica attraverso la quale le società provano a ottenere grandi somme di denaro dagli utenti come compensazione per i loro download illegali, e che mira a colpire pochi sfortunati per educare e “spaventare” chiunque scarichi illegalmente dal web.

Nye Perram, il giudice della corte federale che si è pronunciata su questo caso, ha spiegato che chiederà di visionare in anticipo le lettere che la società che controlla i diritti di Dallas Buyers Club spedirà ai proprietari dei quasi cinquemila indirizzi IP individuati. Il Sydney Morning Herald ha spiegato nel dettaglio – in un articolo intitolato “Cosa fare se Dallas Buyers Club ti manda una lettera intimidatoria” – che non mancano le vie legali per evitare di pagare un’eventuale “multa”, magari facendosi aiutare da un avvocato: ci si può difendere dicendo che il film è stato scaricato ma non condiviso su BitTorrent, oppure dicendo – magari menzionando una password del wi-fi poco sicura – che non è dimostrabile con certezza chi abbia effettivamente scaricato il film.

I download illegali in Australia sono particolarmente diffusi, per due ragioni. Innanzitutto gli australiani parlano inglese, quindi hanno accesso alla grandissima parte dei contenuti diffusi illegalmente online; inoltre i film americani in Australia spesso escono al cinema dopo settimane o mesi dalla loro uscita negli Stati Uniti. La decisione su Dallas Buyers Club arriva due anni dopo un caso simile, che vedeva contrapposte 34 case di produzione di Hollywood al provider iiNet: in quel caso la corte aveva dato ragione a iiNet, che si rifiutava di fornire nomi o dati e affermando che i provider non sono responsabili per i download degli utenti.