La lettera di Laura Boldrini sulla parità di genere linguistica

La presidente della Camera invita a usare "deputata" al posto di "deputato", per esempio, e spiega che non farlo è un esempio di «resistenza culturale»

La presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, ha inviato a tutti i deputati una lettera per invitarli a rispettare la parità di genere linguistica quando parlano di deputate e ministre donne, evitando di riferirsi a loro con titoli maschili. Nella lettera Boldrini chiede l’«adeguamento del linguaggio parlamentare al ruolo istituzionale, sociale e professionale assunto dalle donne e al pieno rispetto delle identità di genere», cosa che ha chiesto di fare anche alla Segreteria generale della Camera. In pratica, Boldrini invita a usare all’occorrenza le parole “ministra” e “deputata” al posto del loro corrispondente maschile, spesso utilizzato in maniera indiscriminata. Boldrini ha detto che le critiche sul tema sono simbolo di una «resistenza culturale» che va superata. Stamattina Boldrini ha partecipato al convegno “Non Siamo Così. Donne, parole e immagini”, sullo stesso tema della sua lettera. Di seguito, la parte della lettera indirizzata ai deputati pubblicata da Boldrini su Twitter.

Come è noto, in questa legislatura si registra il numero più elevato di deputate, circa il 30%, così come si riscontra un significativo numero di donne che rivestono cariche e ruoli istituzionali prima ricoperti in via quasi esclusiva da uomini. Anche da ciò deriva in modo più evidente rispetto al passato l’esigenza dell’adeguamento del linguaggio parlamentare al ruolo istituzionale, sociale e professionale assunto dalle donne e al pieno rispetto delle identità di genere, a garanzia del principio di non discriminazione e a tutela della dignità della persona, in conformità a quanto previsto dagli articoli 2 e 3 della Costituzione.

Al di là delle diverse sensibilità individuali e politiche, credo sia importante da parte della presidenza della Camera richiamare l’attenzione sulle modalità di svolgimento dei dibattiti parlamentari, in Aula e presso gli altri organi parlamentari.

In questo senso, e tenuto conto anche di analoghe iniziative assunte in altri paesi, desidero segnalare l’opportunità che negli interventi svolti nel corso delle sedute dell’Assemblea e degli altri organi della Camera le cariche e i ruoli istituzionali siano richiamati nelle forme corrette, ossia secondo il genere proprio della persona cui essi si riferiscono.

Un’indicazione che va di pari passo con quanto segnalato alla Segreteria generale di Montecitorio, invitata a rispettare l’identità di genere quando nei resoconti parlamentari vengono indicati accanto ai nomi la carica e il ruolo ricoperti.

Da parte mia, peraltro, ho già rappresentato alla Segreteria Generale della Camera l’esigenza che nella pubblicazione dei resoconti parlamentari, nei casi in cui la carica o il ruolo ricoperto debbono essere riportati accanto ai nomi dei rispettivi titolari, tale richiamo sia effettuato in modo da garantire il rispetto dell’identità di genere. Ciò anche considerando che il ricorso al genere maschile per riferirsi a una carica o a un ruolo istituzionale ricoperti da una donna è stato ritenuto non corretto sul piano linguistico da numerosi studi, come la Guida alla redazione degli atti amministrativi proposta nel febbraio 2011 dall’Istituto di teoria e tecnica dell’informazione giuridica e dall’Accademia della Crusca.

foto: Franco Origlia/Getty Images

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