Maurizio Lupi si dimette

Alla Camera ha dichiarato: "Lascio il governo a testa alta e guardandovi negli occhi continuerò a fare il mio dovere. Il tempo sarà galantuomo"

Oggi alle 11 Maurizio Lupi ha riferito alla Camera sulle vicende giudiziarie in cui sono coinvolti per corruzione alcuni dirigenti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e alcuni imprenditori a lui vicini. Al termine dell’informativa Lupi ha dato le proprie dimissioni: lo aveva già annunciato giovedì sera durante la puntata del programma Porta a Porta intervistato da Bruno Vespa. Lupi ha anche detto di avere già comunicato la sua intenzione al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che aveva incontrato in mattinata e cha aveva definito la scelta «una scelta saggia per sé, per NCD, per il governo». Lupi ha preso la sua decisione prima che martedì prossimo alla Camera si svolgesse il voto sulla mozione di sfiducia presentata da Movimento 5 Stelle e SEL nei suoi confronti, che aveva buone probabilità di passare.

Da giorni a Maurizio Lupi viene contestata la vicinanza ad alcune persone che hanno collaborato al suo ministero e che sono state accusate di corruzione: su tutti l’ex capo della struttura tecnica del ministero dei Trasporti Ercole Incalza, arrestato lunedì 16 marzo assieme ad alcuni suoi collaboratori. Incalza è accusato di essere stato a capo di un sistema che gestiva appalti legati alla costruzione delle linee dell’alta velocità ferroviaria e di altre grandi opere. Al momento Lupi non è indagato, ma viene citato diverse volte nelle intercettazioni diffuse in questi giorni sul presunto sistema di corruzione alla base delle accuse contro Incalza e Stefano Perotti, imprenditore fiorentino di 57 anni arrestato sempre lunedì.

Maurizio Lupi ha iniziato a parlare dicendo che «il parlamento è il luogo del potere» e che pertanto è una «responsabilità dover rendere conto dell’esercizio del potere» affidato a ciascun ministro. Ha detto di essere dunque pronto «a rendere conto» del lavoro del suo ministero negli ultimi 22 mesi. Dopo aver ringraziato i suoi collaboratori, «dai più alti dirigenti ai marinai della Guardia Costiera», ha ricordato i decreti e le leggi approvate durante il suo mandato (sblocco di grandi opere, politiche della casa, edilizia scolastica).

Lupi ha poi rivendicato «il ruolo decisivo della politica» e ha detto di voler parlare non per difendersi dalle accuse che gli «sono state rivolte» e «non per responsabilità giudiziaria» ma «solo politica». In un passaggio ha spiegato il ruolo di Ettore Incalza, confermato anche durante il suo mandato: «A seguito di un’istruttoria sulla sua posizione ho verificato che Incalza nei suoi vari procedimenti penali non aveva subito alcuna condanna. Questo era un elemento oggettivo per chi come me crede nello stato di diritto e nella presunzione di innocenza. Incalza ha rassegnato le sue dimissioni nel dicembre del 2014, con un anno di anticipo, e a lui non è stato assegnato alcun incarico di consulenza al ministero», contrariamente a quanto scritto da vari giornali nei giorni scorsi.

Maurizio Lupi è poi passato a parlare della sua presunta «condotta personale inopportuna» facendo riferimento alle intercettazioni che vedono coinvolti il figlio e la moglie: ha spiegato di non aver «fatto pressioni per procurare un lavoro» al figlio e di avergli semplicemente proposto «come avrebbe fatto qualsiasi padre, di incontrare una persona di grande esperienza. Se Incalza ha deciso di telefonare a Perotti, è stata una sua scelta». Ha spiegato di conoscere molto bene Perotti e che avrebbe potuto intercedere direttamente, se avesse voluto farlo. Ha poi raccontato la situazione lavorativa del figlio dicendo che la società statunitense per cui lavora ha pubblicato un comunicato stampa per dire di averlo assunto «semplicemente perché lo ritengono bravo». Sulla questione dell’orologio che è stato regalato al figlio dalla famiglia Perotti in occasione della sua laurea ha detto: «Se l’avessero regalato a me, l’avrei rifiutato. I Perotti l’hanno regalato a mio figlio prima della mia nomina a ministro. Io non gli ho chiesto di restituirlo e se questo è stato il mio errore lo ammetto».

Infine, Maurizio Lupi ha annunciato le sue dimissioni dicendo che è una scelta «assunta in piena coscienza a sole 72 ore dai fatti». Ha spiegato che la politica «è un servizio al bene comune» e che il suo passo indietro «è un modo per far riprendere alla politica la rincorsa e per rafforzare questo governo. Diventando ministro non mi sono però dimesso né da padre né da marito». Rivolgendosi poi «ai giovani deputati che urlando fuori dalla realtà» l’hanno «insultato» ha detto:

«Vi auguro dal profondo del cuore di non trovarvi mai dentro bolle mediatiche difficili da scoppiare, vi auguro di non avere mai nessuno che entri nella vostra intimità, di non avere mai nessuno che tiri in ballo la vostra famiglia. Dopo tanti anni non perdo il sorriso e il buon umore e vedo il lato positivo di questa difficile vicenda: tante persone mi hanno dimostrato amicizia. Sarò ingenuo, romantico, fuori moda, un comprimario, come mi hanno definito, ma la cosa a cui tengo di più sono i rapporti umani e personali che possono nascere anche in politica. Nessuno può togliermi ciò che per me vale più di tutto. Tommaso Moro diceva che “nulla accade senza che Dio lo voglia”. Lascio il governo a testa alta e guardandovi negli occhi continuerò a fare il mio dovere. Il tempo sarà galantuomo. La mia scelta di dimettermi farà vincere il giudizio, non il pregiudizio. Stop».