• Mondo
  • lunedì 23 marzo 2015

I Socialisti hanno vinto in Andalusia

Ma non hanno la maggioranza per governare da soli la regione autonoma della Spagna, dove Podemos ha ottenuto 15 seggi arrivando terzo dopo il Partito Popolare

Il Partito Socialista (PSOE) ha vinto le elezioni in Andalusia, la più popolosa regione autonoma della Spagna, ottenendo il 35,4 per cento dei voti e 47 seggi nel Parlamento locale; il Partito Popolare (PP) che guida il governo nazionale si è fermato al 26,8 per cento, ottenendo 33 seggi. Per avere la maggioranza bisogna ottenere almeno 55 seggi quindi i socialisti dovranno allearsi con altri partiti per poter governare nella regione, ma non è ancora chiaro con quale tipo di accordo politico.

La novità più rilevante è stata il successo di Podemos, il partito di sinistra radicale che si ispira al modello di Syriza in Grecia, che ha ottenuto il 14,8 per cento dei voti e che potrà quindi contare su 15 seggi nel Parlamento locale. È andato bene anche il partito di centro-sinistra Ciudadanos, forte soprattutto nella regione autonoma della Catalogna e che per la prima volta ha espresso candidati in un’elezione locale in un’altra regione: ha rimediato il 9,3 per cento e ha ottenuto 9 seggi. Izquierda Unida si è fermata al 6,9 per cento e ha ottenuto 5 seggi.

andalusia-2015

Molti analisti politici avevano ipotizzato un buon risultato per Podemos, partito che si era fatto notare più di quelli tradizionali come PSOE e PP durante la campagna elettorale e che è accreditato dai sondaggi dalle maggiori preferenze elettorali su base nazionale. Podemos esiste da poco più di un anno ed è stato fondato da Pablo Iglesias, un famoso conduttore televisivo e giornalista spagnolo. Il programma del partito è basato sulla critica dell’attuale classe politica, chiamata anche lì “casta”, e alle politiche economiche imposte dall’Unione Europea, a partire da quelle di austerità applicate in Spagna negli ultimi anni per superare la crisi economica.

Teresa Rodríguez, la principale candidata di Podemos alle elezioni di domenica, ha commentato il buon risultato del suo partito dicendo: “Noi siamo i protagonisti del cambiamento, della creazione di nuove alternative. La mappa della politica in Andalusia e più in generale in Spagna è cambiata”. Il PSOE ha in effetti ottenuto lo stesso numero di seggi delle precedenti elezioni in Andalusia, che si erano tenute nel 2012, mentre il PP è passato da 50 a 33 seggi. Secondo gli analisti il PSOE – che è tradizionalmente molto forte in Andalusia – avrebbe potuto ottenere un risultato ancora migliore, ma parte dei suoi voti sono passati a Podemos.

I due partiti storicamente più importanti della Spagna negli ultimi decenni hanno perso consensi in seguito alla profonda crisi economica che ha interessato il paese, con un recupero iniziato da poco, e dalla loro incapacità di attuare politiche efficaci e al tempo stesso popolari tra la popolazione sempre più critica nei confronti delle politiche di austerità. L’economia si sta lentamente riprendendo, ma resta il problema dell’alto tasso di disoccupazione e delle disuguaglianze tra i diversi ceti sociali. In questo contesto, Podemos e in parte Ciudadanos hanno condotto una campagna elettorale molto combattiva contro i partiti tradizionali, sostenendo di essere l’unica opportunità per la Spagna per cambiare e per attuare nuove politiche economiche, più orientate verso le esigenze della popolazione sul piano sociale.

In Andalusia il Partito Socialista dovrà ora consultarsi con gli altri partiti per trovare un accordo di governo. Le consultazioni potrebbero essere complicate dal fatto che presto si tornerà a votare in altre comunità autonome della Spagna, e che quindi molti partiti preferiscano non compromettersi troppo stringendo accordi con i socialisti in vista delle prossime elezioni. A maggio si voterà in 13 comunità e il prossime novembre ci saranno le elezioni politiche.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.